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venerdì 16 gennaio 2015

Scherzetti svizzeri : zitti zitti rivalutano il Franco.

Il 14 gennaio 2015, alle 18, qualcuno ha cambiato 100 euro a Lugano ottenendo circa 120 franchi svizzeri (Fr CH). Lo stesso "qualcuno", la mattina del 15 gennaio 2015, alle 9 di mattina, avrebbe cambiato 100 euro ottenendo solo 100 Fr CH o anche molto meno... Il pomeriggio dello stesso 15 gennaio, il “qualcuno” in questione ha cercato di piazzare i suoi 120 Fr CH per avere 120 euro (con guadagno secco di 20 euro rispetto al cambio effettuato il giorno prima), ma se li è dovuti tenere perché banche e botteghini di cambio avevano esaurito gli euro…

Questo nostro “qualcuno” è solo una vittima immaginaria della decisione della Banca Centrale Svizzera (SNB) di eliminare il “tetto” di 1,20 franchi svizzeri nelle operazioni di cambio con l’euro, rivalutando drasticamente, di fatto, il Fr CH. Una decisione che ha attivato una serie di terremoti finanziari, economici, psicologici e forse anche politici, non solo nelle zone confinanti con i paesi dell’area euro, ma anche nell’insieme del mondo finanziario ed economico europeo. Non si è trattato di una “liberalizzazione dei cambi” perché il rapporto tra il Fr CH e le altre monete non era fisso, ma solo nei confronti dell’euro era stato stabilito, tre anni fa, che le fluttuazioni dovevano collocarsi sotto il “tetto” di 1,20 Fr CH per euro, per favorire gli scambi economici con i paesi dell'area euro.
La decisione di rimuovere il “tetto” e, quindi, di lasciar fluttuare in totale libertà il Fr CH rispetto all'euro, ha colto tutti di sorpresa perché quando gli svizzeri vogliono fare qualcosa di riservato, ci riescono molto bene. Tant’è che né il Fondo Monetario Internazionale (FMI), né – per quanto ne sappiamo – la Banca Centrale Europea (BCE) ne sapevano qualcosa. Ma nemmeno i cittadini svizzeri immaginavano che Thomas Jordan, il Presidente della Banca Centrale Elvetica (SNB) che, non più di un mese fa, aveva ribadito che il “tetto” euro/Fr CH andava mantenuto a tutti i costi, sarebbe stato capace di compiere, in pochi giorni, una svolta così rilevante. Tuttavia, qualche ragione, per questa svolta, esiste. La SNB era stata costretta, negli ultimi tempi, ad acquistare titoli in euro per ridurre le pressioni sul mercato dei titoli pubblici dei paesi europei. Se pensiamo che tra il 5% e il 6% di tutte le attività di trading finanziario internazionale è operato in moneta svizzera, ci rendiamo conto delle pressioni che questa moneta può subire.  

Che cosa implica, questa mossa, per l’economia, per il commercio e per i cittadini (svizzeri e non)?
Andiamo con ordine: vista dalle banche d’oltralpe, la rivalutazione del Fr CH fa, della moneta della Confederazione, un bene-rifugio ancor più desiderabile per gli investitori esteri e per chi deposita capitali, sia pur in presenza di un tasso negativo sui depositi che è stato portato addirittura da -0,25% a -0,75% in contemporanea con la demolizione del “tetto”: in effetti, chi ha depositi in Fr CH ha visto aumentare, in una notte, il suo capitale di circa il 5%, dormendo tranquillo. E se la Borsa di Zurigo, il giorno dell’annuncio, è sprofondata fino ad un -13% per poi risalire e chiudere al -8,67%, tutte le borse europee sono andate alla grande. La ragione è evidente, ma non felice: non investo in una borsa la cui moneta è fortemente rivalutata e quindi mi costa di più, ma vado a comprare azioni dagli “svalutati”. Perché in economia finanziaria è così: chi è rivalutato paga, chi è svalutato gode di un (temporaneo) benessere. 
Sul piano dell’economia reale, invece, la rivalutazione del Fr CH non aiuta le esportazioni svizzere che saranno più care (di circa 5 miliardi di Fr CH trascinando ad una diminuzione del 0,7% del PIL del paese), ma nemmeno quel fiorente commercio frontaliero che beneficiava del “tetto” può rallegrarsi: dalla Lombardia, soprattutto, si andava in Svizzera ad acquistare prodotti che in Italia erano più cari (spesso perché gravati da maggiori tasse), si faceva il pieno di benzina (fino al 25%/30% meno cara). Oggi non conviene più, tant’è che i gestori di alcuni negozi che accettano euro hanno già dichiarato che cercheranno di applicare un tasso di cambio molto vicino al famoso 1,20 Fr CH per euro. In altre parole, praticheranno un prolungamento indefinito dei saldi, almeno fino a quando la libera fluttuazione non si stabilizzerà attorno ad un tasso di cambio meno penalizzante e, quindi, accettabile per venditori e clienti.

Stranamente, invece, questa volta una buona notizia l’abbiamo sul fronte del lavoro: i frontalieri italiani che vanno a lavorare ogni giorno in Svizzera, a volte prolungando la giornata lavorativa fino a 12, 14 ore a causa della durata del viaggio da casa all’impresa che li occupa, sono pagati in Fr CH e avranno un significativo vantaggio nel cambio in euro. Ma questo effetto “socialmente interessante”, anche se non tocca certamente in negativo il lavoratore svizzero, potrebbe riattivare i pretesti di quelle correnti xenofobe sempre presenti nella sub-cultura politica delle zone frontaliere svizzere. E il referendum, votato positivamente, purtroppo, qualche mese fa, che impegna il governo federale ad indurire le norme sulla presenza di lavoratori stranieri potrebbe, invece di essere messo elegantemente da parte con qualche mossa di scarso effetto, ridiventare di attualità.  
(giacomina cassina)

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