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domenica 7 dicembre 2014

#Mafiacapitale. Spuntano nuovi nomi e i conti in Svizzera


Spuntano nuovi elementi nell'ambito dell'inchiesta che sta scuotendo Roma, Mafia Capitale. Gli inquirenti, infatti, sono riusciti a risalire ad alcuni conti in Svizzera, mentre, dalle intercettazioni compiute nei confronti degli indagati, spuntano nuovi nomi che ora rischiano di finire nella bufera.

Per esempio, Salvatore Buzzi, colui che gestiva la rete di referenti dell'organizzazione, in una conversazione sostiene di avere rapporti con Goffredo Bettini, europarlamentare in seno al Partito Democratico. Ma vi sarebbe stato anche un incontro con Gianni Letta, finalizzato ad agevolare l’accreditamento del Cara di Castelnuovo di Porto. E ancora: alla vigilia Buzzi parla con Luca Odevaine, oggi in carcere, ma un tempo vice capo di gabinetto con Veltroni, poi capo della polizia provinciale con Zingaretti e infine al Coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo del ministero dell’Interno. In tal occasione, Buzzi si rivolse a lui sostenendo: "A noi ce manda Goffredo con una precisa indicazione”.

In particolare, per quanto concerne il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo, emerge un dossier fabbricato appositamente per screditare il giudice che firmò la sospensiva per la gara: all'operazione partecipò anche un'ex assessore, Paola Varvazzo, che fornì una documentazione riservata per la compilazione del documento.

Sempre da un'intercettazione a Buzzi, spunta infine una maxi-tangente, da 700mila euro, che Breda Menarini avrebbe pagato per la fornitura di 45 filobus al Comune di Roma. Secondo quanto ricostruito, l'amministratore delegato di Eur, Riccardo Mancini, avrebbe preso i soldi per poi girarli a un politico per il momento sconosciuto: "“I soldi non se li è presi lui, li ha dati a un deputato", spiega infatti Buzzi al telefono. "Noi sappiamo a chi l’ha dati. Lo sa tutta Roma a chi l’ha dati”.

Ma dove sarebbero finiti tutti i soldi delle tangenti? A detta degli inquirenti, si troverebbero in Svizzera, o su conti di amici e parenti. Negli atti, d'altronde, si cita un viaggio di alcuni collaboratori di Carminati, la scorsa primavera, finalizzato "al compimento di operazioni bancarie di significativo interesse per l’indagine”, mentre Luca Odevaine, da quanto è emerso, avrebbe utilizzato i conti correnti della madre e dei figli per nascondere il denaro in Italia.

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