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sabato 6 dicembre 2014

Storia dell'Arte - L'arte negli antichi regni: Sumeri - Persiani - Babilonesi - Assiri

I Sumeri (3000-1700 a.C.)
In questo periodo, due popoli che si erano stanziati sul corso inferiore dei due fiumi, si alternarono nella prevalenza sulla regione: I Sumeri e gli Accadi.

I Sumèri (3000-2350 a.C.), popolo di origine ignota, forse proveniente dall'India, si erano stabiliti, fin da tempi remotissimi, nella parte meridionale della Caldea che da essi fu detta Sumèr, e che aveva come città principali, sul basso Eufrate, Lagash, Umma, Uruk, Ur.



Essi furono dapprima divisi in tante piccole Città Stato, rette da sovrani-sacerdoti (detti patèsi), spesso in guerra tra loro. In seguito i sovrani di Lagash e di Umma unificarono la regione, estendendo il loro dominio dal Golfo Persico fino al Mediterraneo. La civiltà sumerica fu la base delle civiltà mesopotamiche venute in seguito. I Sumeri conoscevano la scrittura già 3000 anni prima dell’era cristiana e furono i primi ad avere leggi scritte.

Nelle città-Stato dei sumeri, la religione stava a fondamento di tutto: del governo, delle leggi, del lavoro, della vita pubblica e privata. Infatti si pensava che ogni cosa (i campi, la città, gli abitanti) fosse proprietà degli dèi, e che dalla maggiore o minore benevolenza divina dipendesse il destino umano.

Di conseguenza il governo della città era affidato ai sacerdoti. Il tempio ("Ziggurat") era il centro di ogni attività, religiosa, economica, sociale. Costruito con dimensioni grandiose e monumentali, aveva forma di torre a gradinate, con un proprio recinto di mura, dentro le quali si trovavano anche le abitazioni dei sacerdoti-sovrani e le botteghe degli artigiani.

Vi erano inoltre i magazzini dell’orzo e del grano, le scuole, il tribunale. I sacerdoti dirigevano i lavori agricoli e l’irrigazione. Suddividevano la terra in lotti e li assegnavano a ciascun capofamiglia. I prodotti venivano immagazzinati e, in seguito, divisi in razioni e distribuiti alla popolazione. Nel tempio si depositava anche l’argento che, come in una banca, veniva prestato a chi ne faceva richiesta.

Gli Accadi (2350-2150 a.C. circa), sono il primo popolo di etnia semitica che appare nella storia dell’Oriente. Probabilmente provenivano dal deserto arabico. Essi si erano stabiliti nella zona della Babilonia che da essi prese il nome di Accad. La loro città principale fu Agade sul medio corso dell’Eufrate.

Essi, sotto la guida di Sargon il Grande, riuscirono a sottomettere i Sumeri, ma ben presto questi ripresero il dominio della regione con l’aiuto di altri popoli provenienti dall’Altopiano Iranico.

I Sumèri nel periodo che va dal 2150 al 1700 circa ebbero la loro capitale ad Ur, sul basso Eufrate, e raggiunsero una grande prosperità specialmente per mezzo dell'agricoltura e del commercio. Essi riuscirono anche a conquistare, intorno al 1800, la città di Mari, sul medio Eufrate, importante nodo di comunicazioni, che aveva costituito per circa due secoli un potente regno.

I Sumeri verso il 1700 furono sottomessi dagli Amorrei, popolo di stirpe semitica, proveniente dal deserto della Siria, che si era stabilito in Babilonia e che era guidato da un grande sovrano, Hammurabi.

La Mesopotamia ha alimentato una ricchezza di forme d'arte autoctone che proiettano la loro influenza ben oltre i confini geografici del paese.

L'organizzazione teocratica dei Sumeri influenzò molto l'arte. L'architettura trovò il suo sbocco principale nei templi e santuari.

Un cortile centrale, come nel tempio di Khafajeh, era accessibile attraverso un ingresso monumentale e una imponente scalinata.

Le arte plastiche, dedicate alla figura del devoto, erano espresse con statuette artigianali prodotte in calcare, alabastro e terracotta, che ripetevano all'infinito l'immagine di un tradizionale modello anonimo.

