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domenica 14 dicembre 2014

Ripensare un'altra e diversa Europa

Da un po’ di tempo l'euro è diventato il principale argomento economico trattato nei talk show politici , e non .
Sostanzialmente ci sono due teorie egemoni sul tema .



Da una parte i suoi sostenitori , che affermano che la moneta unica è imprescindibile e i suoi problemi sono risolvibili solo  dotando la BCE della facoltà di emettere obbligazioni.


Dall'altra , i suoi critici sostengono che con la moneta unica l'Italia e gli altri paesi del Sud Europa ( i cosiddetti " PIGS " )  hanno solo da perderci a scapito delle nazioni economicamente più forti ( Germania e Francia su tutte, anche se la Francia non gode più di buona salute ) e propongono un ritorno alle monete nazionali .

Inoltre molti di essi sostengono anche l'uscita dell'Italia dall'Unione Europea , mentre altri affermano che essa deve rimanere nell' Ue ma riacquistare la sovranità monetaria ceduta alla BCE .

Un tema su cui viene posta molta enfasi da entrambi i contendenti , è la situazione economica italiana prima dell'introduzione , nel 2002 , della moneta unica .

Secondo i sostenitori di essa , questo sarebbe stato un periodo molto " buio " caratterizzato dall'eccessiva spesa pubblica che avrebbe aumentato a dismisura il debito , mentre secondo i critici , questo sarebbe stato un periodo che , pur con tutti i problemi , avrebbe garantito un adeguato benessere economico generale: in effetti, negli ultimi anni ’90 l’Italia aveva segnato una buona crescita, vicina al 2% annuo. Questo periodo di grazia sarebbe venuto meno con l'avvento dell' euro .

Detta semplicemente , per i sostenitori dell'euro  il problema principale è il debito pubblico che deve essere ripagato al più presto , e la causa principale del suo aumento va addebita alla classe politica degli anni ottanta che, spendendo oltre il dovuto, ha avviato un sistema in cui tutti sono vissuti " al di sopra delle proprie possibilità " , e per questo ora sono necessarie e urgenti delle politiche  restrittive per continuare a seguire il trend europeo e per poi nuovamente tornare a  crescere .

Esiste anche una terza posizione che, senza chiedere l’uscita dall’euro denuncia l’impossibilità di superare la crisi con politiche restrittive e chiede una revisione profonda del Patto di stabilità per dar maggiore possibilità di spesa ai paesi membri in particolari difficoltà sociali,
Al di là di tutta la diatriba economica , penso che sull'euro e l'Unione Europea bisogna fare anche un ragionamento un po’ più generale , che tenga conto anche di questioni di carattere più specificamente politico e sociale .

Il problema non è tanto la moneta unica in sè , ma la cattiva gestione che ne è stata fatta e che non è coerente con l’idea originaria  della costruzione della stessa Unione e sia ormai scivolata verso politiche  antidemocratiche ed oligarchiche .

Infatti chi prende le decisioni veramente importanti sono i governi degli Stati membri  su proposta della Commissione Europea , la quale, a sua volta è sempre molto preoccupata di compiacere gli Stati membri, soprattutto quelli considerati più importanti; se i governi degli Stati membri sono espressione degli equilibri politici interni (ma non rappresentanti diretti del popolo), la Commissione  non ha nessun mandato popolare, ma è sostanzialmente designata dagli Stati (ancora loro);  il Parlamento ( l'unico organo eletto democraticamente nell' UE ) ha dei poteri di co-decisione con il Consiglio, ma sembra troppo spesso preoccupato di compiacere sia il Consiglio stesso, sia la proposta della Commissione.  In altre parole, i poteri a livello dell’UE sono molto squilibrati, per cui l’organo più forte, quello che ha l’ultima parola (il Consiglio) la spunta.

Il procedere senza se e senza ma verso la costruzione del super stato europeo , come vorrebbero i suoi sostenitori , in queste condizioni, sarebbe disastroso .

A parte chi ci guadagnerebbe da ciò , come le banche , le grandi imprese multinazionali e i politici devoti ad esse , il resto della popolazione continuerebbe ad essere sottoposto alle politiche di " lacrime e sangue " , imposte per volere del Consiglio e di quel mostro, non previsto dal Trattato, che è  la cosiddetta " troika " : Commisione Europea , BCE e Fondo Monetario Internazionale .

Anzi , la situazione sarà ancora più dura .

 Difatti  , per raggiungere il pareggio di bilancio introdotto  nella nostra Costituzione nel 2012 proprio per volere dell' UE , si dovranno attuare le " riforme necessarie " di cui tanto parlano i politici un giorno sì e l'altro pure , ovvero  politiche estremamente impopolari che porteranno a una fortissima diminuzione , se non al vero e proprio smantellamento , dello stato sociale insieme a una svendita a prezzi stracciati di ciò che rimane del patrimonio pubblico , e come conseguenza un graduale impoverimento di massa che interesserà sopratutto la classe media e quella lavoratrice , nonché i meno abbienti .

Come soluzione a questa situazione ci sono tante proposte : si va da chi sostiene che bisogna negoziare in ambito europeo e mettere in discussione il pareggio di bilancio e il recente " trattato sulla stabilità " ( fiscal compact ) , a chi richiede direttamente l'uscita dall'eurozona o dalla stessa UE .

L'ultima opzione , con i tempi che corrono , sembrerebbe la più plausibile, a condizione di valutare attentamente tutte le ricadute che l’uscita comporterebbe .

Infatti questa Europa unita , così com'è , appare irreformabile e più si va avanti più la situazione peggiora

Ormai essa è diventata un gigantesco " moloch " tecnocratico , del tutto funzionale agli interessi dei burocrati e dei lobbisti che la compongono e sostengono , ma assai disfunzionale per i popoli e gli individui che dovrebbe rappresentare .

Una soluzione possibile tra le tante potrebbe essere , non tanto tornare , sic et simpliciter , ai vecchi stati/nazione , ma semmai prevedere l’abbandono , prima che sia troppo tardi  ,di questo progetto ormai largamente im popolare  e porre le basi per un'altra Europa che vada al di là di questo modello che ci è stato propinato come l'unico possibile .

Difatti bisogna prendere atto del fallimento di questo modello e puntare al cambiamento .

Un cambiamento a 360 gradi che lasci alle spalle l'obsoleto sistema su cui si fonda l' Ue , incentrato sul dominio dell'economia e il cinismo tecnocratico  , e che serva da base per la creazione di un'altra Europa , fondata sull'autonomia e l'autodeterminazione di individui e comunità , dove non ci sia spazio per l'opprimente centralizzazione su cui è basata l'attuale UE .

Un'Europa diversa , basata sulla valorizzazione delle tante diversità ( a partire da quelle culturali ) che la compongono e non sull' omogeneizzazione di esse nel nome del profitto e degli standard burocratici , un' Europa basata sulla libertà e la solidarietà , e non sul dominio autoritario e oligarchico su cui è fondata oggi , non dominata da poteri forti nè regolata da rigidi schemi tecnocratici come avviene in questa obsoleta e disfunzionale Unione Europea .

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