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mercoledì 19 novembre 2014

Sprechi e sicurezza nella scuola

scuolaForse è possibile affermare che lo Stato può ancora risparmiare nell’ambito dell’istruzione! «E come?» Direte voi. Ebbene dobbiamo solo eliminare gli sprechi. Lasciate che sfoghi il mio disappunto!
Per esempio, qualcuno sa dire a cosa servono i Dirigenti Scolastici?
Qualcuno risponderà che servono per organizzare il lavoro dei docenti; no, in genere i docenti, anno per anno, riprendono le attività di routine senza bisogno di alcuno.

Allora sono utili per assegnare le cattedre; sì, in effetti è lavoro del preside l’assegnazione delle classi ai nuovi docenti ma è comunque un lavoro che si risolve in breve tempo, in un mattino; potrebbe quindi svolgerlo un qualunque impiegato della pubblica amministrazione.
 Altri affermeranno che sono indispensabili per la sicurezza; no, il Dirigente demanda ad un docente l’applicazione delle norme per la sicurezza degli alunni. Il Preside passa solo le relazioni a chi di dovere e questo potrebbe farlo il docente incaricato.
Alcuni diranno allora che si occupa della didattica; neppure questo! Ascoltando dei docenti anziani discutere sulle funzioni del Preside, la cosa assolutamente certa è che sono rarissimi, quasi inesistenti, i Dirigenti che si occupano di didattica ora e nel passato.
Allora si interessa dei rapporti con i genitori. E’ vero, talvolta accade, ma solo nei casi di forti tensioni tra docenti e genitori e serve esclusivamente per dare al genitore una valvola di sfogo, altrimenti i rapporti vengono tenuti più proficuamente coi docenti o col responsabile di classe.
Le informazioni avute da coloro che hanno seguito i corsi (con esame finale) per diventare Dirigente Scolastico, raccontano la grande attenzione che si dà alla sicurezza, al rispetto formale delle leggi (per non incappare in denunce e multe devastanti per chi ha uno stipendio limitato) cioè alla burocrazia. Nulla che invada il campo della didattica e della cura psicofisica dell’individuo.
Dall’esposizione di alcuni novelli Presidi si evince che la loro funzione si limita esclusivamente alla forma; potremmo dire che gli esperti, che tengono questi corsi, facciano dell’autentico terrorismo. I nuovi Presidi hanno infatti paura anche della loro ombra e spesso sono un ostacolo alla realizzazione dei programmi didattici proprio per il terrore di essere intrappolati in questioni giudiziarie.
Certo, possiamo comprenderli poiché in quest’epoca le persone, in questo caso i genitori degli alunni, vociferano più di denunce verso gli insegnanti e le scuole che di qualsiasi altro argomento che riguardi l’educazione e la crescita del figlio.
In una scuola media Il Dirigente ha voluto che si esponesse un cartello su una porta di metallo con la seguente dicitura: «ATTENZIONE! SCALA A UN METRO E MEZZO DALLA PORTA» e poi ancora su una porta a vetri che conduce all’esterno: «VIETATO CORRERE DOVE CI SONO PORTE A VETRO»
 La scorsa settimana un ragazzo, rappresentante d’Istituto che frequenta l’ultimo anno di liceo scientifico, era sgomento per le decisioni prese dalla Preside, riguardo la sicurezza; in laboratorio di chimica ha vietato l’uso sia del becco Bunsen (fornellino a gas che consente una serie di esperimenti alla fiamma sugli elementi) che dell’acido cloridrico, che è la base di moltissime reazioni chimiche. La sua indignazione era al massimo grado. Cosa si fa in un laboratorio di chimica senza questo strumento e questo componente chimico?
Nell’istituto di agraria il Dirigente scolastico ha proibito da anni ai ragazzi l'uso delle cesoie da potatura degli alberi perché pericolose. Per imparare a potare i ragazzi assistono alle performance di un giardiniere che esegue il lavoro mentre gli alunni guardano.
