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domenica 18 gennaio 2015

AVERROE' - FEDE E RAGIONE


Rincorreva il 12 settembre 2006, Papa Ratzinger presso la Sua Università, quale alto intellettuale che è, discute sulla distorsione del rapporto tra fede e religione circa la causa di tante contrarietà con cui il mondo musulmano seguita a pesare. Alla fine del suo esternare, meglio dire, innanzi ad una platea impreparata, disconoscente della profondità degli argomenti adagiati sul piatto, annota: “Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”.


Fu un discorso anticipatorio sull’avvenire cristiano. Fu, anche, un sassolino buttato al mondo occidentale e musulmano, come luogo di incontro. Il mondo cristiano che ha perso la radice giudaica che ne ha consentito lo sviluppo, la crescita verso la conquista di valori oggi inappellabili, e parlo della laicità, della libertà e della democrazia. I musulmani chiamati in causa per le tante contraddizioni e le mancate prese di posizioni, ricordando loro Averroè.


Filosofo e giurisperito. Nacque a Cordova nel 1126. Morì a Marrakech all’età di 72 anni. Di lui ci giunge l’importante ricerca di esaminare le dottrine religiose in cui visse e di verificarne la autenticità e la correttezza dal punto di vista del legislatore. Le sue osservazione misero in risalto le quattro correnti teologiche allora più diffuse, iniziando dai Mu’taziliti. Questi cercarono di coniugare logica e razionalismo con le dottrine dell’islam. 

Passò dopo alla teologia speculativa degli Ash’ariti, i quali diversamente dai primi, ritenevano che la ragione e la ricerca eseguita con gli strumenti umani non avrebbero potuto condurre alla comprensione di Dio. Si addentrò sugli elementi del cosiddetto sufismo, forma di ricerca mistica tipica degli islamici.

Dopodiché giunse alla corrente religiosa più prossima al fondamentalismo che già in quel tempo si adagiò e sviluppo tragicamente nella sua terra di origine, l’Andalusia, fine secolo XII, tanto che lo costrinse all’esilio presso la cittadina dove morì.

Averroè lottò per riconciliare fede e ragione. Papa Ratzinger, ha ripreso questa lotta, una lotta senza armi, affinché conferendo spazio alla ragione noi tutti possiamo interpretare in maniera adeguata il testo sacro, tanto da farne un riferimento per la vita personale e sociale, e nella diversità degli individui, porre il nostro sguardo come compagno di cammino, non come rivale, come accade oggi.


Oggi giorno abbiamo un elenco dei crimini del fondamentalismo. A memoria abbiamo cristiani iracheni e siriani cacciati dalla loro terra senza alcuna pietà. Abbiamo Yazidi sepolti vivi e con crudeltà assurda. Abbiamo donne violentate e vendute come schiave. Abbiamo curdi sgozzati. Abbiamo musulmani uccisi e anche crocifissi per strada. Abbiamo avuto anche crimini cristiani, non dimentichiamo.


Quando Papa Ratzinger parlò il mondo occidentale levò i suoi scudi in alto osteggiandolo e cacciandolo dal luogo di incontro della cultura e del sapere, eravamo in terra tedesca. Ma anche in Italia accadde ciò, era una Università religiosa un tempo (non la cito per convenienza), creata per dare la possibilità ai meno abbienti, figli nati dai poveri ma con la facoltà di voler studiare, ora divenuta ideologica, luogo di scontro politico, di caduta verso il letame della coscienza umana, morte della ragione.

Ecco! La ragione cessa non solo nell’ambito religioso. Cessa con le ideologie. Cessa con la modernità globalizzata che spinge verso il materialismo sfrenato e relativistico, l’oggettivazione dell’individuo.
Abbiamo necessità di recuperare la nostra ragione ad ogni modo, poc’anzi che diventi non solo fanatismo religioso ma, di più, fanatismo politico mascherato dalle due dottrine ideologiche massime, nazismo e comunismo.  
Sta inclusa la laicità. Vi sta inclusa la libertà. Per che no, anche la democrazia.

Ringrazio l'amico che mi ha trasmesso l'idea e suggerito il testo.

Riccarda Balla

1 commenti:

  1. “Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. Una affermazione di Papa Ratzinger che non conoscevo e che mi pace.

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