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martedì 24 febbraio 2015

Ecco il piano tsipras

Le traattive vere tra Eurogruppo e nuovo governo greco partono ora. La lista di riforme chiesta dall'Eurogruppo al governo greco è arrivata ''nella notte, ma in tempo'', come sottolinea con malevola protervia  la portavoce della direzione generale degli affari economici e monetari della Commissione Ue.



Il piano greco è stato definito a una prima lettura una "buona base di partenza". Anche se un coro di scetticismo di cui giornalisti e media di tutto il mondo si sono fatti portavoce. il piano prevede cose impensabili in sede di poteri sovranazionali, come buoni pasto, energia e sanità per i poveri, possibile estensione dello schema pilota di salario minimo. Ma queste sono anche le uniche misure per affrontare la "crisi umanitaria" del popolo ellenico sopravvissute all'esame preventivo delle "istituzioni" (nuovo nome della vecchia Troika). Il governo specifica infatti che "la lotta alla crisi umanitaria non avrà effetti negativi per il bilancio".

 Tenete presente che il governo greco ha preso di petto una serie di correntisti e gli sta facendo l'esame del sangue. Da soli 17 "sospettati" hanno già ricavato 404 milioni di euro. E allora perché tanto scetticismo? Perché la verità è che nessuno vuole una seria lotta all'evasione fiscale.

Le note dolenti arrivano subito dopo. La Grecia "si impegna a non ritirare le privatizzazioni già completate e a rispettare, in base alla legge, quelle per cui è stato lanciato il bando"; in compenso, "rivedrà quelle non ancora lanciate puntando a migliorare i benefici a lungo termine per il Governo".

Il Governo greco farà "un 'phase in' di un nuovo approccio intelligente sulla contrattazione collettiva per bilanciare la flessibilità con l'equità. Questo include l'ambizione di aumentare il salario minimo" che però "sarà fatto in consultazione con le istituzioni europee". Proprio sull'innalzamento del salario minimo si era concentrata buona pare delle critiche "europee", visto che la soglia indicata - 751 euro - "sarebbe stata più alta del salario minimo esistente in almeno quattro paesi europei", tra cui la Spagna, attesa dal voto in autunno.

Prevista anche una revisione delll'Iva (che Samars avrebbe portato al 25%), perché non abbia "impatto negativo sulla giustizia sociale" ed evitare "sconti ingiustificati". Forte sottolineatura della lotta a "frode ed evasione", puntando a sostituire le esenzioni (clamorosa quella degli armatori, vedi http://contropiano.org/internazionale/item/29319-gli-armatori-greci-minacciano-se-ci-tassano-ce-ne-andiamo) con non ancora specificate "misure sociali"; e comunque "assicurare che tutte le aree della società, specialmente le benestanti, contribuiscano equamente" alla spesa.
Per l'Ue, a un primo sguardo, la lista di Atene "è sufficientemente completa per essere un valido punto di partenza per una positiva conclusione della revisione del programma, come chiesto dall'Eurogruppo" ed "è incoraggiata dal forte impegno a combattere evasione fiscale e corruzione".

Se si facesse in Italia, dove l'evasione viene soprattutto dalle grandi imprese e dalla criminalità organizzata, potremmo smetterla di regalare ai padroni salari e diritti dei lavoratori e pezzi determinanti per lo stato sociale, come la sanità, che Renzi pensa di privatizzare.

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