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domenica 7 dicembre 2014

La rivoluzione “gentile” delle donne iraniane


C’è una bellissima pagina di FB (in farsi e in inglese) che si chiama “My Stealthy Freedom” (la mia libertà rubata) che consiglio vivamente di visitare. E’ tutta costruita con foto accompagnate da semplici dichiarazioni (di donne, ma anche di qualche uomo) relative all’obbligo, per le donne, di portare lo hijab, ossia quel velo (in Iran deve essere nero o di colore scurissimo) che copre interamente i capelli. Un cappello o un berretto non sono sufficienti ... Anche i colori vivaci sono banditi e, chi li indossa, finisce per passare seri guai.
In Iran esiste un corpo speciale di polizia che ha il compito di controllare che le donne, per strada, portino lo hijab e che questo sia “regolamentare”. Non deve sfuggire nemmeno una ciocca di capelli, altrimenti questi "poliziotti della morale pubblica" fermano brutalmente le donne che, secondo loro, non rispettano la “morale” , le portano in questura a sirene spiegate e spesso  le picchiano (o peggio).
La tesi di  “My Stealthy Freedom” è che deve esistere la libertà di scegliere come vestirsi e come coprirsi il capo (se lo si vuole), ma questa tesi è affermata spesso con grande ironia come in un post di oggi in cui si vede un’auto della “polizia etica” coperta da un lenzuolo dove c’è scritto “Questo veicolo è stato sequestrato perché trasportava passeggere senza l’appropriato hijab e per inquinamento acustico (le sirene che polizia "etica" usa a manetta).  Il messaggio del post si conclude con una frase molto amara e molto esplicita “… e noi iraniani siamo ostaggi del nostro proprio ISIS. Questo è l’Iran”.
La gran parte dei post mostra donne vestite normalmente, senza palandrane e senza il velo, ma spesso queste ragazze portano grandi occhiali scuri ... Ci vuole, infatti, molto coraggio a farsi fotografare vestite in “modo non appropriato” perché è certo che l’occhiuta polizia "etica" degli Ayatollah ha un'attrezzata sezione di intelligence informatica il cui compito è scovare le "peccatrici" sul web.
Prima di chiudere citando un altro bel post di “My Stealthy Freedom” del 5 dicembre, a chi non conoscesse già la letteratura iraniana pubblicata in Italia, suggerisco un paio di libri da cui, in generale, si comincia quando ci si avvicina alla vita e ai costumi iraniani : “Leggere Lolita a Teheran” di A. Nafisi (Gli Adelphi) – “Persepolis” di M Satrapi (è uno splendido fumetto da cui è stato tratto anche un film) e poi di dare un’occhiata a questa pagina del Corriere della Sera per approfondire.


Avevo accennato ad un post particolare di “My Stealthy Freedom” del 5 dicembre: c’è la foto di un ragazzo con in mano un cartello che dice: “Agli uomini del mio paese, agli uomini che pensano che lo hijab rappresenti ‘l’intoccabilità delle donne’ … Ma la realtà è molto semplice: il loro slogan implica che proteggere le donne col hijab’ significa proteggerle da uomini che sono licenziosi, capricciosi, promiscui e lascivi, che si fanno eccitare alla sola vista di un capello femminile. Se gli uomini del mio paese non si percepiscono così, dovrebbero offendersi, leggendo queste osservazioni. Non c’è onore nel contrastare le donne, il vero onore è impedire che altri ledano i diritti della gente.”

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