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lunedì 8 dicembre 2014

L'italia che amiamo, La ricerca scientifica in testa alle donazioni


Meno di un mese a Natale. È la fase dell’anno in cui associazioni no profit, ong, enti e gruppi di solidarietà e in generale una parte del Terzo settore si giocano molti degli equilibri finanziari dell’anno successivo. Come? Con la raccolta fondi. Fino a oggi – ieri? – realizzate fondamentalmente con l’invio di lettere cartacee o campagne sui media con annesso sms o telefonata solidale.

L’Onu, attraverso il Programma alimentare mondiale, MasterCard e Poste Italiane hanno da poco presentato uno strumento che promette di snellire il sistema: la prima piattaforma al mondo per microdonazioni online integrate ai canali di pagamento. Come tutte le iniziative filantropiche di MasterCard sfoggia l’etichetta Priceless Causes.

Primo obiettivo, la raccolta a favore del programma pasti scolastici del World Food Programme. Ma tecnicamente il sistema è utilizzabile per qualsiasi finalità. Per ora potranno aderire tutti i sottoscrittori della PostePay Evolution, la nuova prepagata di Poste Italiane.
Come funziona? Ci si registra alla piattaforma (desktop, ottimizzata per smartphone e tablet) e si abilitano le microdonazioni: da un minimo di 10 centesimi per ogni acquisto fisico e su store online. C’è anche un tetto massimo mensile di 10 euro. Successivamente, con l’eventuale allargamento ad altri enti, gestori, gruppi emittenti anche i titolari di altre carte potrebbero in teoria partecipare alla raccolta diffusa, che così rimane limitata alla pur cospicua platea di Poste.

“Ora gli italiani hanno un modo più semplice per sostenere il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite e offrire un pasto nutriente ai 20 milioni di bambini in età scolare a cui diamo da mangiare ogni giorno – ha detto Elisabeth Rasmusson, assistant executive director del World Food Programme – siamo onorati che Poste Italiane e MasterCard abbiano scelto il Wfp per questa iniziativa, e invito tutti a fare la propria parte per costruire un mondo a Fame Zero”.
Ma, al di là del nuovo strumento, come donano gli italiani? In occasione del lancio di Priceless Causes GfK Eurisko ha tentato di disegnare, con un’analisi aggiornata basata sull’osservatorio annuale sul tema portato avanti dal 2003 e un’indagine ad hoc, le fattezze della popolazione alle prese con la solidarietà.

Primo punto: ci guida anzitutto la vicinanza, cioè l’aver sperimentato certe situazioni a causa di un coinvolgimento personale (43%) e poi i mezzi di comunicazione (40%).
Fra le tre ragioni che ci spingono a versare qualcosa svettano invece la ricerca medico scientifica (32%), le emergenze umanitarie (17%) e il sostegno a chi soffre la fame in paesi in via di sviluppo(17%). Seguono l’aiuto ai più poveri in Italia, l’assistenza e la cura dei malati e la protezione degli animali.


Fra l’altro, il 51% del campione ha dichiarato un elemento essenziale, soprattutto dopo i tanti scandali degli ultimi anni: la propensione a donare cresce con la fiducia riposta nell’organizzazione che gestisce la raccolta. Tanto, si vede fra chi ha già donato, da raggiungere una sorta di fidelizzazione (80%).
Altri elementi che alimentano questo legame sono la trasparenza, cioè le informazioni sull’utilizzo dei soldi (39%) e la consapevolezza di poter effettuare un contributo decisivo o almeno concretamente utile (38%). Oltre che la possibilità di verificare in ogni momento i dettagli della donazione: ecco perché piattaforme come quella MasterCard-Poste potrebbero trovare diverse altre applicazioni.


Per le donazioni utilizziamo ovviamente, come per molti altri ambiti, lo smartphone e il tablet. Il telefono è sfruttato il 28% delle volte, il contante resiste infatti al vertice delle modalità. L’intervento di internet, almeno per chi è propenso o ha già effettuato donazioni, si colloca fondamentalmente nella possibilità di favorire la tracciabilità(74%), la flessibilità (73%) e la sicurezza (64%) delle proprie donazioni.


Insomma, per gestire meglio ciò che ora facciamo a mente, alternando (spesso nel caos) bollettini cartacei, messaggini o altri tipi di contributi. Anche perché, sempre stando ai numeri della ricerca, la solidarietà è percepita come gesto quotidiano dal54% degli italiani. E, a sorpresa, un atteggiamento da sviluppare – almeno per il 65% – ben oltre i periodi festivi.

“La tecnologia è un’opportunità reale per il no-profit e una scommessa da cogliere, oltre che un importante punto di connessione tra organizzazioni, istituzioni finanziarie e consumatori – ha spiegato Paolo Anselmi, vicepresidente di GfK Eurisko – nella percezione degli italiani la tecnologia semplifica la donazione e offre la visibilità e la sicurezza di cui hanno bisogno. Esempi virtuosi come la collaborazione fra MasterCard, World Food Programme e Poste Italiane possono stimolare gli italiani a trasformare la solidarietà in un gesto quotidiano”.

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