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mercoledì 28 gennaio 2015

Cos’è il Quantitative Easing e perchè è così importante

Tutti pazzi per il QE: i mercati lo aspettavano e, puntualissimo, eccolo far capolino all’inizio di questo 2015 dopo la riunione del 22 gennaio della Banca Centrale Europea. Le Borse gioiscono, lo spread cala, le banche potrebbero presto aumentare le erogazioni di mutui a vantaggio di imprese e famiglie. Ma cosa si cela dietro questa sigla, e perché è così importante?


QE, lo sappiamo, sta per Quantitative Easing, ovvero “alleggerimento quantitativo“. Una traduzione più o meno letterale che spiega ben poco del programma di stimoli della BCE. Il significato, in realtà, è relativamente semplice: la Banca Centrale Europea si impegna ad acquistare titoli di Stato emessi dai Paesi membri, e titoli di agenzie sovrannazionali dell’eurozona. Per l’esattezza, il programma prevede 60 miliardi di euro di acquisti ogni mese, da marzo 2015 sino a settembre 2016, con la possibilità di comprare solo titoli di elevata qualità (con il rating di fascia più alta, ovvero investment grade) fino a un massimo del 33% del debito pubblico di ogni singolo Paese e del 25% di ciascuna emissione di titoli.

Le obbligazioni statali sono soggette a rischio di default, qualora il Paese emittente fallisca e non sia più in grado di ripagare il proprio debito. Il QE europeo prevede che il 20% del rischio sia condiviso a livello europeo, mentre l’80% del rischio è a carico del bilancio delle Banche Centrali dei rispettivi Stati. Una precisazione importante per alleviare i timori di quei Paesi la cui economia versa in buone condizioni, come la Germania, che non hanno intenzione di farsi carico del rischio di fallimento di Paesi più dissestati, come quelli della periferia europea.

Perchè questo piano è così importante? Comprando titoli di Stato, la Banca Centrale Europea riduce il costo del debito dei Paesi membri, e al tempo stesso immette liquidità sui mercati. Questo significa che il costo della moneta è destinato a ridursi, rendendo più conveniente e facile chiedere prestiti sia per le famiglie sia per le imprese. Un ragionamento che è vero almeno sulla carta, perché implica che le singole banche sfruttino la liquidità a buon mercato per erogare finanziamenti e non per aumentare la liquidità in bilancio e migliorare i propri margini. Altro effetto collaterale del QE risiede nella possibile perdita di forza dell’euro rispetto ad altre valute, come il dollaro, che ha effetti benefici sulle esportazioni (perché diminuisce il costo relativo dei beni europei per gli acquirenti esteri). Il rischio corrispondente, però, è che vi sia un aumento della deflazione nel breve periodo, che potrebbe divenire un problema per l’economia europea dato il target di un’inflazione vicina al 2%.

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