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giovedì 20 novembre 2014

SESSO E POTERE: LA STORIA FATTA SOTTO LE LENZUOLA

Questa è una parentesi della storia del sesso che va ben oltre i confini di una camera da letto. Questa è una manciata di piccole storie esemplari selezionate per spiegare che, a volte, l'uso spregiudicato della sessualità consente di trarre vantaggi e di raggiungere traguardi irraggiungibili.
Il sesso è il motore della storia... e probabilmente a questo si riferiva il pittore francese Gustave Courbet quando, nel 1966, intitolò L'origine del mondo un suo capolavoro che ritraeva in primo piano gli organi genitali di una donna anonima.

Per raggiungere il potere, uomini e donne hanno sempre sfruttato tutti i mezzi a disposizione. Approfittando con talento delle qualità estetiche donate da madre natura, molti dei personaggi che incontreremo si sono aiutati, oltre che con il sesso, con la crudeltà, la spregiudicatezza, l'intelligenza e la furbizia per raggiungere i loro fini.
Molti di questi personaggi sono donne che grazie alla bellezza, ma anche all'intelligenza, all'ironia, all'intuizione e alla perseveranza, hanno conquistato il potere riuscendo persino a rivoluzionare la storia di regni e Stati. Ma anche gli uomini, abbandonando il ruolo di cacciatori, spesso hanno preferito diventare prede per conquistare una fetta di autorità nei Paesi in cui vivevano.

Nelle civiltà passate il sesso aveva anche una valenza religiosa e sociale. In molti popoli l'accoppiamento era considerato un atto sacro e per questo rivestiva un ruolo di primo piano nella religione. La possibilità di procreare offriva l'occasione di accomunarsi col divino, imitando gli dei che avevano popolato la Terra. Il piacere dava l'estasi e sublimava la mente e per questo le pratiche sessuali etero e omo erano parte integrante di molti rituali.



Frine davanti ai giudici

Nelle religioni pagane c'erano rituali che prevedevano, oltre ai matrimoni sacri celebrati nei templi, anche riti iniziatici, culti misterici a sfondo erotico e orge sacre che propiziavano la fertilità dei campi. Queste pratiche erano state ereditate dalle epoche preistoriche, nelle quali si praticava il culto della Grande Dea esaltando la figura femminile non solo sotto l'aspetto erotico.
Con l'avvento di forme sociali più complesse, le divinità maschili presero il sopravvento su quelle femminili, manifestando caratteri eroici e guerrieri, mentre le divinità femminili assunsero in generale caratteri erotici ancor più spiccati.
Tra gli dèi greco-romani che popolano l'Olimpo, tutti fortemente caratterizzati sessualmente, spicca Zeus, il più donnaiolo e libertino delle divinità maschili, che insidiava ninfe, dee e mortali. Un altro esempio di forte interdipendenza tra sesso e sacro lo troviamo in Oriente, nell'India antica: qui il Kama-sutra era un testo religioso, ancor prima che erotico.
Anche il Vecchio Testamento - libro sacro per gli ebrei e per i cristiani - esalta la bellezza femminile e le delizie che una donna poteva offrire: «[.] Come sei bella, amica mia, come sei bella! [.] I tuoi seni sono come due cerbiatti gemelli di una gazzella, che pascolano fra i gigli. [.] Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino. [.]Quanto sei bella e quanto sei graziosa, o amore, figlia di delizie! [.]» (Cantico dei Cantici, 4). Per la Chiesa di Roma il canto che narra dell'amore tra un uomo e una donna, racchiude tuttavia delle metafore che restaurano la condizione edenica di Adamo ed Eva senza peccato. Comunque, il probabile estensore del Cantico dei Cantici, il potente re di Israele del X secolo a.C., Salomone, figlio di Davide, pare avesse settecento mogli e trecento concubine (molti studiosi, tuttavia, ritengono che l'opera sia di uno scrittore anonimo del IV secolo a.C. che ha fatto confluire nel testo diversi poemi antecedenti originari dell'area mesopotamia).

