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martedì 10 febbraio 2015

Palermo: 10 Febbraio 1986: LA CORTE!


Inizia il Maxiprocesso di Palermo«La corte!». Si apre così a Palermo il processo che mette per la prima volta alla sbarra la mafia, come organizzazione dotata di una gerarchia e di una strategia d'azione ben definite, grazie alla forte volontà di uomini decisi a far rispettare non solo delle leggi ma anche lo Stato, uno Stato che in realtà non li ha sicuramente aiutati, a volte addirittura contrastati dagli stessi colleghi ma hanno raggiunto il loro obiettivo e per questo sono morti, degli eroi comunque scomodi a molti.


La mafia dei corleonesi andava contrastata, aveva fin dagli inizi degli anni '80, lasciato scie di sangue, colpendo non solo le famiglie avversarie ma uomini di Stato, Boris Giuliano (1979) e Carlo Alberto Dalla Chiesa (1982), per citarne solo due, a questo punto il Giudice Antonino Caponnetto convoca alcuni Magistrati  di cui conoisce l'onestà, la caparbietà, l'intelligenza e nasce il pool antimafia.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ne entrano a far parte con loro il loro delfino Antonio Ingroia, il loro primo impegno cambiare il metodo delle indagini ma sopratutto lottare contro un' omertà  a tutti i livelli, quasi a sottovalutare il fenomeno mafioso. Nel 1982 viene approvata la legge che porta il nome di Pio La Torre, ucciso sei mesi prima della sua entrata in vigore che riconosce l'associazione mafiosa un reato.

Nasce la figura del  "pentito" : Tommaso Buscetta. Soprannominato il "boss dei due mondi" per la sua lunga permanenza negli Usa, Buscetta è stato per 40 anni in contatto con tutti i vertici delle famiglie mafiose, pagando a caro prezzo il suo allontanamento (due figli uccisi insieme ad altri familiari). Le sue rivelazioni, raccolte in 400 pagine di interrogatorio, svelano al magistrato ramificazioni e segreti della cupola siciliana, è il primo pentito di Mafia a cui seguiranno altri che permetteranno almeno di poter identificare  mandanti e manovalanza di feroci attentati, tra questi quelli in cui hanno perso la vita Falcone prima e Borsellino dopo....ma, c'è sempre un ma...qualche verità viene tenuta nascosta..non dimentichiamo mai, come già scritto prima, sono state figure che hanno disturbato anche manovre e uomini di uno Stato corrotto....

I numeri sono molto importanti e si costruisce l'aula bunker all'interno del carcere Ucciardone: 474 imputati, di cui 221 detenuti, 59 a piede libero e 194 giudicati in contumacia, perché latitanti. Ad essi si aggiungono oltre 900 tra testimoni e parti lese e 180 difensori, senza contare i 600 giornalisti che seguono l'evento. Motivo per cui vengono adottate misure di sicurezza eccezionali, in primis l'impiego di tremila agenti a presidiare l'area, al fine di evitare attentati e fughe.



La deposizione di Buscetta è la più pacata, non insulta, non urla,racconta fatti di violenza  per una settimana,  c'è l'escalation di violenza imputabile alla crescente tensione tra Corleonesi e vecchie famiglie del capoluogo siciliano. 

 Il processo va avanti per due anni circa e il 16 dicembre 1987 arriva la sentenza. Su 474 imputati, 360 vengono condannati e tra questi ci sono pericolosi boss latitanti, come Riina e Bernardo Provenzano, catturati rispettivamente nel 1993 e nel 2006  ma in  appello ed in Cassazione le condanne si riducono a 60...qualcosa non va.... e qui la delusione di Falcone e Borsellino e dei giovani magistrati che con loro avevano lavorato, creduto e rischiato. La loro sensazione è quella di vivere in uno Stato coinvolto nel malaffare, si sentono soli, sono soli...volevano cambiare le cose incancrenite ma...Cosa Nostra esiste, esiste con tutte le sue ramificazioni a tutti i livelli e settori. Quando hai Stato, politica, colleghi coinvolti...la voglia di gettare la spugna e mollare ti viene.  

Gli attentati di Capaci e via D'Amelio nel 1992 non riescono a cancellare i risultati delle loro inchieste nelle menti dei cittadini onesti....

Riccarda Balla

Il volto della mafia di Salvatore R. Mancuso
La mafia
colpisce al cuore,
abolisce la speranza
e instaura
la prepotenza,
è il male in persona,
decide
della nostra sorte,
ha il deserto nell’anima
e sul volto
il ghigno della morte.

(18-agosto-2010)

1 commenti:

  1. "La loro sensazione è quella di vivere in uno Stato coinvolto nel malaffare, si sentono soli, sono soli"...Proprio così, cara Riccarda, chi lotta realmente contro la mafia, è solo.

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