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mercoledì 3 dicembre 2014

Il turismo: sole e mare e basta?

Il settore turistico è un pilastro dell'economia italiana per il suo contributo al PIL, per il volume di posti di lavoro che genera e gli effetti indiretti favorevoli su altri comparti dell'economia italiana.  Spesso però esso non è sufficientemente considerato come settore economico, forse a causa della sua trasversalità.  Le aziende turistiche italiane devono misurarsi in un ambiente estremamente competitivo. Esse sfruttano la leva dell’attrattività che il nostro Paese ancora genera, ma attualmente la competitività del prodotto e delle offerte turistiche è determinata anche da altri fattori, esogeni, che hanno una notevole incidenza (infrastrutture, governance, livello promozionale delle destinazioni, ecc..).
  L’Italia è turisticamente una multi – destinazione: ogni regione possiede caratteristiche uniche in termini di offerta, prodotti e sistemi oltre che di caratteristiche del comparto e delle proprie aziende.
Il mercato turistico è radicalmente cambiato: le abitudini, la mentalità ed i modi di consumo dei turisti si sono evoluti più velocemente di quanto abbiano fatto l'offerta e le destinazioni. È cambiata prima di tutto l’importanza stessa della domanda, oggi forza trainante del settore turistico, imponendo all’offerta di adeguarsi. Le destinazioni turistiche quindi per rimanere competitive devono evolvere in ottica di mercato. Il mercato turistico è sempre più diversificato, con un numero crescente di nicchie che cercano nel turismo esperienze specializzate.
Ai target tradizionali si sono aggiunti nuovi segmenti di mercato; sempre più destinazioni stanno adeguando la loro offerta a questi nuovi target, adattandola alle loro specifiche esigenze. I social media, i siti di recensioni e anche le applicazioni mobile assumono quindi ruoli sempre più centrali nell’organizzazione di una vacanza.
Così come emergono nuovi mercati cresce anche la richiesta di nuove forme di turismo, sempre più lontane dal turismo di massa standardizzato che ha dominato il mercato in passato: il turista vuole essere l’attore centrale della propria vacanza personalizzata.
In Europa, è in sensibile incremento il fenomeno degli short-break, che risponde al desiderio del nuovo turista di rompere la propria routine quotidiana effettuando, più volte durante l’anno, brevi soggiorni, dato che conferma una concezione della vacanza come bene irrinunciabile.
Cresce anche la richiesta per forme di turismo che consentono un’evasione dalla vita di tutti i giorni, come soggiorni in destinazioni autentiche, conservate, fuori dal clamore del mondo, eco-sostenibili, in grado di rigenerare corpo e mente. Non a caso, aumentano i soggiorni “slow” che permettono al turista di assaporare la propria vacanza lentamente, scoprendo con calma i piaceri che offre il territorio.
Il turismo delle città d’arte è sempre più strategico per il nostro Paese per i suoi buoni trend di crescita e per l’altrettanto buona stagionalità della quale gode e che richiama flussi durante tutto l’arco dell’anno.
La presenza in Italia di un esteso patrimonio di beni culturali unici per lo più ancora sconosciuti ai più è infatti una chiara dimostrazione di come il valore intrinseco di un bene artistico o architettonico, di una testimonianza storica o di una risorsa paesaggistica non si traduca necessariamente e automaticamente in una capacità “magnetica” di attrarre attenzioni, preferenze e scelte.
In particolare, favorire la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale sia come risorsa fondamentale per il potenziamento del sistema locale di offerta turistica che come precondizione imprescindibile per il recupero dell’identità delle popolazioni locali - soprattutto di quelle residenti in aree rurali e marginali - può costituire un aspetto per aumentare la competitività del territorio regionale in un quadro di coesione territoriale. 
Quindi integrare il turismo e la cultura. Al centro della narrazione del paese per rimarcare la nostra identità collettiva c’è il nostro patrimonio artistico-culturale , artistico-naturale attorno cui aggregare tutta la filiera delle eccellenze territoriali che passano per l’enogastronomia, per il fashion, per l’artigianato, per il religioso  ecc. ; connubio che funziona nella misura in cui siamo in grado di garantire modalità di fruizione efficace ed innovativa.
L’esperienza oggi del viaggio non è più contemplativa ma sensoriale, il turista vuole sentirsi temporaneamente cittadino del luogo in cui visita. Per questo bisogna valorizzare i turismi alternativi come il turismo del camminare. Valorizzare le specificità dei vari territori: storiche, culturali, archeologiche, enogastronomiche, puntando sulla varietà dei turismi.
Il tema del viaggio e di tutto ciò che esso rappresenta nella nostra vita. Seppure per brevi periodi e per destinazioni non tanto lontane, ci piace sottolineare il fascino di un’umanità in cammino, alla scoperta di ciò che dà senso al rapporto con se stessi, con gli altri e con l’ambiente che ci circonda.

gippi

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