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sabato 31 gennaio 2015

La caccia alla materia oscura punta su una nuova particella

Sta forse in una particella minuscola e leggerissima, pari allo 0,02% della massa di un elettrone, la chiave del mistero per cui finora nessuno è mai riuscito a osservare direttamente la materia oscura, ossia la materia invisibile e misteriosa che costituisce l’85% dell’universo. E’questa l’ipotesi presentata nella rivista Scientific Reports e formulata dal gruppo dell’universita’ britannica di Southampton coordinato da James Bateman, e da quello dell’Istituto tedesco Max Planck di Monaco coordinato da Alexander Merle. La materia oscura e’ uno dei ‘rompicapo’ della fisica moderna: le prove della sua esistenza sono infatti solo indirette, e ancora non si riesce a capire da cosa sia composta. ”Abbiamo le prove della sua presenza – precisa Antonio Masiero, vicepresidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) – grazie agli effetti da lei prodotti, come la deviazione dei raggi luminosi che si verifica quando la attraversano. Ma finora non si e’ mai riuscito a osservarla direttamente, ne’ se ne conosce l’origine, perche’ non e’ composta dalle stesse particelle della materia ordinaria”. Tutte le ricerche fatte finora, come quelle in corso nei Laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Infn, sono state inconcludenti o hanno captato qualche segnale, ma non la prova decisiva. ”Noi abbiamo ipotizzato e cercato particelle con massa grande e che non interagiscono con la materia. I ricercatori inglesi invece ipotizzano particelle leggerissime – continua Masiero – che interagirebbero con la materia in modo molto forte ma non la luce, come richiesto dalla materia oscura”. Nessun esperimento sulla Terra permetterebbe pero’ di vederle, perche’ si scontrerebbero con la barriera dell’atmosfera. La materia oscura quindi, ipotizzano gli studiosi, finora non sarebbe stata vista perche’ le particelle sono bloccate dalle interazioni con l’atmosfera. Potrebbe riuscire a individuarle l’esperimento Maqro (Macroscopic quantum resonators), che, spiega Masiero, prevede di ”inviare nello spazio un satellite con a bordo un rivelatore in grado di catturare gli urti di queste particelle di materia oscura con dei bersagli costituiti da nanoparticelle”.

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