Si partiva da piccole statue di divinità, sacerdoti e fedeli (trovate a Tell Asmar), per arrivare alla figura naturalistica seduta del sorprendente tempio Ebih-il; statua raffigurante l'atto di dedizione, simbolo del perpetuo onore che deve essere riservato alla divinità, garantendone così la presenza eterna all'interno del tempio.

Le mani giunte contro il petto, l'espressione rapita, e gli occhi attenti e di grandi dimensioni incastonati nel bitume, proclamavano uno stretto rapporto con il dio, in un atteggiamento di umile reverenza.

Le dimensioni generalmente piccole, ben lungi dalle colossali figure egiziane, sono dovute in parte alle difficoltà di reperire materiale resistente come la pietra e in parte a causa di differenti credenze religiose: il potere del monarca era maggiormente rappresentato dalla natura monumentale dell'intero complesso architettonico e decorativo.







Lo Standard di Ur






Lo Standard Reale di UR 2600 a.C. (vista delle due facciate, Guerra, in alto e Pace, in basso)
British Museum, Londra



Standard di Ur (Noto anche come la "Battaglia Standard di Ur," o "Royal Standard di Ur") è un artefatto sumero scavato nell'antico Cimitero Reale della città di Ur (che si trova nel moderno Iraq a sud di Baghdad).

Lo Standard Ur è un capolavoro del primo periodo dinastico. E' costituito da due pannelli rettangolari di legno uniti ad una base trapezoidale.



Lo Standard Reale di UR 2600 a.C.
"La pace"
British Museum, Londra


Le due parti sono ornate con un mosaico in pietra calcarea, conchiglie e lapislazzuli, incapsulati in pasta di bitume nero.

Su ogni pannello sono rappresentati i personaggi storici in tre file, o registri: da un lato sono rappresentate attività pacifiche, dall'altro scene di guerra.

I registri sono incorniciati con fregi colorati che animano le superfici. Lo standard è stato scoperto dall'archeologo inglese Sir Leonard Woolley, che scavò a Ur durante gli anni 1920 e '30.

Egli identificò, tra l'altro, le tombe dei primi governanti della città.

Ur (Genesi 11:31) era la terra di Abramo, fondatore della razza ebraica.







Il Palazzo di Mari






Dettaglio affresco di scena sacrificale.
Palazzo di Mari (1800 a.C.)
Museo di Aleppo, Siria


Gli abitanti della Mesopotamia, grazie alla prosperosa agricoltura locale ed al controllo del traffico sul fiume Eufrate, costruirono sia templi che palazzi con file di stanze che si aprivano su uno o più cortili interni.

L'unica differenza tra i due era che il tempio ospitava anche un altare.

Particolarmente impressionante era l'enorme residenza della dinastia regnante a Mari durante il periodo che seguì il governo degli Accadi.

Costruita principalmente di mattoni di fango, si sviluppava intorno a due cortili e conteneva 300 camere.
Lunga 200 metri e larga 120, copriva un'area di due ettari e mezzo (sei acri).

Le stanze del palazzo comprendevano gli appartamenti privati del re e delle sue regine, i quartieri per i domestici e gli uffici diplomatici.

I frammenti delle decorazioni murali forniscono una testimonianza dello stile e del soggetto della pittura in Mesopotamia.

Tra i soggetti identificabili troviamo scene sacrificali e l'investitura di Zimri-Lim a Mari per tramite della deaIshtar.

Vi sono anche composizioni geometriche, scorci di paesaggi e vivaci rappresentazioni di vestiti e costumi dell'epoca.







Periodo neo-sumeriano




Il governo Accadio si concluse con l'invasione dei Gutei (2150 a.C.).

Ordine fu restaurato dal re della Terza dinastia di Ur e il potere centrale restituito al sud (2112-2004 a.C.). L'attività artistica neo-sumerica consisteva principalmente in una monumentale architettura religiosa.

Un notevole esempio è dato dal grande ziggurat di Ur-Nammu, che consisteva di un sistema di terrazze sovrapposte, in cima delle quali sorgeva il tempio dedicato a Nanna, dio della luna.

Le statue religiose hanno anche goduto di una rinascita, recuperando la forza e la potenza immaginativa della prima arte sumera.

