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venerdì 13 febbraio 2015

GIUSTIZIA PER NIKI APRILE GATTI

Spesso accade: quando una verità è scomoda, cala il silenzio. Poco importa quale sia il prezzo di questo silenzio, l'importante è far dimenticare. E quando in questo mastodontico gioco delle tre carte il prestigiatore si chiama Istituzione, il trucco è ancora più efficace.

Corrente Contro vuole dare voce a tutte queste storie, perché nel nostro piccolo ci piace pensare che anche solo una lettura fugace possa servire a farsi un'opinione riguardo ai fatti.
NIKI APRILE GATTI purtroppo è entrato a far parte in questa categoria nel lontano 2008. Era un ragazzo di 26 anni, esperto di informatica presso una società con sede a San Marino, di cui era anche socio minoritario.
La mattina del 19 giugno viene avvisato dalla madre di uno dei soci, che la sera precedente il collega è stato arrestato; la donna chiede a Niki se può recarsi a Cattolica dall’avvocato Marcolini, il legale aziendale, ma a colloquio ultimato, il ragazzo si ritrova con le manette ai polsi.
L'accusa è di "frode informatica" e in tutta l'inchiesta altre 17 persone verranno arrestate.
Di tutte queste indovinate quante si avvarranno della facoltà di non rispondere? Se avete pensato "tutte", avete quasi indovinato.
Quasi, perché l'unica eccezione è proprio Niki e non solo, lui è l'unico immediatamente disposto a collaborare.
A questo punto, date le premesse, l'epilogo appare un po' assurdo: il 24 giugno, 5 giorni dopo l'arresto, la madre di Niki viene a sapere che suo figlio si è suicidato.
Ora, senza animo complottistico ma puramente spirito critico, riflettiamo sugli elementi della vicenda:
-Il dove: Niki è stato portato nel supercarcere di Solliciano dove viene peraltro tenuto in isolamento, mentre tutti i colleghi sono rinchiusi nel vicino carcere di Rimini.
-Il come: Niki si è impiccato con un laccio di scarpe lungo 20 cm e per un ragazzone di 90 Kg pare improbabile una dinamica del genere.
-Il perché: Niki non era un ragazzo che soffriva di depressione e nonostante possa sembrare un'affermazione banale, va pur sempre considerata, anche in merito a ciò che racconta la madre: << Perché? Mio figlio era un ragazzo pieno di sogni e aspettative... perché mai avrebbe dovuto uccidersi? Senza neppure un biglietto, una lettera alla famiglia... noi che ci lasciavamo biglietti e post-it per qualunque cosa >>.
Eppure fino a qui potrebbe sembrare ancora una (assurda) serie di coincidenze.
La chiave di volta di questa storia, infatti, arriva ora, analizzando tutte le contraddizioni istituzionali dei fatti post mortem:
-A Niki non è stato fatto un esame tossicologico, nonostante la presenza di un'ecchimosi sul braccio.
-Le testimonianze dei due detenuti compagni di cella sono contraddittorie(tra l'altro era una cella controllata appositamente per detenuti con problemi di autolesionismo).
-Il mancato sequestro del materiale informatico del ragazzo. Ricordate qual era l'imputazione? "Frode informatica". Eppure i computer di Niki vengono lasciati a casa sua, dove vengono misteriosamente rubati un mese più tardi.
-Le comunicazioni durante l'isolamento avvengono secondo strane procedure. In primis, il 20 giugno Niki riceve infatti un telegramma da casa sua(che doveva essere sotto sequestro) in cui gli veniva consigliato di nominare un avvocato X, mentre la chiamata che avviserà la madre di Niki della scomparsa del figlio è altrettanto assurda e riporta questo semplice messaggio:
"È il carcere di Sollicciano, suo figlio si è suicidato”.
Poche parole e incomprensibilmente contrarie a tutte le procedure di queste casistiche (dovrebbe essere avvisata prima la polizia locale, in modo che vada ad avvertire i genitori in presenza di uno psicologo).
Insomma, di sicuro è lecito porsi delle domande e sperare che, prima o poi, ricevano risposte.
"Sono passati sei anni, nessuna verità...15 giorni dopo gli arresti tutti sono stati scarcerati...mio figlio l'unico che aveva fatto sapere al magistrato che voleva parlare e collaborare con la giustizia non è stato ascoltato... era in custodia cautelare... dopo 5 giorni di carcere è morto. E l'inchiesta raccontata da giornali e tv come l'operazione che aveva scoperto una truffa milionaria è finita nel dimenticatoio, nessuna condanna e neppure un rinvio a giudizio. Sipario chiuso. Anche la morte di Niki viene dimenticata e archiviata."
Qui il blog di Ornella Gemini, madre di Niki: http://nikiaprilegatti.com/


FONTE

2 commenti:

  1. Andreina Ghionna20 febbraio 2015 03:14

    Ieri 19 Febbraio Niki avrebbe compiuto 33 anni...
    http://nikiaprilegatti.com/niki-aprile-gatti-il-suo-compleanno-e-33-anni-mai-compiuti/

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  2. L'indifferenza, colpa dei più, è la forza mostruosa che alimenta le più vergognose dimenticanze di violenze inaudite verso cittadini inermi e rispettosi della giustizia e dell'Istituzione.E' proprio l'Istituzione, in cui Niki credeva, che lo ha condannato senza ragione e noi istupiditi da false verità continuiamo a non ribellarci a non destabilizzare uno stato che continua ignobilmente ad uccidere i suoi figli.

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