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lunedì 15 dicembre 2014

La crisi della democrazia ci conduce ad un profondo rinnovamento culturale

Nel mondo contemporaneo la crisi della democrazia appare come una crisi di fiducia nella possibilità di sentirsi adeguatamente rappresentati. L’astensionismo, il disimpegno verso la politica, la scarsa partecipazione del cittadino alla gestione della cosa pubblica, tutto questo e altro ancora rende conto della situazione di post-democrazia che viviamo ormai da tanto tempo.


Nel ’43, quando il dramma della guerra non era ancora alle spalle ma già si pensava alla fatica della ricostruzione, Jacques Maritain scriveva che “lademocrazia è un paradosso e una sfida alla natura, alla natura umana ingrata e ferita, dalle cui aspirazioni originali e risorse di grandezza essa però attinge”. La democrazia, intesa come strumento attraverso il quale dar corpo al bene comune, scommette infatti sulla possibilità, per l’uomo, di resistere alla tentazione di chiudersi in se stesso, realizzando uno spazio di crescita integrale e personale; ma questo è un percorso tutt’altro che scontato.

Maritain stesso riconosceva, in quel saggio, che “l’ideale democratico va in direzione opposta alla natura, la cui legge non è l’amore evangelico”. Dichiarazione di sano realismo, nella misura in cui riconosce la tendenza nell’uomo a rinchiudersi nell’individualismo, a difesa del proprio interesse e della propria sicurezza Affermazione, tuttavia, che non si rassegna alla fragilità di una natura troppo incline all’auto-referenzialità, ma che scommette nella percorribilità un diverso cammino, quello che porta a uscire da sé e a entrare in comunione con l’altro. Processo, quest’ultimo, che va educato e sostenuto.

Una possibilità reale, ma ardua, mai scontata e mai acquisita una volta per tutte. “Nella grande avventura della nostra vita e della nostra storia, scrive ancora Maritain, essa (la filosofia democratica) punta sulla giustizia e sulla generosità: dunque sull’eroismo e sulle energie spirituali”.

Da questo punto di vista, la crisi della democrazia sembra doversi combattere, prima di tutto, attraverso una rinnovata azione culturale (e spirituale) capace di alimentare la speranza nell’uomo e nella sua capacità di mettersi in gioco e compromettersi con l’altro, per fidarsi di nuovo, per costruire assieme qualcosa di bello e di grande. Storicamente questa consapevolezza è maturata nella sofferenza e nel dolore; sarebbe auspicabile che noi riuscissimo a riattivare quel cammino…

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