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domenica 15 febbraio 2015

Il Negazionismo diventa reato: un provvedimento giusto?

Una legge per istituire il reato di negazionismo; nelle scorse ore il Senato ha approvato in prima lettura un disegno di legge che dovrà passare ora al vaglio della Camera.
Una questione della quale si parla da diverso tempo e che avevamo affrontato nell' Ottobre 2013 quando si era parlato di modificare l'articolo 414 del Codice Penale, quello relativo al reato di istigazione a delinquere, andando a inserire un aggravio della pena qualora "o l’apologia riguarda delitti di terrorismo, crimini di genocidio, crimini contro l’umanità o crimini di guerra. La stessa pena si applica a chi nega l’esistenza di crimini di genocidio o contro l’umanità."

In quell'occasione avevamo raccolto la testimonianza del senatore Enrico Buemi (Psi) che, insieme a Carlo Giovanardi del Pdl, si era astenuto nella votazione per l' introduzione del reato di negazionismo.
Astensione che, come ci aveva spiegato nel corso dell'intervista, derivava dal fatto di non essere d'accordo nel ricorrere a sanzioni detentive per una tipologia di reato che, in fin dei conti, resta nel campo dell'opinione. E la libertà di opinione è un fondamento su cui basa la nostra democrazia.
Ebbene nelle ultime ore la vicenda è tornata alla ribalta a seguito dell'approvazione in Senato del disegno di legge sul negazionismo. Un testo che deve passare ora alla Camera e che andrebbe a prevedere la "Modifica all'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, in materia di contrasto e repressione dei crimini di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale."

Negazionismo e Revisionismo

Il negazionismo è una corrente storica con implicazioni politiche piuttosto rilevanti che consiste nel reinterpretare alcuni fatti storici accaduti in passato in modo diametralmente opposto rispetto a quello che la Storia stessa ha tramandato andandoli a negare. Una corrente più forte del revisionismo che si limita invece e rivedere in altra chiave fatti e accadimenti del passato.
Il negazionismo, così come il revisionismo, può riguardare qualunque fatto accaduto in passato e che abbia assunto una rilevanza a livello storico; naturalmente l'aspetto di questa corrente che ha attirato maggiormente l'attenzione nel corso degli anni è il revisionismo in riferimento all'Olocausto.
Una corrente di pensiero che si basa sulla negazione del genocidio degli ebrei avvenuto ad opera della Germania nazista e che vede l'Olocausto come una montatura. La tesi maggiormente sostenuta è quella di un' esagerazione della cifra complessiva di ebrei sterminati e della non esistenza delle camere a gas.
Esponenti del pensiero negazionista sono presenti in tutti i paesi, Italia compresa, e portano avanti da anni le loro tesi generando nell'opinione pubblica prese di posizione diametralmente opposte che non vogliamo affrontare o commentare in questa sede.

Reato di negazionismo

Il negazionismo, da intendersi qui come negazione della Shoah, è considerato reato in diversi paesi: è il caso ad esempio di Francia, Austria, Belgio, Germania, Svezia, Portogallo, Spagna, Svizzera, Polonia, Romania, Slovacchia, Repubblica Ceca, Canada e Australia. negazionismo
Per alcuni di questi paesi è reato esclusivamente la negazione dell'Olocausto mentre per altri (ad esempio Israele, Portogallo e Spagna) è reato la negazione di qualsiasi genocidio.
Da segnalare inoltre che una risoluzione delle Nazioni Unite datata 2007 e proposta dagli Usa aveva approvato la "condanna senza riserve di qualsiasi diniego dell'Olocausto".
Venendo all'Italia, nel nostro paese non esiste una legge specifica in materia di negazionismo; ci si basa su altre tipologie di reati che vengono perseguiti, è il caso dell'incitamento all'odio e dell'apologia di delitto. La legge di riferimento è la n. 152 del 22 maggio 1975 nota come legge Reale.

Nuova legge sul negazionismo
Secondo quanto approvato in prima lettura al Senato, e sempre in attesa di conferme alla Camera, l'articolo 3 della legge Reale sull'istigazione all'odio e al razzismo subirebbe modifiche andando prima di tutto a circoscrivere la rilevanza penale esclusivamente a condotta istigatoria commessa pubblicamente.
In seconda battuta la nuova norma andrebbe a prevedere aggravanti di pena qualora tale istigazione e il pubblico incitamento si basino "in tutto o in parte sulla negazione della Shoah ovvero dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra".
La norma va a prevedere un aumento delle pena detentiva quantificabile in ulteriori 3 anni di carcere per chi si renda autore di reati di pubblica istigazione, propaganda o incitamento a commettere discriminazione razziale e negazione della Shoah.
Viene invece accantonata in via definitiva l'ipotesi di inserire nell'articolo 414 del Codice Penale il reato di negazione e apologia dei crimini di genocidio. Eventualità della quale si era parlato nel 2013 e che ora andrebbe a decadere del tutto.

Negazionismo e libertà di opinione:

Quando si parla di negazionismo e dell'ipotesi di introdurre un reato ad esso legato si finisce spesso per affrontare la questione relativa alla libertà di opinione; si perchè per quanto strano possa sembrare, la vicenda abbraccia anche questa sfera.
Chi si schiera contro l'introduzione del reato di negazionismo non è necessariamente un negazionista ma lo fa, spesso, asserendo che si andrebbe così a intaccare una libertà che spetta di diritto; ovvero, la libertà di poter esprimere la propria opinione.
Giuste o sbagliate che siano le idee devono poter essere espresse e non si può perseguire una qualunque persona per aver manifestato la propria opinione. Questo l'assunto di base dal quale partono i contrari al provvedimento.
Dall'altra parte c'è chi sostiene che anche la libertà di opinione debba necessariamente trovare un limite qualora si vadano a sostenere tesi finalizzate a negare l'esistenza di determinati accadimenti storici, quali i genocidi.
Un dibattito che non sembra voler terminare e che porta l'opinione pubblica a polarizzarsi su prese di posizione opposte condite, spesso e volentieri, da note ideologiche nell'una o nell'altra direzione.

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