Un'altra pratica che arricchisce il nostro viaggio fu quella della prostituzione sacra. Era diffusa presso i Sumeri, i Babilonesi, i Fenici. Considerata un rito religioso, poteva svolgersi sotto l'aspetto della ierogamìa o della ierodulìa.
Nella ierogamìa, che simboleggiava l'unione fra un dio e una dea, il sovrano si accoppiava con la sacerdotessa del tempio, la quale trasferiva al sovrano il potere fecondante della dea affinché il re potesse trasmetterlo ai sudditi. Nella ierodulìa, invece, le schiave consacrate alle divinità si offrivano a coloro che visitavano il tempio per rendere omaggio agli dèi.
Esisteva anche la forma della prostituzione apotropaica che poteva essere praticata dalle ragazze prima di sposarsi. Essa aveva due funzioni: la prima era quella di consacrare la propria verginità agli estranei per scacciare magicamente i pericoli della vita coniugale, la seconda quella di raccogliere la dote necessaria al matrimonio.
I culti monoteistici ebraici, cristiani e musulmani poi, avversarono e censurarono la prostituzione sacra, poiché per le pretese moralizzatrici del Dio unico era intollerabile legare la sfera della sessualità ai culti sacri. Fu il Cristianesimo a separare definitivamente il sesso dalla sfera sacra, relegandolo nella sfera privata ed elevandolo a male assoluto se praticato al di fuori del matrimonio e senza le finalità procreative. Il sesso, dunque, allontana dallo spirito, ma sicuramente per molto tempo anche alcuni pontefici preferirono accostarsi tanto al piacere della carne quanto a quello dello spirito. Un brevissimo scorcio di questo capitolo della Chiesa di Roma lo ritroveremo più avanti.

Restiamo nell'antichità. Che il sesso sia stato decisivo anche nel far scoppiare le guerre è cosa risaputa. Omero racconta di una guerra combattuta per una donna: Elena. Sicuramente, però, i veri motivi che spinsero gli Achei ad attaccare Troia erano legati a una questione di supremazia politica ed economica.
Anche lo storico romano Tito Livio narra che una delle prime guerre scatenate da Roma


Marozia

mirava proprio ad un bottino sessuale: le donne dei vicini Sabini. La leggenda narra che, dopo la fondazione di Roma, Romolo si pose il problema di come popolarla. Egli, allora, si rivolse alle popolazioni vicine per stringere alleanze e ottenere delle donne con cui popolare la nuova città. Al rifiuto dei vicini rispose con l'astuzia: organizzò una grande festa alla quale invitò i vicini Sabini della tribù dei Curiti con le rispettive mogli e figlie. Nel bel mezzo della festa, mentre fiumi di vino avevano inebriato gli ospiti, i Romani rapirono le donne sabine e con le armi scacciarono i loro uomini. Il re sabino Tito Stazio si recò a Roma alla guida del suo popolo in armi per chiedere la restituzione delle donne. Entrati in città, grazie all'aiuto della giovane Tarpea che aprì loro le porte, i Sabini andarono all'attacco dei Romani. Sopraggiunsero allora le donne rapite che chiesero un armistizio perchè si erano affezionate ai loro rapitori e non potevano consentire che si versasse altro sangue. I due popoli si riappacificarono.
Verso il 1230 a.C. i regni di Ugarit e di Amurru (oggi in Siria) rischiarono di distruggersi a vicenda proprio a causa di una donna: la principessa di Amurru. Questa fu data in sposa al re di Ugarit per rafforzare l'alleanza tra le due città-stato (pratica molto diffusa nell'antichità). Il re di Ugarit la ripudiò rispedendola al padre, forse perché non aveva voluto consumare il matrimonio. L'affronto divenne un buon motivo per far guerra al regno di Ugarit.

