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lunedì 1 dicembre 2014

Il Lavoro rende schiavi

"La schiavitù umana ha toccato il punto culminante alla nostra epoca sotto forma di lavoro liberamente salariato."
George Bernard Shaw- Uomo e superuomo

Uno dei dogmi fondamentali nell'odierna società capitalista è costituito dalla "necessità del lavoro".Il lavoro è considerato necessario per se stessi,per la comunità,il benessere e la felicità.Non si lavora per vivere,ma si vive per lavorare ,si vive ,parafrasando i CCCP, per "produrre,consumare e crepare" . Il lavoro è considerato come priorità essenziale da parte della società e si discrimina chi non c'è l'ha o l'ha perso.


Per chi e cosa si lavora?



Un tempo lavorare era considerato necessario per gli dei,o per Dio.Con la nascita degli Stati-Nazione divenne indispensabile per la "Patria" e la comunità(in Italia,durante il ventennio fascista fu coniato lo slogan "lavoratore, ricorda che anche tu sei soldato,che il tuo lavoro è la tua trincea").In realtà naturalmente le strumentalizzazioni dei concetti di "Dio","patria","comunità" nascondevano ben altri interessi assai poco nobili.Nella moderna società considerata "libera"(Goethe disse "nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo")il lavoro viene considerato come indispensabile addirittura per se stessi,per la propria libertà individuale e fondamentale per la crescita personale.Ma in realtà per chi e per che cosa si lavora?.A questa domanda,molti risponderebbero ,"per la propria sopravvivenza,per la vita,per la famiglia,per la casa" e così via.Ciò è vero in questo sistema,dentro il quale per vivere(o almeno vivere decentemente)è necessario cedere a un certo ricatto lavorativo,e detto in altre parole ,cedere la propria libertà in cambio del "benessere"(quando possibile),molte volte solo artificiale.Si produce e si consuma per il sistema e per la sua esistenza,si "produce" e si "consuma" per essere parte integrante di esso, un sistema basato sull'ingiustizia e sulle (false)illusioni.Lavorare per questo sistema a cosa serve ?Serve appunto per il mantenimento stesso dello status quo,milioni di persone non più persone ma robot del "progresso" disposti a tutto(anche la più massacrante tortura)per il denaro,che in questa società è sinonimo di vita e di felicità.Persone alienate e ormai solo automi indispensabili per la produzione sfruttati dalle multinazionali o dallo Stato i quali sono in gran parte responsabili della loro situazione,sfruttati dal sistema monetario basato sull'usura che lucra sulla loro vita.Persone,o ex persone,le quali devono essere competitive tra loro per non essere eliminate dal ciclo della produzione(che ormai costituisce la loro vita),non più persone ma merce da usare per i propri scopi per i padroni del sistema.

Il Lavoro rende schiavi


All'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz vi è una scritta:"Il lavoro rende liberi".Oggi sappiamo benissimo che non è così,nonostante si continui a propagandare questa menzogna e la gente continui a credere irrazionalmente nel dogma e mito del lavoro,magari facendosi persuadere da frasi come "il lavoro nobilita l'uomo".C'è da dire che il lavoro per questo sistema oltre che causa di innumerevoli morti,è causa anche di stress,infelicità,disperazione e altri "effetti collaterali" ma per i quali il sistema ha già provveduto con l'"antidoto" a essi:con le "cure" e la dipendenza dalle case farmaceutiche e dall'industria psichiatrica o ,in alternativa,dall'industria della droga e altri "rimedi" che a lungo andare diventano cause di altri problemi,indispensabili per mantenere la dipendenza verso il sistema.

Il lavoro non rende liberi,rende schiavi compulsivi di questo sistema fondato sulla guerra,sulla violenza e sull'ingiustizia quotidiana.


Uscire da questa situazione


Il sistema ha sempre bisogno di nuova forza-lavoro per continuare a esercitare il dominio e il controllo su di noi.Ultimamente,con l'aumentare del fenomeno del precariato e l'accentuarsi della competitività ,il Sistema tenta di far innescare l'ennesima "guerra tra poveri" per accumulare ancora più potere e rendere più forte il controllo sociale e mentale.In questo periodo di crisi,creata dagli organismi sovranazionali del Potere come le banche e le multinazionali con la complicità degli Stati nazionali,e mentre il Sistema accentua la sua guerra contro i popoli,è urgente una campagna di resistenza contro di esso e i suoi metodi di controllo,tra i quali si annovera il lavoro.Non bastano più gli scioperi indetti dai sindacati contro la (mala)gestione delle fabbriche e delle aziende e contro i licenziamenti in massa.Il lavoro per il Potere e per il riciclo infinito dell'ingiustizia non deve essere un'obiettivo,ma semmai si deve rifiutare,anche grazie a pratiche non violente come la disobbedienza civile.Si deve mettere in discussione il lavoro basato su basi gerarchiche e basato sulla rigida divisione tra "schiavi" e "padroni".Si deve riscoprire il lavoro autonomo e libero,individuale o collettivo,il cui scopo sia prima di tutto l'assicurazione del necessario per vivere e il perseguimento della felicità e di un vero benessere e non solo la sovrapproduzione necessaria al ciclo del sistema-capitale.

«In fondo, (...) si sente oggi che il lavoro come tale costituisce, la migliore polizia e tiene ciascuno a freno e riesce a impedire validamente il potenziarsi della ragione, della cupidità, del desiderio di indipendenza. Esso logora straordinariamente una gran quantità di energia nervosa, e la sottrae al riflettere, allo scervellarsi, sognare, al preoccuparsi, all'amare, all'odiare».


Friedrich Nietzsche-Aurora


Questo meccanismo delle otto ore di lavoro ogni giorno, produce da sempre tensioni sociali, nevrosi, depressioni, malattie e soprattutto la sensazione precisa di perdere per sempre l’occasione della vita.

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