Le effigi di Gudea, governatore di Lagash, nelle vesti di un devoto, seduto o in piedi, sono finemente modellate in diorite verde o nero lucido. La conquista di Sumer da parte degli Amorrei ha portato alla formazione di una serie di stati indipendenti, la cui storia è documentata negli archivi reali di Mari.








Babilonesi e Assiri






Toro dalla testa umana
Musée du Louvre, Paris


Dopo la conquista di Mari, Larsa e Eshnunna, Hammurabi, re di Babilonia, riunì tutta la Mesopotamia e si proclamò sovrano universale.

L'arte del periodo antico babilonese (1900-1595 a.C.) ha conservato motivi e stili neo-sumerici, tra cui un gran numero di animali fantastici, tori e leoni, messi a guardia dei palazzi e dei templi.

Nella scultura, la ripetizione della struttura compositiva e dei soggetti sono svelati da rilievi scolpiti nella parte superiore della stele iscritta con il codice di Hammurabi.

Il re sta in adorazione dinanzi al dio del sole e della giustizia, Shamash.

Intorno al 1595 a.C., la geografia politica del Vicino Oriente fu ancora una volta sconvolta in seguito al crollo del regno di Babilonia, finito sotto i colpi degli Ittiti, invasori dall'Anatolia.


Nel primo millennio avanti Cristo, il potere assiro si realizzò con la creazione d'un immenso impero.

L'arte assira, per la maggior parte laica, trovò espressione nei rilievi narrativi che un tempo ornavano le pareti dei loro palazzi.

Questi bassorilievi fornivano la prova visiva di conquiste, con scene che illustrano le tecniche militari e le gesta eroiche del re, come nella valorosa caccia alle belve, o sui campi di battaglia.

Assurbanipal II (883-859 a.C.) è stato il primo monarca assiro che ha fatto decorare la parte inferiore della sala del trono e altre zone del suo palazzo a Nimrud, con un fregio a rilievo su centinaia di lastre di calcare bianco.

La narrazione, che raffigura scene mitologiche e soprattutto immagini di riti di fertilità, è raccontata in episodi giustapposti che si accumulano in modo indipendente nei confronti di un evento culminante non indicato.

Nel regno di Salmanassar III (858-824 a.C.), le porte del palazzo reale a Balawat erano decorate con bassorilievi su lastre di bronzo.

Il gigantesco palazzo di Sargon II (721-705bc) nella città di Khorsabad era circondato da possenti mura.

Figure di tori con teste umane, progettate per allontanare gli spiriti maligni, montavano la guardia ai cancelli d'ingresso.

L'uso di cinque piedi per il mostro alato ha reso possibile, per lo spettatore, vedere il toro sia immobile (se visto da davanti) che in movimento (se visto di lato).

Dopo la caduta di Ninive nel 612 a.C., il rilancio della Mesopotamia meridionale fu caratterizzato principalmente dalla sua architettura.

Durante il regno del re neo-babilonese Nabucodonosor II, questo è stato esemplificato in templi, imponenti palazzi con giardini pensili, e ziggurat alti più di 100 metri, di grande ispirazione per la biblica torre di Babele.

Nel 539 a.C., Babilonia fu conquistata da Ciro e divenne parte del vasto impero persiano.







Il Palazzo di Assurbanipal






Pannello di pietra dal palazzo a nord-ovest di Assurbanipal II - 883-889 a.C.




Pannello di pietra dal palazzo a nord-ovest di Assurbanipal II - 883-889 a.C.




Pannello di pietra dal palazzo a nord-ovest di Assurbanipal II - 883-889 a.C.



Gli intenti descrittivi e simbolici dei rilievi neo-assiri fatti dagli intagliatori sono meglio che altrove esemplificati nelle decorazioni del palazzo di Assurbanipal (669-62б a.C.) a Ninive.

La rappresentazione delle gesta e delle occupazioni quotidiane del re avevano il duplice effetto di esaltare la gloria del sovrano e di stupire l'osservatore.

L'arte è fresca e vivace e lo spirito del paesaggio è rappresentato in modo impressionante.

Tradizionali scene di caccia sono animate da realistici e drammatici episodi in cui le belve balzano fino sul carro del re o cadono ferite dalle sue frecce.