La storia ci ha insegnato che l'arma femminile del piacere, associata all'astuzia e all'ingegno, molte volte è riuscita a sconfiggere la forza e il potere degli uomini. Cleopatra VII Tea Filopatore ha affascinato nei secoli scrittori ed artisti, che hanno contribuito a far nascere la leggenda della bellissima seduttrice capace di ammaliare due dei più potenti uomini del suo tempo e cambiando il corso della storia. Cleopatra prima sedusse Cesare (dandogli un figlio, Cesarione), poi passò a Marco Antonio (dalla loro passione nacquero due gemelli) e infine riuscì quasi a sedurre Ottaviano (il futuro imperatore Augusto) prima di suicidarsi trentanovenne.
Anche se Dante la spedì all'inferno, tra i lussuríosi, e Boccaccio ne condannò la "lascivia", Cleopatra tentò solo di salvare l'autonomia politica dell'Egitto. Da notare che, come confermerebbe la scoperta di una moneta del 32 a. C. con la sua effigie, Cleopatra non era proprio una bellezza, ma aveva enorme fascino, che lo utilizzò per ripristinare la tradizione faraonica messa in ombra dalla civiltà romano-ellenistica.
Nella Grecia del IV secolo a.C. visse un'affascinante e inquietante etèra (ovvero una donna che oltre al proprio corpo vendeva la sua capacità di suonare, danzare e conversare) dal nome Frine. In realtà si chiamava Mnesarete, Frine era un soprannome che significava "ranocchietta". Di condizione libera, dapprima si impegnò a fare lavori umili, poi divenne una prostituta ricercatissima e ricchissima. Nel corso della sua vita divenne l'amante-musa del grande scultore Prassitele, del più celebre pittore dell'antichità, Apelle (che la raffigurò come Venere che emerge dalle acque) e dell'oratore di parte democratica Iperide, noto per la sua intransigente opposizione alla politica imperialista di Filippo il Macedone e di Alessandro. Perfino un certo Grillione, membro di quell'antichissimo e prestigioso tribunale ateniese che era l'Areopago, entrò a far parte della schiera dei suoi amanti. Si racconta che Frine, grazie alla sua ricchezza, si propose di riedificare la città di Tebe (rasa al suolo da Alessandro Magno nel 335), se i Tebani avessero inciso questa iscrizione: «Alessandro l'ha distrutta, l'etèra Frine l'ha fatta risorgere». Fu un'esplicita sfida al moralismo dei conservatori, per i quali era inconcepibile che il nome di un'etèra potesse essere inciso su pubblici edifici. Fra il 350 e il 340 fu condotta davanti al tribunale di Atene con l'accusa di avere offeso gli dèi per i suoi atteggiamenti libertini e per la sua ostentata ricchezza. Il suo difensore, Iperide, la condusse in un punto dell'aula del tribunale da cui tutti potessero vederla e le strappò le vesti esclamando: "Come può una simile bellezza offendere gli dèi?!". Frine evitò la condanna a morte.
Se Frine voleva riedificare Tebe, un'altra etèra, Taide, volle vendicare Atene, distrutta dai


