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giovedì 29 gennaio 2015

Grecia: stop alle privatizzazioni

Marcia a tappe forzate per il nuovo governo greco che è già alle prese con le prime decisioni e i primi provvedimenti dopo il giuramento lampo di ieri. Un governo snello, dieci ministri in tutto, di cui uno solo è andato alla destra nazionalista, il centrale dicastero della Difesa affidato a quel Panos Kammenosche in numerose interviste insiste sulla consonanza con Syriza ma anche sulla richiesta di bloccare l’immigrazione clandestina e rimpatriare i migranti ‘irregolari’.


Il nuovo governo si è messo subito al lavoro imprimendo immediatamente una inversione di rotta rispetto agli esecutivi precedenti (anche se occorrerà valutare poi in concreto se alla buona volontà e alle buone intenzioni corrisponderanno coerenza e risultati).

“Siamo un governo di salvezza sociale – ha detto il premier Alexis Tsipras – La nostra priorità dovrà essere quella di affrontare la crisi umana. Il popolo pretende da noi che lavoriamo duramente per difendere la sua dignità“.

In linea con quanto promesso durante la campagna elettorale, il primo consiglio dei ministri che si è tenuto questa mattina ha detto “stop alle privatizzazioni”, pilastro delle politiche gestite dai governi di centrodestra, centrosinistra e unità nazionale degli ultimi anni e tra le richieste principali della troika per concedere una ulteriore tranche di ‘aiuti’ entro fine febbraio.

Il ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis ha dichiarato che interverrà non solo per bloccare nuovi programmi di svendita del patrimonio pubblico ma anche che bloccherà immediatamente il previsto piano di privatizzazione del 30% della compagnia elettrica Public Power Company, la più grande public utility del paese, di cui lo Stato ellenico controlla una quota di maggioranza e della compagnia di distribuzione dell’energia elettrica (Admie). «La posizione del governo – ha detto il vice-ministro alle Infrastrutture Spirtzis – è di fermare le privatizzazioni nelle infrastrutture per sviluppare il Paese».

Congelata anche la vendita del 67% del Porto di Pireo, un’operazione già avviata dall’esecutivo Samaras per la quale erano rimaste in corsa quattro società, tra cui la grande holding cinese Cosco. «L’accordo per Cosco sarà rivisto per il beneficio del popolo greco» ha detto il vice ministro Thodoris Dritsas. Una brutta notizia per le aspirazioni cinesi nel mediterraneo, anche se ieri il neopremier Tsipras aveva incontrato l’ambasciatore di Pechino ad Atene probabilmente proprio per informarlo di persona.

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