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lunedì 8 dicembre 2014

La Romania dopo Ceausescu

#NicolaeCeausescuIl 22 dicembre 1989 centinaia di omeni, armati solo di pietre e coraggio, misero la parola fine alla dittatura di Nicolae Ceausescu.
Il suo controllo del Paese, durato 25 anni, era stato completo e paranoico. Mentre i governi comunisti stavano crollando in tutta Europa, Ceausescu sembrava destinato a cavalcare l'onda di desiderio e di malcontento.

Il 17 dicembre le truppe spararono sulla folla, che si era radunata per fermare lo sfratto del pastoreLaszlo Tokes. Decine di persone furono uccise e le notizie della brutalità si diffuse in tutto il Paese.
In una settimana Ceausescu era sparito e rivederlo poco dopo, nelle vesti di detenuto giustiziato, è stato quasi scioccante.
«Ho pensato, “Mio Dio, uccidere qualcuno il giorno di Natale!” Non importa quanto male siano, questa dovrebbe essere una celebrazione della vita», ha detto il poeta dissidente Ana Blandiana, che ha trascorso anni sotto sorveglianza. L'immagine del despota cadavere fece il giro del globo e rappresentò l'inizio di una nuova era.
A 25 anni di distanza, il verdetto su ciò che è successo dopo è contrastante, come riporta la testata britannica “The Guardian”. Col passare del tempo, le vittime e gli autori di crimini risalenti al 1950 stanno morendo. Le speranze di coloro che volevano vedere qualcuno pagare per la morte di un genitore, la tortura di un coniuge, o di altri maltrattamenti sono state alimentate, quando la Corte europea di Strasburgo ha stabilito che non vi era alcuna prescrizione per i crimini contro l'umanità. «Nessuno è mai stato condannato», dice il capo dell'Istituto per l'inchiesta sui crimini comunisti e della memoria del esilio romeno, Cosmin Budeanca. «Alcuni casi sono aperti di fronte a pubblici ministeri, ma abbiamo bisogno di volontà politica che qualcosa accada».
#NicolaeCeausescuMolti sostengono che l'esecuzione del Ceausescu sia stata una falsa alba. «Sono certo, ora, che le rivoluzioni sono concepite da idealisti, emanate dai combattenti e sfruttate da opportunisti», ha dettoDumitru Mazilu, un funzionario comunista dissidente, incarcerato da Ceausescu per contrabbando.
Molti uomini di Ceausescu siedono ancora al Parlamento. Gli ex membri delle forze di sicurezza e le loro famiglie hanno ottenuto premi e non vi è stata alcuna giustizia per ex vittime del regime.
«In principio era tutto reale: i blocchi, le persone schiacciate dai carri armati», ha detto Romolo Rusan, direttore del Memoriale per le vittime del comunismo e della Resistenza, nonché marito di Blandiana. «Ma c'erano due tipi di persone nella rivoluzione: chi gridava "Abbasso il comunismo” e quelli che gridavano solo “Abbasso Ceausescu”. È stato il secondo gruppo, che ha creato il nuovo ordine politico dopo il 1989».
«Abbiamo vissuto tutti questi anni con l'illusione della libertà», ha detto Christina Dan, 30 anni. «Non erano i nostri leader: erano comunisti, che il giorno dopo la rivoluzione non erano comunisti».
Il 22 dicembre, 25 anni dopo la "rivoluzione", la Romania sarà guidata da un nuovo Presidente. Si crede che possa finalmente portare i profondi cambiamenti promessi un quarto di secolo fa. Klaus Johannis è estraneo alla politica. Ha stupito il Paese, vincendo le elezioni dove il suo rivale, il primo ministro Victor Ponta, era dato per favorito. Ex insegnante e sindaco di provincia, la sua vittoria al secondo turno è dovuta, in parte, ai romeni all'estero.
Nel frattempo sta crescendo la nostalgia per Ceausescu. Un sondaggio mostra che più di un terzo degli adolescenti nati e cresciuti dopo il 1989 dichiara che la vita era migliore sotto Ceausescu. "La grande vittoria del comunismo è stata la creazione di un popolo senza memoria", avverte una lapide presso l'istituto memoriale, istituito dalla Blandiana e Rusan. Questo risultato triste ancora ossessiona apparentemente il Paese, molto tempo dopo che il comunismo è stato bandito.
Ma i manifestanti, che hanno contribuito a spingere Iohannis al potere in base alle sue promesse di cambiamento, dicono che non permetteranno che questa sia un'altra rivoluzione rubata. «Hanno portato cinque milioni di persone a votare», ha detto George Epurescu, docente di fisica e presidente del gruppo di protesta Romania “Senza di loro”. «Questa è un'arma pericolosa, perché hanno ottenuto i loro voti, ma hanno anche risvegliato queste persone».

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