Roxelana, sposa di Solimano

Persiani nel 480 a.C.. Taide faceva parte del gruppo delle cortigiane al seguito di Alessandro Magno. Quando quest'ultimo invase l'Asia Minore, Taide si trovava con il sovrano macedone. In una notte di bevute, di danze sfrenate e sesso, Taide riuscì a convincere Alessandro a incendiare la reggia persiana di Persepoli.
Molto "sfacciata" fu anche Khayzuran, la concubina del califfo di Baghdad Al-Mahdi vissuta nell'VIII secolo. Khayzuran era una quaina, cioè una schiava che conosceva la poesia, la danza, la musica e il bel canto. Riuscì a diventare la preferita del califfo e gli diede due figli, Musa Al-Hadi e Harun Al-Rashid. Alla morte del califfo salì al trono il suo primogenito Musa Al-Hadi, così com' era stato deciso dal padre. Ben presto, però, Khayzuran intuì che suo figlio non era disposto a subire le sue ingerenze, così il nuovo califfo ben presto morì ammazzato. Non ci sono elementi per imputare la bella Khayzuran, resta il fatto che il suo secondogenito Harun Al-Rashid divenne il nuovo califfo. Sotto il suo regno il potere della donna continuò a crescere fino alla sua morte, nel 789.
Questa storia si ripete diversi secoli dopo, con la schiava ucraina Roxelana (la "Rossa"). Il suo vero nome è stato forse Aleksandra Lisowska, che fu comprata al mercato degli schiavi di Istanbul dal gran visir Ibrahim Pascià per darla in dono al sultano Solimano il Magnifico (secondo alcuni studiosi, Roxelana fu inizialmente donata al padre di Solimano, Selim, che, non essendo più in età di goderne, la cedette al figlio). Nel 1534, grazie alle sue doti di seduttrice, ma anche alla sua abilità di narratrice, riuscì a farsi sposare dal Solimano diventandone l'unica veneratissima moglie. Il sultano aveva già un figlio, il vero erede al trono, ma Roxelana riuscì a farlo uccidere aprendo la strada ai propri figli Bayezid e Selim.
Se molte donne arrivarono al potere grazie al loro corpo e alla loro intelligenza, altre sono state sfruttate per conservare il potere. E' il caso di Xi Shi, vissuta nel V secolo in Cina, utilizzata dal re Gou Jian, del regno di Yue, per vendicarsi del re del regno di Wu che lo aveva sconfitto. Fu regalata al rivale Fu Chai, che ne rimase ammaliato, tanto da convincerlo a muovere guerra ai vicini regni di Qi, Jin e Lu. Le guerre contro questi regni debilitarono l'esercito di re Fu Chai e il sovrano di Yue ne approfittò per attaccare l'antico rivale che subì una sconfitta umiliante.

Anche nella Roma dei papi non mancano esempi di donne spregiudicate che, anche grazie al corpo, riuscirono a impadronirsi del potere scrivendo nuove pagine di storia.
In questo contesto possiamo inserire la storia di Marozia, che dominò la Roma del X secolo, una città condizionata dalla decadenza dei costumi di una Chiesa nella quale i valori morali erano messi da parte. Maria dei Teofilatti, detta Mariozza e poi nota come Marozia, era figlia di Teodora (sorella di Adalberto di Toscana e amante di papa Giovanni X) e del patrizio di origine germanica Teofilatto. Visse tra l'892 e il 955. Marozia, assieme alla madre, riuscì a manovrare almeno otto pontefici, tre di questi - si racconta - furono messi sul soglio di Pietro proprio da lei: Leone VI, Stefano VII e Giovanni XI suo figlio (nato da una relazione adulterina con Sergio III).
Marozia entra nella storia di Roma unendosi a suo cugino papa Sergio III a soli quindici anni (il pontefice ne aveva quarantacinque), che poi nel 911 fece probabilmente uccidere. Marozia ebbe tre mariti e i suoi matrimoni furono tutti dettati dalla sete di potere. Nel 931 riuscì ad imporre sul trono di Pietro il figlio avuto dalla relazione con papa Sergio III, che diventò a soli ventuno anni Giovanni XI. Già molto influente, con il figlio sul trono pontificio, Marozia divenne una vera papessa in pectore. Dopo aver sposato anche Alberico I di Spoleto, da cui ebbe un figlio, riuscì poi a unirsi in matrimonio con Ugo di Provenza (re d'Italia dal 926 al 947). Marozia stava anche preparando l'incoronazione di Ugo a imperatore, sfruttando la sua influenza sul figlio papa, quando l'altro figlio, Alberico II, avuto dal matrimonio con Alberico I di Spoleto, le si rivoltò contro. Con un colpo di mano si impadronì del potere in Roma, ripristinando l'autorità civile nell'Urbe e deponendo il fratellastro, papa Giovanni XI, che fu rinchiuso in prigione, dove rimase fino alla morte. Allo stesso tempo imprigionò anche la sua pericolosa madre nel terribile Mausoleo di Adriano (che sarebbe poi diventato il famoso Castel Sant'Angelo). Marozia, finì poi i suoi giorni in un convento, dove morì, presumibilmente nel 955. La storia di Marozia ha probabilmente ispirato la famosa leggenda della papessa Giovanna.

