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martedì 27 gennaio 2015

La Grecia e il problema del debito pubblico

Ragionando a mente fredda occorre comprendere una cosa: Tsipras non può fare miracoli, ovvero non può cambiare tutto nel breve termine. E non mi riferisco solo al fatto che Syriza dovrà allearsi con altri per raggiungere la maggioranza assoluta in Parlamento.

Ahimè mi riferisco ai freddi numeri dell'economia o meglio ai freddi numeri della finanza. La Grecia si ritrova con oltre 200 miliardi di debito con la Trojka: circa 20 miliardi di euro con l'FMI, 50 miliardi con la BCE e oltre 150 miliardi con il Fondo Salva Stati (e dunque con l'Unione Europea). Ricordiamo che il Fondo europeo di stabilità finanziaria è in capo a una società di diritto lussemburghese, integrata nel reticolo privatistico della finanza mondiale e di conseguenza questo debito ha una seniority (scusate la parolaccia) particolare: è un debito non regolato da ordinamenti interni alla Grecia bensì stranieri, con norme non controllabili che decidono quali siano i crediti privilegiati. E di conseguenza sarebbe una sentenza di un giudice straniero a regolare l'eventuale default del debito ellenico e non una legge dello Stato greco. In altre parole un giudice che non risponde minimamente all'ordinamento greco potrebbe decidere di sequestrare i beni dello Stato greco (e magari anche dei cittadini) all'estero nel caso in cui Atene decidesse di non onorare i debiti. Una bella arma di ricatto, non c'è che dire.
Di recente abbiamo visto come il giudice statunitense Thomas Griesa abbia preteso dall'Argentina il pagamento a tassi usurai dei bond detenuti dai "fondi avvoltoio". E Atene ha meno risorse per resistere, rispetto a Buenos Aires.
Non basta, tutte le banche greche hanno chiesto alla BCE la concessione di linee di emergenza di credito. Evidentemente sono in crisi di liquidità (come minimo). Un eventuale default dello Stato comporterebbe l'immediata chiusura delle linee di credito della BCE alle banche greche, che come conseguenza porterebbe al default istantaneo delle medesime.
Insomma l'«opzione nucleare» in mano a Tsipras (l'eventuale minaccia di default da buttare sul tavolo delle trattative in seno alla UE) è sostanzialmente una spada spuntata che non fa paura a nessuno e che porterebbe la stessa Grecia verso uno scenario da incubo: default del sistema bancario e probabile sequestro dei beni all'estero dello Stato e dei cittadini.
È chiaro che in uno scenario del genere Alexis Tsipras ha necessità di prendere tempo per tessere alleanze dove, ovviamente, i paesi mediterranei devono essere interlocutori privilegiati (e si capisce sotto questa logica l'apertura a Renzi).
Non varrebbe manco la pena di parlarne, ma i corifei e i trombettieri piddini in una notte hanno cambiato approccio: fino a ieri sera hanno provato ad avvalorare la tesi "Renzi = Tsipras". Appena si sono resi conto del ridicolo nel quale erano caduti, da stamane hanno cambiato cantilena, ovvero "Tsipras si allea con un partito di centro destra", lasciando intendere che sebbene Tsipras sia diverso da Renzi alla fine deve piegarsi alla dura realtà e fare un governo con partiti di destra esattamente come Renzi ha fatto con Alfano. Ovviamente omettono di dire che Alfano è a favore dell'austerità e fa politiche ferocemente classiste mentre il partito "Grecia Indipendente", già prima delle elezioni - fatto rilevantissimo -, ha dichiarato di accettare il programma sociale ed economico di Syriza. Non è una cosa da poco.
Certo, c'è una posizione diversa sull'immigrazione, e Tsipras qualcosa dovrà concedere sui temi che stanno a cuore a quel partito senza il quale non avrebbe la maggioranza in parlamento. Ma meglio sarebbe non pontificare da qui, dal pulpito secolare degli infiniti trasformismi e gattopardismi della politica italiana. Mi limito a fare il miglior in bocca al lupo ai compagni greci per le enormi sfide che li attendono. Tutto il resto è noia.

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