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giovedì 15 gennaio 2015

Riflessioni riguardo la revisione di Schengen

Dopo l’attentato di Parigi, torna in primo piano la questione dell’utilizzo efficiente dei dati per ricavare informazione utile, che permetta di identificare le potenziali minacce terroristiche. I risultati migliori si ottengono dalla possibilità di incrociare dati appartenenti a domini diversi.

La terrificante sequenza dell’attentato alla redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, seguito dall’attentato al supermercato kosher a Porte de Vincennes spinge con forza cittadini, mezzi di comunicazione e politici a occuparsi del terrorismo e del modo migliore per prevenire altri eventi simili.
Non possiamo stupirci del fatto che nell’immediato le reazioni politiche e civili siano un misto di razionalità ed emotività, sperabilmente con una proporzione crescente per la prima. Alcuni politici e commentatori hanno immediatamente proposto una restrizione del trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone all’interno dei paesi europei aderenti, con il fine di identificare i movimenti di potenziali attentatori all’interno delle masse smisurate di cittadini che si spostano ogni anno da un paese all’altro.
Più che il tema in sé della libera circolazione delle persone, mi sembra che la questione principale stia nell’utilizzo efficiente dei dati per ricavare informazione utile, volta a identificare nella maniera più precisa possibile le potenziali minacce di stampo terroristico. Sotto questo profilo, più che limitare l’applicazione degliaccordi di Schengen, è necessario mettere in comune i dati tra gli organismi preposti alla sicurezza nei diversi paesi europei. Il primo esempio è quello dei dati sui passeggeri nei trasporti aerei, che possono essere combinati con altri database al fine di identificare meglio le potenziali minacce.

Riguardo la revisione degli accordi di Schengen essa rappresenterebbe un “regalo” fatto ai terroristi: un’eventuale modifica degli accordi attuali vorrebbe dire “distorcere” le libertà democratiche e civili da tempo conquistate. Non si possono limitare i diritti a favore della sicurezza dell’individuo…
Riguardo la diffusione dei dati sui passeggeri nei trasporti aerei sia il ministro degli Interni francese Cazeneuve che il presidente del Consiglio europeo Tuskhanno rivolto un appello al Parlamento europeo perché abbandoni i tentativi di bloccare una direttiva che porti allo scambio automatico dei dati sul trasporto di passeggeri tra paesi UE (Passenger Name Record). Nel passato il Parlamento UE si è opposto alla proposta di direttiva in quanto intravedeva un’infrazione dellaprivacy dei cittadini in mancanza di vantaggi concreti dal punto di vista della prevenzione di atti terroristici.

Una concessione va comunque fatta dopo i sanguinosi eventi di Parigi: una limitazione del diritto della privacy inoltre è preferibile alla libera circolazione delle persone. Se quest’ultima viene modificata si rischia di tornare di molti anni indietro.

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