Uomini e animali sono ampiamente illustrati: l'artista è ansioso di sottolineare il fisico possente del monarca e dei suoi guerrieri, e la sua rappresentazione degli animali è particolarmente naturalistica.

Le scene di guerra sono affollate di persone. Le attività militari comprendono l'esercito mentre attraversa i fiumi o assedia fortezze avversarie.

Ci sono anche episodi di minore importanza: la vita quotidiana nel campo, un cavaliere mentre richiama i suoi compagni che hanno scalato una collina, e un nobile Elamita che, consegnato al nemico, sputa in faccia al suo re.








La porta di Ishtar






Porta di Ishtar proveniente da Babilonia, (VII secolo a.C.)
Oggi è conservato al Pergamon Museum di Berlino


Lo storico greco Erodoto (V secolo a.C.) descrive con ammirazione la nuova Babilonia creata dal reNabucodonosor:

"A parte le sue dimensioni, la sua bellezza è ineguagliabile da qualsiasi altra città che conosciamo."





La ziggurat con sette terrazzamenti, tempio dedicato a Marduk, dio di Babilonia, ha dominato la città ed era accessibile percorrendo una lunga strada processionale che iniziava dalla porta di Ishtar, dea dell'amore e della guerra.





L'enorme porta, il più splendido monumento mesopotamico, è un ottimo esempio della tecnica costruttiva in mattoni prevalente nell'antica Mesopotamia.

Sullo sfondo azzurro smaltato vi erano decorazioni a rilievo di tori, draghi, leoni, immagini stilizzate e simboliche.

La meravigliosa ricostruzione della porta si può ammirare presso il Pergamon museum di Berlino, e dà un'idea delle sue dimensioni colossali con il magnifico effetto di colori dei mattoni originali.







Arte siriana e palestinese




Delimitata da un lato dall'Anatolia e Mesopotamia e dall'altro dall'Egitto, si trova una fascia costiera mediterranea che funge da via di transito e comunicazione e che collega i tre continenti.

La situazione geografica contribuisce a spiegare la sua perdurante frammentazione politica.

Fin dal III millennio a.C., le successive popolazioni di lingua semitica, conosciute come Cananei dagli ebrei che li avevano seguiti fino alla Terra Promessa, caddero sotto il dominio dei potenti stati vicini.

L'architettura dal terzo millennio in poi fornisce la prova di sofisticati livelli di civiltà urbane, in particolare nei palazzi di Ebla (Palazzo Reale G) e Alalakh (livello VII). Il palazzo di Yarim-Lim a Alalakh (nel 18mo secolo), mostra originalità simile nella sua concezione.

E' stato costruito su tre piani successivi, il più basso dei quali progettato per uso pubblico, con ortostati in basalto, simili a quelli che compariranno più avanti in Anatolia e Assiria.

L'ingresso alla sala principale era in una stanza più piccola con una apertura sorretta da colonne, anticipando l'Hilani, la dimora principesca che comparirà nel primo millennio.




Statua del re di Idrimi Alalakh (1500 a.C.)
British Museum, Londra


Nel campo dell'arte figurativa, l'originalità appare nei disegni sui sigilli utilizzati per la corrispondenza reale.

Anche la scultura risulta di grande qualità, come risulta dalla testa del re Yarim-Lim. Il palazzo è stato distrutto dagli Ittiti, ma le sorti della città risorsero sotto Idrimi nel 1500 a.C., anche se la sua statua è meno sofisticata di quella del suo predecessore.

Decorate con scene di caccia e di tori, le coppe d'oro della vicina città di Ugarit sono l'anticipazione delle coppe fenice del primo millennio a.C.

Sia Alalakh e Ugarit furono distrutte durante l'invasione dei "Popoli del mare" (1200 a.C.) spinti da migrazioni di massa.

L'afflusso degli Ebrei da sud e degli Aramei da nord lasciarono solo una piccola fascia costiera ai suoi ex abitanti. Le città-stato fenice cercavano nuovi sbocchi commerciali e così stabilirono colonie puniche in tutto il Mediterraneo.

Essi erano rinomati per la manifattura del vetro, coppe di metallo, sculture in avorio fabbricazione di gioielli.

