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giovedì 26 febbraio 2015

Deflazione Buona e cattiva

L'inflazione indica il fenomeno per il quale col passare del tempo i prezzi di acquisto dei prodotti e dei servizi tendono in genere ad aumentare. Tuttavia, in alcuni periodi si può verificare una riduzione dei prezzi, definita deflazione.
Cos'è la deflazione
Il termine deflazione è utilizzato dagli economisti per definire situazioni diverse, a volte in contrasto tra loro. Una prima interpretazione definisce la deflazione come il fenomeno opposto all'inflazione. È difatti possibile, anche se più raro, che in un paese si verifichi per un determinato lasso di tempo una riduzione generalizzata dei prezzi. Poiché la deflazione può essere accompagnata da una diminuzione della produzione o da un rallentamento della sua crescita, il termine è il più delle volte utilizzato per indicare una fase di recessione o di stagnazione economica.


Deflazione 'buona' e 'cattiva'
La deflazione è una situazione sicuramente positiva dal punto di vista dell'acquirente. Egli ha la possibilità di comprare lo stesso bene o servizio a un prezzo inferiore rispetto al periodo precedente. Tuttavia, la riduzione dei prezzi può avere origini diverse e pertanto definirsi 'buona' o 'cattiva' in senso economico. Nel caso positivo la deflazione può nascere da una riduzione dei costi di produzione dovuta, per esempio, alla diminuzione dei costi dei singoli fattori di produzione, all'adozione di metodi di produzione innovativi o all'introduzione di soluzioni organizzative migliori, oppure può trarre origine da un mutamento nella forma di mercato, che è divenuto più concorrenziale, come nel caso dell'ingresso di aziende concorrenti in grado di produrre beni e servizi prima offerti solo dal monopolista.

La deflazione è invece negativa (quella che stiamo vivendo in Italia) - quando è l'effetto finale di una riduzione della produzione e quindi dell'occupazione. In questo caso, essa diventa la spia di gravi squilibri del mercato: le imprese producono più di quello che viene richiesto e sono quindi costrette a ridurre la loro offerta.

Gli effetti della deflazione e la spirale deflazionistica
La diminuzione dei prezzi induce l'imprenditore a investire solo in piccola misura il suo denaro nell'incremento delle capacità produttive, per evitare di sperperarlo in attività rischiose. Il suo atteggiamento prudente comporta in genere una riduzione dell'occupazione e dei salari. I lavoratori sono costretti a subire tali scelte dei datori di lavoro e assistono impotenti alla riduzione del proprio reddito. La loro domanda sul mercato, soprattutto di beni superflui, prima e poi i necessari, si contrae. Le imprese sono portate di conseguenza a diminuire ulteriormente la produzione innescando la cosiddetta spirale deflazionistica: minore domanda delle famiglie, minore offerta delle imprese, minore occupazione, ulteriore minore domanda delle famiglie, e così via. Per uscire da tale circolo vizioso lo Stato è costretto a intervenire con appropriate politiche economiche in grado di ridare fiducia nello sviluppo economico del paese. I governi nazionali, le imprese e gli stessi consumatori considerano oggi molto importante il controllo delle variazioni dei prezzi. La politica economica di un paese deve puntare al raggiungimento di un livello di crescita dei prezzi che non sia troppo basso per non incombere nel rischio di una recessione ma che non sia neanche eccessivamente elevato per evitare casi di spirale inflazionistica; gli economisti considerano 'sano' un tasso di inflazione prossimo all'1÷2%.
Ora la nostra situazione, quella italiana, sta secondo me proprio attraversando questo periodo di “deflazione negativa”, siamo in questa spirale in cui mi sembra di capire che proprio il nostro governo ,sia passato che presente, non abbia capito o non voglia capire o meglio ancora: loro non ne risentono, poiché continuano a vivere nel limbo, tanto il “popolo” non ha alcuna voce in capitolo né potere ma accetta qualunque mazzata. Riccarda Balla



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