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martedì 24 febbraio 2015

Differenze e integrazione

La modificazione della società degli ultimi decenni ha prodotto un cambiamento anche nei rapporti tra le generazioni all’interno delle diverse istituzioni sociali (famiglia, scuola ecc).

Queste trasformazioni hanno avuto una doppia valenza: da un lato, sono venute meno le rigide opposizioni del passato tra i sessi e le generazioni e sempre di più si è consolidata l’idea della crescita come processo di strutturazione dell’identità - personale e di genere - in cui ha assunto una forte centralità il concetto di parità nella differenza (tra sé e l’altro e tra i generi).

Parallelamente, si è assistito ad un’evoluzione sociale caratterizzata dall’allentamento di coordinate di riferimento solide, da confini sempre più permeabili, dalla progressiva confusione e ibridizzazione dei generi, in cui è venuto a mancare il valore strutturante del confine e del limite che definisce la differenza tra sé e l’altro, premessa indispensabile per ogni forma di rispetto e tolleranza verso qualsiasi alterità.

Proprio quando i confini sono confusi e il senso di identità si fa più incerto, l’individuo è naturalmente portato a sentire tutto ciò che è estraneo/esterno come una minaccia contro l’integrità di sé, contro cui erigere barricate o mettere in atto condotte violente per non soccombere al timore di un’alterità percepita come un pericolo per la sopravvivenza (vedi i comportamenti xenofobi o omofobi di cui la cronaca è piena).

Partendo da queste premesse, risulta abbastanza evidente come una delle forme più efficaci di prevenzione primaria della violenza possa essere garantita dalla formazione, partendo dall'infanzia, di un ambiente sufficientemente attento ai bisogni dei nostri bambini nei diversi passaggi della crescita, per favorire lo sviluppo di un sentimento di sicurezza di base e lo strutturarsi di un senso di sé stabile, in cui poter apprendere il rispetto per ogni forma di alterità e differenza.

La presenza di un ambiente affidabile - che garantisca l’iniziale bisogno di dipendenza assoluta da cui emergere come soggetto sempre più differenziato e autonomo nel corso della crescita - consente al bambino di poter sperimentare quel senso di sicurezza di base derivante dall’esperienza di essersi potuto appoggiare con fiducia, che diventa nel tempo il terreno in cui affondare le radici di una progressiva e crescente definizione autonoma di sé e dell’altro, in cui vengono identificati e riconosciuti bisogni, desideri e intenzioni proprie e altrui, nel mai concluso processo di soggettivazione. 

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