I Fenici erano artisti eclettici, aperti alle influenze culturali. Infatti presero ispirazioni sia dall'Oriente che dall'Occidente, sapientemente incorporandoli nei propri disegni.

Seppero così coniugare l'amore Mesopotamico per la simmetria con il gusto del Mar Egeo per gli animali al galoppo e con il gusto siriano per gruppi di animali da combattimento. Per non parlare delle sfingi e grifoni di origine levantina.

La produzione di bronzetti, che aveva precedenti siriani, fu ripresa nel primo millennio a.C.

Prove d'influenza egiziana si trovano nella statua di Eracle-Melqart (mostrata nella posa tipica del "dio guerriero"), ed in particolare nella gonna corta e nel copricapo.

La vitalità dei mercanti fenici non cessò con la conquista del loro territorio da parte degli eserciti di Persia.

Le colonie puniche fondate sulle coste del Mediterraneo occidentale e, soprattutto, la città di Cartagine, avrebbero mantenuto il loro patrimonio in vita per i secoli a venire.








Ebla




Un importante centro urbano nel nord della Siria, Ebla (oggi Tell Mardikh), fiorito nel terzo millennio a.C. e che può avere esteso il suo dominio in Mesopotamia.

Distrutta da Sargon I, dopo una fase di declino, Ebla fu ricostruita nei primi decenni del secondo millennio.

Protetti da imponenti bastioni, alti fino a 22 metri, con un anello di pietre e rocce frastagliate alla base, i più importanti edifici della città erano i templi, tra cui quello di Ishtar e il Palazzo Reale composto da tre stanze successive, costruito secondo criteri successivamente ripresi dai Fenici nella loro costruzione del tempio di Salomone a Gerusalemme.





Nella città bassa c'era la necropoli reale (XVIII e XVII secolo a.C.) con le tombe del Signore delle capre e della principessa, contenenti vasi, gioielli, armi in bronzo, avorio e amuleti.

Reperti di bacini rituali, di forma rettangolare e composta da due sezioni, si sono rivelati importanti per le loro sculture in pietra. Essi testimoniano, sia nella loro forma che nel materiale, nelle scene di banchetti e di animali, una notevole autonomia nel trattamento dei comuni modelli derivati dalla Mesopotamia.








L'avorio






Leonessa che attacca un etiope in un boschetto di Papyrus,
la placca in avorio con rivestimento aureo rivela l'influenza egiziana,
IX secolo avanti Cristo - British Museum, Londra.


Prezioso a causa della sua scarsità, l'avorio è sempre stato un simbolo di uno status sociale elevato, rendendolo un materiale adatto sia per rituali che per uso privato.

Dal secondo millennio a.C., vi furono fiorenti scuole di incisori d'avorio in tutta la regione siro-palestinese.

Particolarmente famosi sono i cucchiai, pettini, scatole e placche decorative per l'arredamento da Megiddo (XII secolo a.C.).

Queste tradizioni sono state fatte rivivere dai fenici e siriani nel primo millennio a.C.

Gli Assiri saccheggiarono le città del Levante e sequestrarono gli artigiani, che produssero oggetti in avorio per i loro nuovi padroni.

Le dispense scavate a Nimrud erano piene di avori ed altri sono stati ritrovati in pozzi, in cui furono stati gettati durante il saccheggio della città nel 612 a.C.

Quando furono scavati dei pozzi nel 1950, fu ritrovato l'avorio della Leonessa che attacca un etiope in un boschetto di papiri. Oltre alla decorazione a foglia d'oro, l'opera era intarsiata con pezzi di lapislazzuli e corniola.








Arte Persiana






Una vista della scogliera a Naqsh-e Rustam,
mostra le tombe di Artaserse I (464-424 aC), a sinistra, e Dario (522-486 a.C.).



Quando Alessandro Magno invase il territorio persiano nel 331 a.C., fu affascinato dalla grande scala dei palazzi Achemenide e dalle decorazioni.

Nella regione sud-ovest dell'altopiano persiano, la civiltà Elamita, con capitale a Susa, era fiorita sin dal IV millennio a.C., con le sue ceramiche fatte a mano decorate con motivi geometrici (triangoli, rombi, croci, cerchi concentrici e svastiche), animali e motivi vegetali.

