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domenica 25 gennaio 2015

Guida alle elezioni in #Grecia

Oggi 25 gennaio si tengono in Grecia le elezioni per il rinnovo del Parlamento. Si tratta di elezioni anticipate dopo che anche il terzo tentativo per eleggere il nuovo presidente della Repubblica era andato a vuoto e il 29 dicembre il Parlamento era stato sciolto.



I risultati rilevanti saranno sostanzialmente su due piani: il partito che vincerà le elezioni e la coalizione di governo che si riuscirà a formare. Sul primo punto si avranno notizie probabilmente già dalla tarda serata di domenica, sul secondo occorrerà invece aspettare un po’.

Il sistema elettorale
Il sistema elettorale della Grecia è proporzionale e il Parlamento ha una camera sola composta da 300 membri: è previsto un premio di maggioranza e una soglia di sbarramento fissata al 3 per cento calcolata per tutti i partiti a livello nazionale. La Grecia è suddivisa in 56 circoscrizioni. I membri del Parlamento sono eletti in base ai risultati elettorali dei rispettivi partiti politici in ogni circoscrizione. Al partito (non alla coalizione) che a livello nazionale raccoglie più voti viene assegnato un premio di maggioranza di 50 seggi, grazie al quale è possibile ottenere la maggioranza assoluta (151 seggi su 300) con una percentuale di voti che va dal 36 al 40 per cento.

Avere invece una maggioranza relativa inferiore non permette di governare: e il partito che dovesse vincere senza ottenerla sarebbe costretto a fare delle alleanze.

La formazione del governo
Se il primo partito otterrà la maggioranza assoluta dei seggi il suo leader avrà l’incarico di formare il nuovo governo. Se nessuno raggiungerà i 151 seggi, il leader del primo partito dovrà tentare di formare un governo di coalizione. Se il tentativo fallisce, l’incarico passerà al leader del partito arrivato al secondo posto e in caso di nuovo fallimento al leader del terzo. Se nessuno dovesse riuscire a formare una coalizione si dovrebbe tornare subito a nuove elezioni: è quello che è successo nel 2012, quando si votò sia a maggio che a giugno.

Il presidente della Repubblica
Tra le prime cose che il nuovo Parlamento dovrà fare c’è l’elezione del nuovo presidente della Repubblica: sarà necessaria la maggioranza del 60 per cento al primo voto, la maggioranza assoluta (151 su 300 seggi) al secondo voto, ed eventualmente un terzo voto di ballottaggio tra i due più votati all’elezione precedente.

I sondaggi
I voti saranno previdibilmente concentrati su due principali partiti: Syriza e Nea Dimokratia. Le altre formazioni politiche sono invece ai loro minimi storici e in base ai diversi sondaggi è incerto chi supererà la soglia di sbarramento. Dovrebbero farcela Alba Dorata (partito di estrema destra di recente formazione e ottimi risultati alle precedenti elezioni), il partito comunista greco (KKE), il nuovo partito To Potami e il Pasok. Più dubbia la situazione di altri partiti il cui risultato potrebbe essere però fondamentale per la formazione del nuovo governo. La distribuzione potenziale è comunque molto frammentata.

Un sondaggio condotto da Rass, mostra Syriza in vantaggio di 4,8 punti, un altro dice che la distanza da Nea Dimokratia è di 6,2 punti (molti altri sondaggi danno cifre intermedie). Se Syriza vincesse di 5 punti, la situazione in Parlamento sarebbe questa:



I comunisti del KKE avrebbero 16 seggi, Syriza 144, il Pasok (il partito socialista del vicepremier Evangelos Venizelos che ora fa parte della maggioranza al governo) 15, To Potami (la nuova formazione politica creata da un giornalista televisivo di successo e che raccoglie gli scontenti dei vecchi partiti tradizionali) 19, Nea Demokratia 80, ANEL (Greci indipendenti, il partito populista di destra contro l’austerità guidato da Panos Kamenos) 9 e Alba Dorata (il partito neofascista i cui leader sono in carcere in attesa di processo e da lì hanno condotto parte della campagna elettorale con vari collegamenti telefonici ai comizi) 17.

In questo sondaggio il Movimento dei socialisti democratici di George Papandreou, nuovo progetto politico fondato dall’ex primo ministro socialista nato da una scissione del Pasok, è dato sotto la soglia di sbarramento e dunque non compare nell’ipotetico futuro Parlamento, ma secondo diversi analisti politici potrebbe guadagnare consensi.

Un altro sondaggio dice che il 71 per cento degli intervistati preferirebbe una coalizione di governo piuttosto che nuove elezioni, nel caso in cui nessuno dovesse raggiungere la maggioranza assoluta:



Cosa si sa sulle ipotetiche alleanze
Ipotizziamo che Syriza vinca, ma che non ottenga la maggioranza assoluta e debba cercare degli alleati. Una coalizione con i neonazisti di Alba Dorata è impossibile. Nonostante sulla carta sia meno incomprensibile, anche la collaborazione con i comunisti del KKE è considerata molto improbabile e da escludere (l’ha esclusa lo stesso KKE). Stavros Théodorakis, di To Potami, si è invece dichiarato favorevole a cooperare con un governo guidato da Syriza. E così potrebbe andare per i Greci indipendenti se dovessero superare la soglia.

Molto dipenderà da quanti voti otterranno (o meglio, si spartiranno) il Pasok di Evangelos Venizelos e il nuovo partito di Papandreou. Il Movimento dei socialisti democratici potrebbe superare la soglia di sbarramento prendendosi un pezzo degli elettori storici del Pasok e riuscendo ad eleggere dei deputati. Se questo avvenisse, le principali conseguenze sarebbero due: togliere voti al Pasok compromettendo a quel punto la sua entrata in Parlamento, trasformare Papandreou – e non più Venizelos – nel nuovo “ago della bilancia” della nuova coalizione guidata da Syriza. Dei due, il più propenso ad accettare un’alleanza con Tsipras è stato finora proprio Papandreou. Per Venizelos dipenderà dal risultato: potrebbe allearsi di nuovo con Nea Dimokratia oppure scegliere Syriza, opzione su cui l’attuale leader del Pasok si è dimostrato molto prudente.

Il favorito
Il partito favorito nei sondaggi è Syriza: è l’acronimo di Coalizione della sinistra radicale, è nato nel 2004 come unione di vari movimenti e partiti indipendenti di sinistra e si è costituito come partito unico nel 2012. La coalizione prima e il partito poi sono cresciuti soprattutto a partire dal 2008 quando venne eletto presidente Alexis Tsipras.

Nel frattempo, nel 2004, era stata formata la coalizione della sinistra radicale “Syriza” (Synaspismós Rizospastikís Aristerás) la cui lista più grande era rappresentata proprio da Synaspismós, ma al suo interno c’erano altri 9 diversi partiti più piccoli e tutti di sinistra radicale. Syriza partecipò alle sue prime elezioni legislative nel 2004 ottenendo il 3,26 per cento e poi nel 2009, ottenendo il 5,04 per cento dei voti. In quell’occasione Tsipras – che nel 2006 si era anche candidato a sindaco di Atene arrivando terzo – è stato eletto in Parlamento.


Alle elezioni europee dello scorso maggio Syriza aveva ottenuto il 26,7. Tsipras è diventato col tempo in Grecia il rappresentante delle critiche più severe alle politiche di austerità dell’Unione Europea, del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea, mostrandosi allo stesso tempo radicalmente diverso rispetto ad Alba Dorata e agli altri movimenti anti-europei populisti e di destra.

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