Viaggiando nel tempo tra le donne che hanno anche utilizzato il sesso per diventare ricche e potenti, troviamo Veronica Franco, celebre e influente cortigiana del Rinascimento. Nata nel 1546, figlia a sua volta di un'altra cortigiana, dopo un matrimonio


Madame du Barry

combinato e fallito con un ricco medico, conobbe Jacomo di Baballi, il più ricco mercante di Ragusa (oggi Dubrovnik) che divenne uno dei suoi amanti-protettori. Grazie alle sue conoscenze riuscì ad accedere all'istruzione e alle arti, scrivendo poesie. Si servì della sua preparazione e del suo livello sociale per influire nella vita politica. Per la gloria di Venezia, riuscì anche ad infilarsi nel letto di Enrico dì Valois, futuro re di Francia. Questo non le evitò di finire nelle mani dell'Inquisizione, con l'accusa di stregoneria. Grazie alla sua cultura e ai suoi legami con la nobiltà veneziana, fu in ogni caso assolta da quest'accusa.
Anche Marie-Jeanne Bécu, una bellissima cortigiana bionda dagli occhi azzurri, meglio conosciuta come madame du Barry, riuscì ad arrivare nel letto di un re. Infatti, sostituendosi a madame de Pompadour nel frattempo morta, madame du Barry riuscì a sedurre il re di Francia Luigi XV, influenzando gli affari di Stato. Morì ghigliottinata l'8 dicembre 1793: i rivoluzionari francesi l'accusarono di controrivoluzione, di aver venduto beni della Corona (e quindi del popolo) e di finanziare i nobili francesi fuoriusciti.
Se Marie-Jeanne Bécu riuscì a intromettersi negli affari di una nazione grazie al sesso, un'altra donna riuscì invece a "fare uno Stato" sotto le lenzuola. La contessa di Castiglione (Virginia Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria Oldoini), infatti, impiegò solo mezz'ora per convincere Napoleone III ad appoggiare l'unità italiana: gli bastò il tempo di appartarsi in una stanza del castello di Compiègne. Infatti, come aveva fatto oltre duemila anni prima il ministro del regno di Yue, Cavour propose al re Savoia di utilizzarla per sedurre l'imperatore di Francia Napoleone III e convincerlo ad appoggiare l'unità italiana. Fu una missione breve e facile, e diede i suoi risultati. Finita la missione, e impossibilitata a continuare la relazione con Napoleone III, la contessa di Castiglione continuò a fare "l'agente segreto" girando per l'Europa.
Nella Parigi del primo Novecento la celebre ballerina "Bella Otero" (ma di nome faceva Carolina Augustina Carasson, o Iglesias), passò dai palcoscenici alle alcove degli uomini più potenti del suo tempo, diventando un'apprezzata confidente. Quasi tutte le teste coronate vollero conoscerla, dal principe Alberto I di Monaco al re Edoardo VII del Regno Unito, ai reali di Serbia e di Spagna, ai granduchi di Russia, Pietro e Nicola Nikolaevic, ma anche miliardari come l'americano Vanderbilt o personaggi famosi come Gustave Eiffel, o Gaudì e Gabriele D'Annunzio. Il potere che esercitava sugli uomini di potere non la salvò però da una infelice e lunghissima vecchiaia, durata fino ai novantasei anni.