Le figure umane erano piuttosto rare e, anche se stilizzate, mostravano un vivace naturalismo.

Nella seconda metà del terzo millennio a.C., i re di Elam entrarono in guerra contro i Sumeri e gli Accadi, e l'influenza della cultura Mesopotamia è chiaramente visibile nella statua della dea Innin (analoga alla babilonese Ishtar) e nel produzione di stele.

Una nuova fase d'autonomia culturale segnava la nascita dello Stato Elamita (XIII-XII secolo a.C.).

L'aggraziata e monumentale statua in bronzo di Napir-Asu, moglie del re Untash Khuban di Susa, la ziggurat di Choga Zanbil, ed i rilievi di Kurangan, che annunciano l'illustrazione del palazzo achemenide, sono tutte manifestazioni significative dell'arte di questo periodo.

Durante il primo millennio a.C., l'espansione dei Mede, di lingua iraniana, e dei popoli persiani, alterarono l'assetto politico della regione.

L'effimero regno mediano, con capitale di Ectabana fondato nel 722 a.C., fu rovesciato da Ciro II il Grande e passò sotto il dominio persiano 539 a.C..

Ciro, dopo aver abbattuto Astiage, re dei Medi, pose le basi del suo futuro impero, i cui confini si sarebbero estesi dal Nilo all'Indo.

L'arte persiana continuò seguendo la grande tradizione mesopotamica, ereditandone le sue caratteristiche fondamentali.

Ciro, Dario, Serse, ed altri re persiani, facevano a gara con la magnificenza del re babilonese Nabucodonosor nell'abbellimento delle loro principali città, Pasargadae, Susa e Persepoli.

Le porte dei palazzi erano protette da statue di animali, come quelle trovate in Mesopotamia, mentre gli scultori persiani copiavano i bassorilievi dell'arte assira.

Nel 518 a.C.. Dario, iniziò la costruzione di Persepoli, che diventerà il fulcro dell'impero persiano.

Concepito come simbolo di universalità, il punto focale d'incontro tra cielo e terra, il palazzo di Persepolis fu decorato con rilievi e monumenti proclamanti la potenza della dinastia.

La spaziosa sala del trono e le stanze dei ricevimenti vantavano file parallele di colonne scanalate, alte più di 20 metri.

Il piano assiale proseguiva per tutto il palazzo, il perno della quale era il colonnato Apadana, o camera delle udienze.

Processioni di dignitari e nobili decoravano la scala che conduceva alla sala grande.

I Persiani erano riusciti a trasformare la forza drammatica dei loro modelli Mesopotamici in una serena magnificenza che doveva rappresentare il segno distintivo della loro arte.

Nel 331 a.C., Alessandro Magno, in seguito alla sua vittoria contro l'ultimo re achemenide, Dario III, decretò la fine dell'impero e aprì un nuovo capitolo nella storia: per la prima volta Oriente e Occidente erano uniti sotto il dominio di un unico imperatore.







Susa, capitale dell'impero persiano




La capitale politica, diplomatica e amministrativa dell'impero persiano, la città di Susa visse il suo periodo di massimo splendore durante il regno di Dario I.

Il re fu responsabile della costruzione di tutti gli edifici achemenide in città e che ha impiegato operai venuti da molto lontano.

Il palazzo reale, costruito su terreno sollevato, rappresenta uno stile simile ai palazzi di Babilonia, con i sui tre grandi cortili interni circondati da uffici e quartieri residenziali.

Accanto al palazzo fu Apadana (Sala delle udienze), con 72 colonne, alte circa 20, a sostegno del soffitto.

Queste colonne furono l'orgoglio dell'architettura achemenide, più sottili rispetto ai loro prototipi greci e ornati con capitelli.

Lungo tutta la lunghezza delle mura era raffigurata una processione di soldati affiancati da spiriti benevoli nelle vesti di leoni alati e tori: questi erano i cosiddetti "Immortali", le guardie fedeli della persona del re, che formavano un presidio simbolico.







