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mercoledì 4 febbraio 2015

Bombe su ospedale a Donetsk, è strage.

Un colpo d'artiglieria sparato dall’esercito governativo che assedia e bombarda la città dalla scorsa primavera è caduto questa mattina su un ospedale di Donetsk, uccidendo almeno 15 persone e ferendone altrettante, alcune in modo grave. E’ l’ultimo tragico episodio di sangue in un conflitto civile che negli ultimi giorni ha acquisito di nuovo, dopo il fallimento dei negoziati di Minsk, i contorni di una guerra su larga scala, che coinvolge già decine di migliaia di combattenti e colpisce sempre di più la popolazione civile.


Il conteggio delle vittime delle ultime 24 ore riporta altri sei morti e 37 feriti, tra civili e militari del Donbass, e due soldati ucraini uccisi e 18 feriti. Ieri il conteggio era stato ancora più alto, con 30 vittime ammesse da ambo le parti, 17 civili e 13 soldati.
Ma il bilancio reale delle vittime dei combattimenti e dei bombardamenti degli ultimi giorni è assai più consistente. Solo nel mese di gennaio, nel territorio sotto il controllo delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, i civili uccisi dai bombardamenti dei governativi sono stati in totale 242, e circa 600 i feriti.
Nella zona dell'aeroporto di Donetsk, ormai sotto il controllo quasi completo delle milizie degli insorti del Donbass, “oggi come oggi risultano dispersi 28 militari ucraini” e i reparti di soccorso non riescono ad arrivare in quell'area a causa dei bombardamenti ha dovuto ammettere alcune ore fa il portavoce dello stato maggiore delle forze armate di Kiev, Vladislav Selezniov. Smentito invece da Kiev l'abbattimento da parte dei ribelli di un caccia-bombardiere, come rivendicato poco prima da Igor Plotnitsky, leader della Repubblica Popolare di Lugansk che aveva anche parlato della distruzione di un elicottero militare ucraino.
La situazione nell’Ucraina orientale peggiora di giorno in giorno e ormai le denunce sulla catastrofe umanitaria che stanno vivendo le popolazioni del Donbass sono quotidiane e di diversa provenienza.
"Non ho dubbi, la situazione umanitaria è drammatica e se nei prossimi mesi non migliorerà andiamo incontro ad una catastrofe" ha detto ad esempio Andrea Ciocca, capo progetto di Medici Senza Frontiere a Donetsk, la città più martoriata dall’aggressione militare del regime nazionalista di Kiev. "La situazione di conflitto ormai si sta protraendo da molti mesi, la capacità della popolazione di far fronte alle conseguenze sia dirette sia indirette del conflitto sta venendo sempre meno. Consideriamo poi che la stagione invernale che è arrivata, col freddo, rende tutto più complicato. Le infrastrutture economiche sono crollate, c'è poca possibilità di lavorare, le persone che avevano uno stipendio prima del conflitto non ce l'hanno più, la disponibilità di medicinali nelle farmacie e di cibo sta diminuendo”.
Allarmi simili li lancia anche Zeid Raad Al Hussein, l'Alto commissario dell'Onu per i diritti umani: "Fermate di trasporti pubblici, mercati, scuole e asili, ospedali e aree residenziali si sono trasformati in campi di battaglia nelle regioni di Donetsk e Luhansk, il che viola il diritto umanitario internazionale", si legge in un comunicato dell’organismo. "Il numero di morti accertati è di 5.358 mentre i feriti sono 12.235. Una nuova escalation sarà catastrofica per 5,2 milioni di persone", aggiunge la nota.
Ma la situazione non accenna a migliorare, anzi.
Il governo degli Stati Uniti ha affermato che non fornirà armi "nel prossimo futuro" ai militari ucraini. Ad assicurarlo è stato Ben Rhodes, vice consigliere per la sicurezza nazionale, intervistato dalla Cnn, aggiungendo che la prossima settimana, dopo la visita a Kiev prevista giovedì di John Kerry, è previsto un incontro tra Obama e Merkel - che però in una dichiarazione ha smentito l'ipotesi di armare Kiev - proprio sulla crisi ucraina. Tuttavia, il vice consigliere non ha smentito direttamente l’articolo del New York Times nel quale si affermava che gli Stati Uniti starebbero valutando l’opportunità di inviare armi e apparati logistici all'esercito ucraino per un valore di centinaia di milioni o addirittura di miliardi di dollari. Rhodes ha affermato che Obama ha chiesto ai suoi consiglieri di valutare "tutte le opzioni".
A confermare le indiscrezioni del NYT è stato il presidente ucraino Petro Poroshenko affermando, durante una visita nella città orientale di Kharkov, di non aver "alcun dubbio" sul fatto che gli Stati uniti forniranno a Kiev armi letali per combattere contro i “separatisti filorussi”. “Noi - ha aggiunto l’oligarca - dobbiamo avere mezzi per difenderci".





In realtà è noto che, nonostante Washington dichiari di aver inviato a Kiev solo armi e apparati ‘non letali’, varie sono state già le forniture di armi accordate ai nazionalisti che hanno assunto il potere con il golpe di febbraio. A confermarlo, ieri, nel corso di una conferenza stampa, le autorità della Repubblica di Donetsk che hanno mostrato ai giornalisti alcuni pezzi di proiettile di obice sparati dalle truppe governative contro le milizie popolari. Proiettili di fabbricazione statunitense che ufficialmente non dovrebbero essere in possesso dell’esercito di Kiev.
La richiesta a Washington di inviare armi e aiuti militari sembra pressante. D’altronde la situazione militare dei nazionalisti ucraini non sembra certo proseguire per il verso giusto. Nelle ultime due settimane le milizie della Nuova Russia hanno conquistato una ventina di località e allargato i confini della zona orientale controllata dai ribelli. Ma a preoccupare in particolare i padrini occidentali di Kiev è la situazione a Debaltsevo, cittadina di 30 mila abitanti a metà strada tra Donetsk e Lugansk dove da una settimana circa 8 mila soldati governativi e miliziani della Guardia Nazionale sono intrappolati in una sacca circondata quasi interamente dalle milizie popolari insorte, che si sono trasformate da assediati in assedianti. La cittadina e dai dintorni, dalla quale stanno scappando migliaia di civili anche grazie a una breve tregua umanitaria accordata ieri da entrambe le parti, potrebbe trasformarsi in un’ennesima disfatta per le raffazzonate e poco determinate truppe di Kiev.

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