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sabato 27 dicembre 2014

Il compagno V.I. Ulyanov ... lui sì che aveva capito tutto!

Lenin a 4 anni
Quando ritrovo un libro che ho già letto e che spesso mi ero scordata di avere, adotto una tecnica semplice per valutare se rileggerlo, rimetterlo dove l’ho trovato o buttarlo: lo apro a caso e vedo il brano che mi capita. Oggi ho trovato “L’emancipazione della donna”[i], una raccolta di conferenze, scritti e lettere di Vladimir Ilyich Ulyanov detto Lenin. Ma l’unico ricordo che ho avuto, immediatamente, è che questo libretto stava nella lista dei testi sacri che avevo dovuto studiare quando il primo gruppuscolo in cui ho militato (1971) mi ha sottoposta all’esame di ammissione. Inutile dire che ne avevo rimosso tutto del contenuto e che l’ho aperto con una certa curiosità.
La prima frase letta contiene questa perla: “… La situazione della donna per quanto riguarda i lavori domestici, resta tutt’ora penosa. Perché la donna sia completamente libera e realmente pari all’uomo, bisogna che i lavori domestici siano un servizio pubblico e che la donna partecipi al lavoro produttivo generale …”
La prima riflessione è poco più di una chiosa: se libertà e parità derivano dalla partecipazione al “lavoro produttivo”, il “lavoro domestico” è meno rivoluzionario del lavoro produttivo. Ma (seconda riflessione) se i lavori domestici devono diventare “servizio pubblico” chi li farà, concretamente? Se il pupo strilla di notte ci sarà un servizio sanitario e di puericoltura per ogni palazzo? Se rovesciate il bricco del tè chi ripulirà il pavimento? Se il marito, lavoratore produttivo, arriva a casa ubriaco e vomita, chi gli tiene la fronte durante la bisogna?
Poco dopo, il compagno Lenin mi chiarisce una cosa che immaginavo solo vagamente … Dice, nel suo discorso alla “IV Conferenza delle operaie senza partito della città di Mosca” il 23 settembre 1919 :  “Voi tutte sapete che, anche quando esiste una piena uguaglianza di diritti, questa oppressione della donna continua in effetti a sussistere, perché sulla donna cade tutto il peso del lavoro domestico che nella maggior parte dei casi, è il lavoro meno produttivo, più pesante, più barbaro. E’ un lavoro estremamente meschino che non può, neanche in minima misura, contribuire allo sviluppo della donna.”
Beh, confesso che un po’ mi sento offesa. Quando mi riesce un soufflé che per anni si è ammosciato tristemente, perché non dovrei sentirmi realizzata, almeno come produttrice di soufflé? E poi mi sembra di essere socialmente utile e altamente produttiva quando fascio una caviglia dolorante in famiglia oppure aggiusto un perno difettoso della porta, oppure ancora ripulisco la libreria e trovo vecchi libri del cavolo di rivoluzionari del cavolo che mi mandano in crisi … già, perché la colpa è mia che sono una sporca piccolo-borghese individualista (questo Vladimir Ilyich non l’ha scritto, ma è come se l’avesse fatto) …
Anche Lenin è "di ramazza"
Non mi resta che cercare di capire come trasformare il lavoro domestico in servizio pubblico perché, confessiamolo, l’idea è stimolante. Continuo. E Lenin continua “Per liberare la donna ‘dalla schiavitù’ del lavoro domestico" cioè “da un’attività meschina, degradante, improduttiva” (e voilà, insiste …) ci vorrà tempo “sarà un lavoro di lunghi anni, un lavoro che non darà risultati rapidi né produrrà effetti brillanti.”  Sarà che sono davvero una piccolo-borghese ma, chissà perché, mi viene da pensare che anche i cicli rivoluzionari hanno la loro “politica dei due tempi” …  
Macché, non ho capito che la macchina del socialismo nel 1919 è già in marcia con quelli che oggi chiameremmo progetti-pilota. Dice, infatti il compagno Lenin: “Noi creiamo istituzioni modello, mense, nidi d’infanzia per liberare le donne dai lavori domestici.” Purtroppo, ammette Vladimir Ilyich, finora ce ne sono pochini di questi progetti-pilota… però attenti compagni, anzi, compagne, perché “… il lavoro per organizzare tutte queste istituzioni toccherà innanzitutto alle donne.”
L’avrei giurato … Così se la trasformazione del lavoro domestico meschino, improduttivo, barbaro in servizio pubblico non riuscirà, ci saranno almeno delle responsabili…
Confesso che ho letto tutta la Conferenza in questione: un pippone terribile che deve aver suscitato ben pochi entusiasmi tra la “operaie senza partito” della IV Conferenza a loro dedicata.
Ma mi è venuta una gran voglia di rivedere quel bellissimo e umanissimo film “Good bye Lenin”. Ve ne lascio un trailer con l’augurio di trovare, nei vostri angoli dimenticati, tanti libri di poesia e di arte e di provare ad applicare la “mia” tecnica di selezione a quelli.  
P.S. consiglio anche la calma e integrale lettura di questo ottimo saggio di Miriam Mafai.
(giacomina cassina)




[i]  V.I. Lenin, L’emancipazione della donna, Le Idee, Editori Riuniti, 1970

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