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giovedì 19 febbraio 2015

Il vuoto di senso che porta alla violenza

Quanto accade in alcuni Paesi arabi come in alcune capitali europee, sublima ogni modernità, reale o presunta, mettendo a profitto l'istinto primordiale della violenza.
L'Isis incarna l'istinto di chi sottomette la condizione umana all'ancestrale senso di onnipotenza da cui tenta di dipanarsi il processo di trasformazione di ogni soggettività personale e collettiva, e il risultato spesso come diceva Osip Mandel’stam è che con il mondo del potere si  possono avere vincoli tragicamente puerili.
 
Sono immagini che ci scuotono perché comunicano senza mediazioni all'inconscio di ognuno di noi, danno un volto e un'iconografia alle nostre memorie arcaiche, quando era difficile separare la realtà dall'irrealtà. Risvegliano per paradosso anche la nostra vitalità sociale da tempo deposta altrove da noi.

Sono il risultato della violenza politica degli Stati Uniti, che dopo l'invasione dell'Afghanistan e il massacro di oltre un milione di civili in Iraq o le torture ad Abu Ghraib non hanno pensato niente di meglio che finanziare i corpi scissi dell'Isis per combattere Al-Qaeda, assicurando a sè e all'Occidente un nuovo giro di persecuzione. E i corpi armati senza testa moltiplicano all'infinito altri corpi scissi e altre vittime.

Sono immagini primitive e adrenaliniche al tempo stesso, godono del potere di irrompere nelle case di tutto il mondo, usano la molla della violenza come un moderno telegrafo senza fili. Il richiamo è forte, da Parigi a  Copenaghen, dalla Libia alle viscere del fanatismo islamico, ovunque l'ideologia globale della violenza e della persecuzione trionfa e sazia.

E' il mondo senza pareti che volevamo, quelle che non possiamo  ricostruire. In un tempo storico in cui le merci hanno più diritti e identità degli umani, la finanza dei governi marionetta delle multinazionali garantiscono alle nuove generazioni la democrazia dello sfruttamento e delle dipendenze: tecnologie, pornografia, droghe, alcool. Cancellati tutti i passaggi di crescita dalla famiglia al lavoro, le passioni e i valori, così tutte quelle camere collettive intermedie che captavano e traducevano la forza rivoluzionaria dei giovani sono in mano al mercato.

Il vuoto di senso che porta alla violenza come sola rivelazione del proprio io restituiscono intatta l'eversione di un'epoca e del patto generazionale: sono i nuovi che soccombono ai vecchi.

L'unica forma di potere vitale e democratico oggi interpretato da Tsipras viene infatti combattuto come il peggiore nemico da chi sta portando a compimento la "crisi".

Il richiamo crescente dei giovani occidentali, come nel caso delle due ragazze austriache arruolate nell'Isis in cui l'illusione infantile dell'io-mondo parla del vuoto di sè e del prezzo che stiamo facendo pagare ai più fragili e a chi nasce nei contesti parentali più compromessi, parla della repressione sociale con cui i governi disossano le culture senza alcun processo di vitalità trasformativa, traendone un puro automatismo economico e di classe.

Colpisce come donna nel caso delle ragazze austriache quanto il viatico della violenza e della sottomissione sembri essere l'unica scelta di libertà, disintegrando lo specchio rotto della rivoluzione sessuale, da tempo riassorbita dal mercato e dalla pornografia quotidiana in cui le stesse donne riproducono senza pensiero la propia immagine.

L'Italia conta l'11% del Pil prodotto da lavoratori stranieri, il 17,6% dei ragazzi che abbandonano la scuola, un razzismo montante e un popolo spento, il primato della corruzione in Europa, non ultima una disoccupazione giovanile al 44%. Non serve una sfera di cristallo per capire che i fatti che accadono oggi in altre città europee sono l'anticamera di quanto ci aspetta domani.

Una delle convenzioni umane della storia moderna voleva che la guerra fosse fatta da uomini e da eserciti, da regole e da schieramenti. L'efferatezza che i signori della morte riservano oggi ai bambini e le bambine imbracciati come fucili, i giovani e le giovani donne pronti a esplodere nelle città di tutto il mondo sono la misura del danno compiuto, un'inversione senza precedenti della linearità dell'esistenza umana. Questa è la prima deriva che deve essere ricomposta politicamente. La questione generazionale sarà sempre più naturalmente al centro delle guerre mondiali ed economiche che ci aspettano e le forme saranno senza precedenti.

I Media hanno delle colpe rilevantissime nei meccanismi di disidentificazione  delle masse e dei singoli. Le notizie prodotte come un gadget globale servono  a paralizzare qualsiasi forma di rapporto sociale, così come le immagini del terrore con cui stanno crescendo i nostri bambini e i nostri ragazzi. Sembriamo al solito più preoccupati dei nostri fantasmi che da come possono essere vissute da loro. Servono misure urgenti di autoregolamentazione.

L'imperativo è categorico, invertire la rotta, mettere gli umani prima delle merci, le nuove generazioni davanti alle vecchie, la politica torni a governare le relazioni tra Stati, non il petrolio e non il feticcio della finanza.
Finanziarie piuttosto i processi di costruzione dell'identità delle nuove generazioni, se necessario anche che gli uomini tornino a fare gli uomini e le donne facciano le donne, che non vuole dire tonare indietro ma essere liberi di diventare se stessi e se stesse, condizione primaria di ogni umano cambiamento.

"Il tempo della globalizzazione è il tempo di una violenza che non si limita a uccidere, ma che penetra e ferisce corpo e anime". Arjun Appadurai

1 commenti:

  1. DISSOLVENZA

    Il virus
    esiziale
    dell’ignoranza
    dell’indecenza
    dell’indifferenza
    della supponenza
    della prepotenza
    della tracotanza
    della violenza
    si è insediato
    nella mente umana
    ed ha generato
    la sua dissolvenza.

    (28-gennaio-2015)
    Di salvatore r. mancuso

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