Anatolia




Spesso considerata periferica rispetto alla cultura Mesopotamica, l'arte dell'Anatolia offre caratteristiche originali che hanno le loro radici nel periodo pre-ittita. Spinti dalla loro attività artistica hanno realizzato manufatti in oro, argento e bronzo, attestando un elevato livello di lavorazione già dalla seconda metà del terzo millennio.

Lo stato avanzato di sviluppo urbano è dimostrato dalla città di Beycesultan sul fiume Meandro.

La parte inferiore dell'imponente palazzo (metà del 1900 a.C.) è stata costruita in pietra e la parte superiore con fango armato con travi di legno.

Il palazzo, con la sua decorazione pittorica, consisteva in una serie di cortili fiancheggiati da camere.

L'avanzata degli Ittiti, un popolo indoeuropeo, ha alterato l'aspetto della regione, lo stato ittita aveva una struttura centrale forte, almeno nella sua seconda fase imperiale (1450-1200 a.C.). e questo si rifletteva nella supremazia della Hattusas (l'odierna Boğazköy) rispetto alle altre città.

Capitale dell'impero e centro del potere politico e militare, i suoi palazzi e le sue pareti riflettono l'ambizione per il potere ittita e la voglia di glorificare il re.

Una doppia fortificazione con torri circonda la città, seguendo i contorni della collina, e le porte ad arco monumentale, spesso paragonate a quella di Micene, erano sorvegliate non solo da sfingi e leoni, come nei templi babilonesi, ma anche da una divinità armata.

Sul lato nord della Porta del Re, l'orthostat con il dio dimostra perfettamente il legame tra scultura e architettura.

Particolare importanza è stata attribuita dagli Ittiti alla scultura monumentale, come si è visto sui muri delle principali città.

Il rilievo ittita era essenzialmente una forma d'arte commemorativa, in cui, in contrasto con i fregi nei palazzi e templi mesopotamici egiziani, l'artista non cercava di raccontare una storia.

L'ostentazione e l'affermazione del potere non sono stati convogliati in una descrizione storica degli eventi bellici, ma nella rappresentazione della divinità e delle cerimonie rituali, in cui il re era il protagonista assoluto.

Alla fine del secondo millennio, l'invasione dei "Popoli del mare" rovesciò l'impero ittita (1200 a.C.), e le colonie con sede in Siria furono tutto ciò che rimaneva del potere indo-europeo.

Una nuova fase culturale e artistica nasce ora con la fusione di ittiti e tradizioni semitiche.

Sul rilievo ittita illustrato di seguito, per esempio, il re indossa una veste ittita e porta un bastone ricurvo come le insegne reali.

Egli affronta la versione siriana del dio tempestoso, che, tipicamente, ha i capelli con una lunga coda, indossa un kilt con una spada ricurva nella cintura, brandisce un'arma e tiene un fulmine.

Comunque, il suo kilt, con le sue curve e il suo orlo alto, copricapo cornuto, è ittita nello stile, e il dio tempestoso sul carro deriva anche dalla tradizione ittita.

Sfingi e leoni erano a guardia delle porte della città, ma le sfingi spesso tradiscono l'influenza egiziana che era diffusa nel Levante.

La campagna Assira in Siria nel IX secolo a.C. offrì una personale versione decorativa dei palazzi.

Alla fine del VIII secolo a.C., gli Assiri si annetterono le città-stato della Siria e imposero la loro arte e architettura.







Il tesoro di Priamo






Tesoro di Priamo



Pioniere della scoperta della civiltà micenea, l'archeologo tedesco Heinrich Schliemann individuò e scavò il sito di Troia.

Profondo lettore di Omero, egli esplorò i luoghi descritti nell'Iliade, e nell'Odissea.

Schliemann era convinto che gli oggetti in oro, argento, ambra trovati nel secondo livello di Troia siano stati associati con il leggendario re Priamo.

Attribuibili a metà del terzo millennio a.C., i gioielli sono, tuttavia, di una data anteriore a quella che gli storici greci danno per la spedizione achea guidata da Agamennone.

Schliemann riuscì ad esportare segretamente il tesoro in Grecia; per questo venne accusato dalla Turchia di esportazione illegale e costretto a pagare una ingente multa; l'archeologo tuttavia pagò una somma maggiore pur di divenirne il proprietario, quindi decise di donare il tesoro alla Germania, dove questo rimase fino alla seconda guerra mondiale.

