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martedì 24 febbraio 2015

Mogherini: Commissaria “commissariata” o vittima dell’assenza di una visione geopolitica dell’Unione Europea?

La povera Federica Mogherini non ha mai goduto di una “buona stampa”, soprattutto da quando è Alto Rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza. I media la pizzicano, a torto e a ragione. E’ vero che può dare l’impressione di essere un po’ “incartata” quando parla perché, anche se il suo eloquio tende alla raffica, i contenuti che esprime tendono fortemente alla ripetizione monoconcettuale
… Ma i nostri mezzi di comunicazione non sono così raffinati nei loro giudizi. E’ vero che, appena assunto l’incarico, la povera Mogherini ha dovuto accollarsi la “ex” alto rappresentante, ossia quella scipita della baronessa Catherine Ashton, come “incaricata speciale” per seguire il “problemino” del nucleare iraniano e che, per festeggiare i 100 giorni dall’elezione della Commissione, il presidente Claude Juncker si è regalato un “consigliere speciale” (senza costi aggiuntivi) per la politica di sicurezza, ossia un altro “ex”:
Michel Barnier
Michel Barnier (francese, RPR, ossia dell’area dei popolari europei), già ministro degli esteri con Sarkozy, poi commissario UE alle Politiche regionali, poi
 brevemente all’Industria (un interim di 16 giorni … forse solo per firmare qualche rapporto fatto da altri) e, infine, anche al Mercato interno e ai Servizi. Così è facile ironia dire che la nostra “Lady PESC” è Lady VATTELAPESC ( Dagospia ) oppure che è una “Commissaria commissariata” (il sussidiario): entrambe le nomine, infatti, rosicchiano, di fatto, una parte delle competenze dell’alto rappresentante. Ma le ragioni dell’anti-mogherinismo stanno anche altrove.

Forse è colpa di Matteo Renzi che si è battuto per mandarla a Bruxelles e, quindi, Federica è considerata una costola del Premier, da incrinare (se non da rompere)?
Oppure la colpa è del perdurante (e largamente riprovevole) provincialismo dei nostri mezzi di comunicazione che non conoscono i contorti meccanismi istituzionali e politici dell’Unione e non hanno mai letto i Trattati dell'UE?
Diciamo che una risposta positiva alla prima domanda è quella più facile e più comprensibile anche se è la più squallida. Mentre optare per la seconda ipotesi implica un po’ di pazienza e di attenzione e qualche passaggio didattico.

Partiamo dal ruolo che ha “l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione” come lo indicano i Trattati e noi lo scriviamo, come i Trattati, con tutte le minuscole in fila fino alla parola “Unione” … che è maiuscola. E ci mancherebbe altro! In fondo l’Unione, se non è una realtà in molti, troppi ambiti, resta almeno l’obiettivo più serio dell’integrazione europea. E lì resta, però.

Dunque, l’alto rappresentante (da qui in avanti lo chiameremo AR, con recupero delle maiuscole per via dell’acronimo), secondo i Trattati “… guida la politica estera e di sicurezza comune dell'Unione. Contribuisce con le sue proposte all'elaborazione di detta politica e la attua in qualità di mandatario del Consiglio. Agisce allo stesso modo per quanto riguarda la politica di sicurezza e di difesa comune.” (articolo 18, 2)

Sembrerebbe un incarico di peso … tanto più che l’AR “è nominato a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo con l’accordo del presidente della Commissione… e ... il Consiglio europeo può metter fine al suo mandato con la stessa procedura” (articolo 18, 1). L’AR è dunque una carica che emana dal Consiglio europeo, ossia da quell'organo che è il più potente dell’Unione, anche se non ha potere di legiferare, ma che è composto dai capi di stato o di governo degli Stati membri e ha il compito di “dare all'Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali.”   In parole povere e certamente volgari, è il più potente “mercato delle vacche” a livello europeo, da non confondere con il Consiglio – e basta – che è uno dei due pilastri con potere legislativo, insieme al Parlamento europeo: il Consiglio - e basta - lavora per materie ed è presieduto con rotazione semestrale dagli stati membri. Il nostro semestre ce lo siamo appena giocato ma, ad essere onesti, c’era ben poco da giocare, se non far procedere una serie di iter legislativi su diversi dossier già avviati da altri.  

Ci siamo persi un po’? E’ normale e inevitabile. Ma non dovrebbe essere normale per dei giornalisti che sono pagati anche per conoscere le basi istituzionali (i Trattati) che regolano la vita dell’Unione europea.

Questa parentesi didattico-istituzionale serviva per spiegare che l’incarico di AR è incastrato tra diverse istituzioni e i suoi compiti sono tanto roboanti quanto limitati soprattutto per una ragione di fondo: la politica estera e di sicurezza comune, in quanto tale, non esiste. Ne esistono dei piccoli pezzi, qua e là, ma l’UE non ha alcuna visione geopolitica, non ha una strategia internazionale. Al massimo, il Consiglio europeo (cui l’AR ha diritto di partecipare secondo l’articolo 15, 2, ultimo capoverso) compie qualche mediazione, in qualche momento, su qualche tema, tra le politiche estere degli Stati membri.  

Doanld Tusk Presidente Consiglio UE
Dire che la Mogherini avrebbe dovuto essere a Mosca e a Kiev al posto di Hollande e la Merkel significa non aver capito nulla perché, semmai, avrebbe dovuto andarci Donald Tusk che è presidente del Consiglio europeo e ha, secondo i Trattati UE (articolo 15, 6 ultimo capoverso)  anche il compito di assicurare “… la rappresentanza esterna dell’Unione per le materie relative alla politica estera e di sicurezza comune, fatte salve le attribuzioni dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.”  Ma Donald Tusk è un polacco interessante e degno, ma noto per le sue posizioni molto critiche verso la Russia … quindi un personaggio politicamente non spendibile per favorire una mediazione in una situazione così delicata come quella del conflitto in Ucraina e, in assenza di una chiara posizione comune europea (nonostante la scelta suicida delle sanzioni a Putin), siamo obbligati a tornare alla casella iniziale: una politica estera e di sicurezza comune non esiste.

Chi dice – come ho detto per molti anni e come sono tentata di dire ancora – che l’esorbitante peso della politica monetaria UE deve essere radicalmente bilanciato da un deciso sviluppo di politiche sociali, di politiche industriali, di politiche energetiche e, forse per prima cosa, da una politica estera e di sicurezza davvero comune che oggi appare più necessaria che mai, ecco, chi dice questo sembra Giona nella pancia della balena. E deve essere ben cosciente che rischiano di passar ancora molti anni (se non decenni).

Mogherini e la Ashton
La Mogherini, però, le cui competenze sono state appesantite (o alleggerite) da inviati speciali e consiglieri speciali, e non si sa da quanti altri “ex” possano ancora  essere catapultati dagli Stati membri a Bruxelles, potrebbe avviare una riflessione, almeno sugli ostacoli da rimuovere per far sì che anche l’UE arrivi a pensare al mondo smettendo di guardare al proprio ombelico dove gli Stati membri – ormai sulla via di diventare pulci schiacciabili da chiunque - si azzuffano strappandosi dossier e prospettive di qualche affaruccio residuale in giro per il mondo.  

(giacomina cassina)

  

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