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venerdì 5 dicembre 2014

Albero di Natale: origini e tradizioni del simbolo delle feste

Oltre al presepe,l’albero di Natale è una delle più diffuse usanze natalizie. Addobbato con piccoli oggetti colorati, luci, festoni, dolciumi ecc., allestito in casa o all’aperto, preparato qualche giorno o qualche settimana prima di Natale (spesso nel giorno dell’Immacolata Concezione) e rimosso dopo l’Epifania (anche se, in alcune località dell’Italia meridionale, rimane nelle case fino alla Candelora); è un vero e proprio must di questo periodo.
Ma da dove deriva tale usanza? L’albero cattolico è forse un parente del frassino cosmico Yggdrasil della mitologia nordica, dalle cui foglie scende il liquido della vita e ai cui piedi si radunano gli Dei per decidere le sorti degli uomini? O è imparentato con il Kien Mu, l’albero universale cinese che divide il mondo tra sopra e sotto, tra regno inferiore, umano, e quello celeste? Ha qualcosa a che vedere con Asvattha, l’albero rovesciato indiano, le cui radici convogliano dalle nubi verso il basso l’energia sacra; in seguito identificato con il Ficus sotto il quale Buddha ricevette l’Illuminazione? L’elenco di presunte origini è interminabile: si pensi alle Americhe, dove si trova il simbolo azteco di Quetzalcoatl, un cubo aperto su cui crescono 4 grandi alberi cosmici; all’albero del Paradiso proprio della mitologia Maya, personificazione del dio della pioggia Tlaloc (“colui che fa germogliare”). Il fascino delle piante, infondo, non ha risparmiato neppure la Bibbia (a parte l’albero dell’Eden, è noto il salmo che canta :”Il giusto fiorirà come la palma, si moltiplicherà come il cedro sul Libano”.

E’ noto che i Romani, in onore di Attis, usavano ornare con oggetti votivi (cembali, fiasche ecc.) l’abete sacro; mentre i Greci, per la dea Artemide, sventolavano rami con una pigna alla punta. I Celti, sacerdoti e sacerdotesse druidi, decoravano i loro alberi sempreverdi, abeti rossi e bianchi, per le celebrazioni del giorno più corto dell’anno. Tra i Vichinghi dell’estremo Nord dell’Europa, invece, l’abete rosso, molto diffuso a quelle latitudini, era ritenuto ricco di poteri magici poiché non perdeva le foglie nel gelido inverno. Gli alberi di abete venivano tagliati, portati a casa e decorati con frutti, ricordando la fertilità che la primavera avrebbe ridato agli alberi. Nell’Alto medioevo, i primi alberi di Natale erano chiamati “alberi del Paradiso” e venivano decorati con mele ( una chiara allusione, questa, al peccato originale) e con ostie (simbolo del corpo di Cristo, sacrificato per scontare il peccato originale). Col tempo, le ostie furono poi sostituite da candele, noci, castagne, dolci e biscotti, come simboli della Redenzione di Cristo. L’abete è l’albero più utilizzato per essere addobbato, in quanto sembra vitale anche se reciso, mantiene a lungo gli aghi, il colore e il profumo. In Europa, però, sono molto usati anche i pini (soprattutto il pino silvestre e il pino cembro), mentre in Nord America, America Centrale e Sud America, le specie cambiano: douglasia,sequoie, cipressi, ginepri, araucaria. Il pino d’Aleppo è usato nel Sud per decorare e creare il fondo dei presepi.

Una storia lega l’albero di Natale a San Bonifacio, nato in Inghilterra intorno al 680, che evangelizzò le popolazioni germaniche. Si narra che il Santo affrontò i pagani , riuniti presso la “Sacra Quercia dl Tuono di Geismar” per adorare il dio Thor. Con un gruppo di discepoli, San Bonifacio arrivò nella radura dove si trovava la Sacra Quercia e, proprio mentre si stava per compiere un rito sacrificale umano, gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor». Presa una scu e cominciò a colpire l’albero sacro. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti. Dietro l’imponente quercia, stava un giovane abete verde. San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani, così: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà». Bonifacio riuscì a convertire i pagani e il capo del villaggio mise un abete nella sua casa, ponendo sopra ai rami delle candele.

Ma è la città di Riga, capitale della Lettonia, a proclamarsi sede del primo albero di Natale della storia: nella sua piazza principale si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il “primo albero di Capodanno” fu addobbato nella città nel 1510. Alcuni documenti ci dicono che in Alsazia, nel nord-est francese, nel 1521, i cittadini furono autorizzati a tagliare il loro albero di natale, mentre una cronaca di Strasburgo del 1605 precisa che per Natale si portano in casa degli abeti, si mettono nelle stanze e si ornano con rose di carta colorate, mele, zucchero e oggetti dorati. Da allora, l’albero addobbato cominciò a rappresentare una tradizione natalizia estesa a molti altri popoli del nord Europa. Fu grazie a Johann Wolfgang Goethe che l’albero si impose a Weimar, importantissimo centro culturale dell’epoca. Nell’opera “I dolori del giovane Werther”, datata 1774, l’albero di Natale fa il suo ingresso, per la prima volta, anche nella grande letteratura. Nel 1840, la principessa Elena di Germania, sposa del duca d’Orleans, allestì il suo albero natalizio alle Tuileries di Parigi, tra lo stupore della corte. Solo 8 anni dopo, in Germania, apparve il primo ornamento in vetro: un kugel, una larga palla incavata di dimensioni comprese tra i 3 e i 20 cm. Le più piccole, venivano utilizzate proprio per decorare l’albero.

Nel 1841, con l’arrivo alla corte inglese del principe Alberto di Sassonia, marito di origine tedesca della regina Vittoria, l’usanza di addobbare un albero di abete si diffuse rapidamente in Inghilterra e poi, da lì, in tutto il mondo. La regina Vittoria, infatti, fece pubblicare persino un’immagine del suo albero di Natale su una celebre rivista dell’epoca: “Godey’s Lady’s Book”. Verso la fine del 1800, ormai, si trattava di una vera e propria moda che aveva letteralmente preso piede in tutte le corti europee tra le famiglie della nobiltà. Anche la Regina Margherita (1851-1926), moglie del Re d’Italia Umberto I°, ne fece allestire uno, in un salone del Quirinale, dove la famiglia reale abitava. Si trattava di una novità, piacque moltissimo e l’albero divenne di casa tra le famiglie aristocratiche italiane. E in ambito ecclesiastico? Era il 1982 quando, per la prima volta,Giovanni Paolo II fece collocare un abete ornato nel centro del colonnato del Bernini. Si trattava di un dono di un contadino polacco che lo trasportò a Roma sul suo camion. Da allora in poi, per espresso volere del Santo Padre, si ripete puntualmente la tradizione a ricordo della Natività di Gesù: viene allestito un presepe ai piedi dell’Obelisco e alla sua destra viene eretto l’albero di Natale, donato ogni anno da una regione montana diversa dell’Europa. Benedetto XVI considera esso un : “Significativo simbolo del Natale di Cristo, perché con la sue foglie sempre verdi richiama la vita che non muore”, “la forma svettante, il suo verde e le luci sui suoi rami sono simboli di vita”, che “rimandano al mistero della Notte Santa”; mentre Giovanni Paolo II disse: : “Accanto al presepe troviamo il tradizionale albero di Natale che è un’usanza anch’essa antica, che esalta il valore della vita perché nella stagione invernale, l’abete sempre verde diviene segno della vita che non muore”.

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