Il 6 marzo 1945 Adolf Hitler ordinò che fosse nascosto nelle miniere di sale di Helmstedt, in previsione della sconfitta e per evitare che cadesse in mano ai sovietici. L'ordine di Hitler non venne eseguito e il tesoro finì a Mosca.

Negli anni successivi i russi smentirono che questo si trovasse nelle loro mani e così scoppiarono infinite polemiche. La prima conferma ufficiale della presenza del tesoro in Russia si ebbe nel 1993 da parte di Boris Eltsin che, ospite ad Atene presso il capo di Stato greco, dichiarò che il tesoro si trovava a Mosca, al Museo Puskin.

Nel 1994 una commissione di esperti di diverse nazioni confermò che si trattasse proprio dei ritrovamenti di Schliemann a Troia.

Attualmente quattro nazioni si contendono quel tesoro: la Turchia (dove è stato rinvenuto), la Grecia (erede della tradizione omerica), la Germania (a cui fu donato dall'archeologo) e la Russia (dove si trova attualmente).

Questo tesoro era stato trovato alla profondità di 10 metri in un recipiente di rame largo 1 metro e alto 45cm.

Nella foto a destra i tesori indossati da Sophia Schliemann.








La scrittura cuneiforme







Tra i funzionari più importanti vi erano gli scribi, gli unici a conoscere i segreti della scrittura cuneiforme sillabica, da loro inventata per esigenze amministrative e contabili.

Inizialmente (seconda metà del IV millennio), la scrittura era stata pittografica, dove p.es. il verbo "camminare" era rappresentato da una "gamba". L'uso del sigillo impresso su un contenitore, come segno d descrizione e convalida del suo contenuto, a garanzia di manomissioni, fu inventato da questi scribi.

Ma già nel 3200 erano passati alla scrittura cuneiforme (un mix di ideogrammi, cioè segni rappresentanti concetti, e di fonogrammi, cioè simboli rappresentanti valori fonetici sillabici). Gli elementi a forma di cuneo venivano incisi con uno stilo su tavoletta di creta. Naturalmente solo gli scrivani di professione (scribi) erano in grado di usare questa difficile scrittura (inizialmente i simboli erano circa 2000, poi si ridussero a 500-600).

Con questa scrittura potevano anche descrivere l'universo intero, rendendo convenzionali i suoi elementi, a disposizione di chiunque la conoscesse.

Il cuneiforme si diffonderà, in forme semplificate, in tutta la Mesopotamia, l'Assiria, l'Elam, l'Anatolia, la Siria-Palestina. Nel XV sec. a.C. raggiunse l'Egitto e i suoi sovrani l'adottarono per i rapporti internazionali.

Lo adottarono anche Ittiti, Hurriti e Urartei. Tavolette cuneiformi sono state trovate a Tartaria in Transilvania. Quasi tutti i dialetti semitici e varie lingue indoeuropee furono di tipo cuneiforme.

L'alfabeto moderno, attraverso la mediazione del greco, deriva da quello fenicio, ma questo si era avvalso dei grafemi di precedenti sistemi pittorici, tra cui anzitutto quelli sumerici.

La differenza tra i fenici e i sumeri stava nel fatto che i primi avevano capito che la voce umana è il risultato di infinite combinazioni di pochi suoni elementari, per cui i segni per rappresentare questi suoni rendevano superflui tutti gli altri numerosi segni delle scritture ideografiche.

Quando l'Impero Assiro venne sconfitto, nel 622 a.C., cominciò il declino della scrittura cuneiforme a favore del sistema alfabetico aramaico.

Nella zona di Babilonia il cuneiforme si mantenne fino al I secolo d.C. In varie aree del Vicino Oriente antico (Medio Oriente) e della Penisola Arabica si mantenne fin quasi alla vigilia dell'avvento dell'Islam.

Verrà decifrata dagli europei solo nella prima metà dell'Ottocento (d'altra parte la stessa civiltà sumerica fu scoperta solo negli anni Novanta del XIX secolo). Nel 1914 uscì la prima grammatica della lingua sumerica. Da notare che il sumero è una lingua isolata, cioè non collegata ad alcun altro linguaggio conosciuto.



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