Quando invece al potere ci sono donne, i ruoli s'invertono ma le dinamiche non cambiano.
Passata alla storia come "Giovanna la cacciatrice di uomini", "Sovrana lussuriosa", "Giovanna l'insaziabile", la "regina dai cento amanti", Giovanna II d'Angiò, regina di Napoli dal 1414 al 1435, è rimasta famosa per la sua insaziabile fame di sesso.
Giovanna II fu generosa con i suoi amanti, ma anche vittima di personaggi avidi di potere. Due furono i favoriti che seppe ricompensare degnamente con il titolo di "gran siniscalco", una delle sette cariche più importanti del regno: Pandolfello Alopo e Gianni Caracciolo.
Intorno alla regina di Napoli sono sorte leggende popolari che hanno contribuito a creare un'immagine distorta di Giovanna II. Si narra, ad esempio, che presso Castel Nuovo, noto come Maschio Angioino, Giovanna disponesse di una botola segreta dove gettava i suoi amanti che avevano esaurito il loro compito. Giovanna, nonostante la nomea, fu una sovrana che di fatto non esercitò mai il suo potere realmente, non perché in balia delle sue passioni amorose, ma perché inesperta, e quindi inadatta al governo e vittima di avidi e scaltri personaggi.
Significativa è anche la storia di Sofia Augusta Federica, che divenne zarina di Russia dal 1762 al 1796 col nome di Ekaterina Alekseevna II. Affamata di sesso, utilizzò i suoi amanti come pedine sia per arrivare al potere, sia per mantenerlo. Uno degli amanti di Caterina, Grigori Orlov, l'aiutò a sbarazzarsi del marito Pietro III, zar di tutte le Russie. Divenuta zarina continuò a coltivare la passione per gli uomini: pare abbia collezionato ventuno amanti, tutti premiati per i servigi resi. Due di questi furono i più ricompensati: Stanislao Poniatowski e Grigorij Potémkin. Il primo divenne re di Polonia, il secondo governatore della Crimea e principe della Taurine. Nonostante il suo assillo per il sesso, Caterina è tutt'ora considerata una "sovrana illuminata".

C'è una parte importante di umanità che, pur senza sesso, è riuscita a conquistarsi una sua fetta di potere: sono gli eunuchi, uomini sottoposti a interventi di mutilazione dell'apparato genitale.
Se molto spesso il sesso è stato utilizzato come leva di potere, l'esclusione coatta dal


La bella Otero

praticarlo dispensò autorità e prestigio. Infatti molti eunuchi (dal greco eunôuchos, ossia "tenere letto", vale a dire "custode dell'alcova") divennero confidenti di sovrani, funzionari importantissimi, valorosi guerrieri, potenti sacerdoti. La funzione principale di questa casta di uomini fu quella di custodi di ginecei e harem, ma spesso acquisirono cariche importanti perché considerati fedeli ed esenti da pratiche nepotistiche. Famoso è il film di Totò, "Un turco napoletano", in cui l'indimenticabile attore fu scambiato per un eunuco e quindi messo a guardia della moglie di un noto commerciante.
Le prime testimonianze sulla pratica dell'evirazione risalgono a tremila anni fa, secondo le prime testimonianze ittite. Testimonianze della presenza di eunuchi sono citate dallo storico greco Senofonte nella Ciropedia, opera scritta nel 365 a.C., ma prima ancora ricordiamo che tale pratica fu largamente utilizzata da Semiramide nel nono secolo a.C. Nell'impero bizantino molti furono gli eunuchi che si impadronirono delle leve del potere, sino ai gradi più alti dell'esercito o dell'amministrazione.
Un'altra caratteristica degli eunuchi, a parte la loro imposta astinenza sessuale, era anche la loro qualità vocale. In presenza di pregiudizi sulla presenza di donne nei cori ecclesiastici, o per esaltarne il virtuosismo e le acrobazie vocali, molti eunuchi fecero carriera nei cori e in teatro. Il più celebre di questi è stato senz'altro Carlo Broschi, meglio conosciuto come Farinelli, che nel Settecento conquistò la notorietà diventando il più famoso cantante lirico dell'epoca.