Da ciò si deduce che, poiché tutti coloro che hanno frequentato queste scuole negli anni passati usavano gli strumenti ora vietati, e non erano supportati da tutti questi cartelli su porte e finestre, eravamo tutti degli sconsiderati irresponsabili. Ma, sorge spontaneo questo pensiero, “i giovani diciannovenni che finiranno gli studi a luglio e avranno la fortuna di trovare subito un lavoro, potranno e sapranno usare il becco Bunsen? E le cesoie? E le pinzatrici (e se dovessero pinzarsi un pezzo di pelle assieme alla carta)? E le forbici?
Ci manca l’informazione sulle scuole di cucina; speriamo bene che i ragazzi servano in tavola coltelli e forchette di gomma perché sia di plastica che di metallo sarebbero pericolosi. 
Per chiarire quanto sia utile un Preside in una scuola, possiamo citare il caso di un Preside napoletano che si presentava a scuola ad inizio e a fine anno; stava a Napoli per la durata di tutto l’anno scolastico. Che ne dite?
Certo è un caso sporadico ma sono molti i Dirigenti che si presentano a scuola in modo assai discontinuo.
La nostra società ha raggiunto, negli ultimi anni, dei livelli inaccettabili di assurdità, di stoltezza. Si pensa alla sicurezza dei giovani interpretando la parola sicurezza col significato di “eliminazione di esperienza pratica”. Si vogliono togliere ai giovani i momenti di azione sperimentale per non rischiare e evitare le responsabilità che un educatore deve prendersi, sia esso genitore, docente, Dirigente di scuola, dell’incolumità dei giovani. Questo tipo di educazione “passiva” sta creando giovani disadattati perché manca, nel loro storico, un sano e corretto e responsabile rapporto con gli oggetti, che lo conduca a vivere con sicurezza, senza paure usando agilmente le varie parti del corpo.
Si pensi al caso di quei genitori (non tutti fortunatamente) che vietarono ai figli dodicenni di usare e di portare a scuola le taglierine, utili a tagliare gli oggetti di polistirolo, per la realizzazione di patchwork, ad integrazione di lezioni sui materiali plastici e i tessuti. Alcuni genitori rifiutarono di consegnare al figlio le forbici atte a tagliare stoffa e permisero l’uso esclusivamente di forbici di plastica con punta arrotondata (che, ovviamente, erano inutilizzabili per lo scopo). 
Forse non ci si meraviglierebbe così tanto, se non sapessimo che la docente aveva fatto quest’esperienza ripetutamente negli ultimi trent’anni e che mai nessuno si era sognato di criticare l’attività né di vietare l’uso di quegli strumenti e che il massimo dei danni fu qualche taglietto sull’indice da parte dei ragazzi più maldestri, per inesperienza o distrazione. Evidentemente allora si dava senz’altro molta più fiducia di adesso al docente e al proprio figlio. Col passare degli anni i docenti hanno potuto verificare in effetti che le abilità manuali sono calate in modo preoccupante: l’uso corretto della forbice (saper tagliare carta con un tracciato curvo o stoffa senza strapparla) o di strumenti da disegno sono ormai attività considerate “difficili”.
A questo proposito vengono in mente i bambini di Lombok, di sei o sette anni, che, per guadagnare qualche soldo per la famiglia, offrono ai turisti degli ananas di incredibile bontà, portando con sé il frutto e un autentico machete, lungo come il loro corpicino e molto pesante. Trovato l’acquirente, la bimba si pone davanti al turista e inizia, con pochi tagli perfettamente studiati e calibrati, a ripulire la scorza dell’ananas fino a presentarlo come un cono gelato da tenere dal ciuffo secco.
Ad alcuni dei ragazzi italiani non è consentito neppure l’uso del coltello a tavola fino tarda età, e neppure l’uso della forbice. Si spiegano a questo punto i tanti incidenti casalinghi e alcuni dell’ambiente di lavoro! Se non si imparano le regole d’uso di strumenti “pericolosi” già in tenera età, ovviamente, nel momento in cui si cerca di recuperare il tempo perduto, la mancanza di manualità e di esperienza conduce a situazioni pericolose. Meno si usano certi strumenti e meno esperienze attive si fanno e più il pericolo è maggiore: la sicurezza nasce proprio dalla conoscenza di gestione di certe situazioni.
Insomma, anche in questo campo la scuola e la vita reale sono ad una distanza stellare.

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