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sabato 20 dicembre 2014

Il diritto di vivere “altrove” : i Siriani alla stazione di Milano


La Stazione di Milano Centrale è una grande stazione antica, oggi rinnovata secondo il principio architettonico del “viaggiatore cattivo” nel senso latino e palermitano (le mura delle cattive) di prigioniero. Prigioniero di una sorta di centro commerciale dove, se cerchi l’essenziale, per esempio il binario da cui parte il tuo treno, non lo trovi e devi stare col naso in aria, a rischio borseggio o peggio, a guardare un tabellone luminoso che ti darà il numero giusto appena due minuti prima della partenza. Se, invece, vuoi darti allo shopping, non c’è problema: puoi rivestirti da capo a piedi, scegliere profumi e dolciumi a volontà, gratificarti col gioiello che sogni da sempre e poi comprare sigarette e biglietti della lotteria e perfino libri… Il tutto alla sola condizione di avere tempo e denaro (molto denaro) a disposizione.
Della vecchia e antica Milano Centrale è rimasta la struttura esterna e l’accesso dal Piazza Duca d’Aosta  attraverso tre ampie scale di marmo che portano ai binari. Questi scaloni sono interrotti da slarghi come terrazze che i milanesi chiamano “mezzanini”. Una volta ci stazionava qualche senzatetto. Poi è diventato il luogo di ritrovo nei giorni liberi, degli extracomunitari, specie nella stagione fredda. Da oltre un anno intere famiglie di profughi siriani aspettano per giorni e settimane l’occasione buona e il necessario espediente per passare la frontiera e continuare verso Nord: la Germania, la Svezia, l’Olanda.
Qualche notizia si è degnata di darla anche la grande stampa. Ci ha detto, in termini piuttosto vaghi, che i profughi che arrivano dalla Siria, a volte dopo viaggi di mesi, un po’ a piedi, un po’ in mare, con l’ultima tappa nei campi di raccolta libici e poi il passaggio verso l’Italia sui barconi dei trafficanti di uomini, donne e bambini, sono spesso persone benestanti, professionisti, gente che vuole disperatamente rifarsi una vita e ha un suo progetto migratorio che nessuno prende in conto. Non vogliono lo status di rifugiati politici che li obbligherebbe, secondo la Convenzione di Dublino, a rimanere in Italia nelle condizioni e con l’assistenza pelosa di cooperative disoneste come troppo spesso abbiamo visto. Vogliono andare altrove. Dicono che l’Italia è bella (l’hanno vista dai finestrini dei treni venendo nella capitale lombarda dalla Sicilia, dalla Puglia, dalla Calabria), ma vogliono passare il confine. Poi dovranno passarne un altro e un altro ancora...
Quello che i giornali non dicono è che le giuste aspirazioni di queste persone non trovano spazi nelle leggi nazionali e nelle norme europee e internazionali per esercitare quel diritto fondamentale che è il diritto a spostarsi nel mondo. Come al solito, è più facile per un carico di merci contraffatte (basta avere le scartoffie necessarie e ben contraffatte anche quelle … e che ci vuole?) passare 10 frontiere che per una famiglia andare a vivere altrove con tutte le carte in regola. Per forza l'Europa è percepita come una fortezza: in effetti lo è. Qualche innominabile dirà che la gente che vuole muoversi deve avere documenti e visti e permessi perché la legge così impone e così deve essere. E chi non ha i “requisiti” fuori, raus , yalla yalla.
Eppure tutti dovrebbero sapere che questi uomini, donne, bambini scappano da una guerra terribile, da una dittatura e soprattutto dalle propaggini dell’ISIS in Siria.
Quello che i giornali non dicono è che le famiglie siriane, appena arrivate sul “mezzanino” della Centrale, vengono assalite dagli “scafisti di terra” che – a pagamento – si offrono di organizzare il passaggio del confine con pulmini, auto private o addirittura a piedi. Sono bande criminali ben organizzate che si buttano sui siriani “come api sul miele” per usare l’espressione di Pierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali del comune di Milano. L’antidoto a questa ulteriore aggressione sono solo le ONG che operano nel sociale, ma che possono unicamente inventare modi per mettere a disposizione di queste famiglie un tetto, un po’ di aiuto e il sorriso di incoraggiamento della gente per bene che ancora c’è in questo paese in disfacimento. Non possono, però, per quanto serie e coraggiose siano (e bisognerebbe nominarle tutte, ma non vorrei dimenticarne qualcuna) trovare vie legali per aiutare questi migranti a finire il loro peregrinare come vorrebbero. Perché non ci sono leggi adatte a fenomeni eccezionali e sconvolgenti come quelli a cui stiamo assistendo ormai da alcuni anni. E quelle che ci sono, sono fatte male e quindi sono crudeli per chi fugge dal dolore, dalle guerre e dalle oppressioni, ma lo sono anche per noi che, quasi quasi, siamo portati a pensare che almeno gli “scafisti di terra” il problema, in qualche modo, lo risolvono…
Le prime famiglie siriane sono approdate a Milano nell’autunno del 2013. Molti sono riusciti ad andarsene per vie diverse. Il turn over è stato importante. Da più di un anno si fa la lagna sull’Italia che è stata “lasciata sola dall’Europa”, ma nessun politico, negli stupidi talk-show che frequenta, spiega quale dovrebbe essere la soluzione. Eppure le soluzioni sono almeno due: la prima, la definizione di una vera a propria politica d’asilo comune europea che preveda la possibilità per chi chiede la protezione dell’UE, di scegliere l’approdo finale. La seconda, sarebbe quella di aprire dei “corridoi umanitari” che portassero queste persone là dove vogliono andare. La seconda soluzione potrebbe precedere la prima perché avrebbe un carattere di emergenza e anche di sperimentazione. Ma finora né il Commissario europeo preposto, né un deputato al Parlamento europeo, né uno Stato membro dell’UE hanno presentato un’ipotesi concreta di soluzione.

Se dei giuristi e delle persone serie che capiscono che cosa significhi cercare un luogo dove vivere e lavorare in sicurezza volessero fare delle proposte … noi di FREE ITALIA siamo pronti ad appoggiarli e a fare la cassa di risonanza delle loro idee.
(giacomina cassina)

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