Se nell'antichità e nel medioevo col sesso si poteva fare fortuna, nell'età contemporanea il sesso non legale è diventato spesso, al contrario, un'arma per far perdere il potere, o almeno per screditare un rivale.
Il primo teorico di questa pratica, lo scandalo come arma politica, fu Lenin che, alla vigilia della rivoluzione del 1917 esortava i giornalisti a scovare i peccati dei potenti del regime zarista per diffamarli.
Tra i vari scandali a luci rosse che hanno coinvolto politici di tutto il mondo, ricordiamo quello di John Profumo, ministro della Guerra britannico nel 1963. Il politico inglese aveva una relazione con una avvenente modella, tale Christine Keeler. La storia finì nelle mani di un deputato laburista, George Wigg, che lo utilizzò contro il suo rivale. Quando lo scandalo scoppiò, Christine Keeler rivelò in una intervista che frequentava contemporaneamente il ministro Profumo ed Evgenij Ivanov, diplomatico sovietico con fama di spia. Profumo lasciò l'incarico e l'intero governo di Harold MacMillan cadde con lui.
Nel 1998 uno scandalo coinvolse l'allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e la stagista ventiquattrenne Monica Samille Lewinsky. La relazione divenne celebre proprio perché gli incontri avvenivano nella stanza ovale della Casa Bianca. Tra i due non ci furono rapporti completi, e per questo la stanza fu battezzata ironicamente "stanza orale". Lo scandalo scoppiò dopo le rivelazioni di un giornale on-line. Quando il procuratore Kenneth Starr aprì un'inchiesta, un'amica di Monica, tale Linda Tripp, consegnò al procuratore oltre venti ore di conversazioni telefoniche piene di confidenze. Clinton negò di aver avuto rapporti sessuali con la stagista, ma Monica confessò per evitare il carcere. In una relazione di quattrocentoquaranta pagine al Congresso, Starr chiese l'incriminazione del presidente per aver mentito. La Camera acconsentì ma Clinton fu salvato dal Senato. La storia, prontamente battezzata dai media "Sexgate", diede un duro colpo alla credibilità della Casa Bianca, spianando la strada alla riscossa repubblicana capeggiata da Bush. Quando il nuovo presidente si insediò alla Casa Bianca, per spirito puritano sottopose a una benedizione-esorcismo la sala dove si erano incontrati Clinton e la Lewinsky.
Per gli stessi motivi, negli anni Ottanta, un altro democratico statunitense, Gary Hart, alla Casa Bianca non arrivò mai, nonostante fosse uno dei favoriti per la corsa alla presidenza. Tutta colpa della sua relazione con un'avvenente modella, Donna Rice. Ma Gary Hart era recidivo: infatti già nel 1984 il gossip aveva bloccato la sua prima campagna elettorale tacciandolo di essere un incallito donnaiolo.

Nel 2004 lo scandalo, e il conseguente processo mediatico, toccarono il governatore di


Clinton e la Lewinsky

New York, che rassegnò le dimissioni ammettendo di aver tradito la moglie. Il particolare che lo avesse fatto con un amante maschio passò in secondo piano: quello che contava era il tradimento.
Altri due importanti scandali statunitensi sono scoppiati nel 2007. A giugno il senatore repubblicano dello Stato dell'Idaho, ultraconservatore e famoso per i suoi atteggiamenti omofobi, fu arrestato in un bagno di un aeroporto del Minnesota per condotta oscena: il politico aveva cercato di adescare un uomo, che poi risultò essere un poliziotto in borghese. Craig ammise inizialmente la sua colpevolezza, ma subito dopo ritrattò.
Solo qualche mese prima l'attenzione era stata attirata dal senatore repubblicano della Lousiana David Vitter, che aveva confessato di essere un affezionato cliente di un'agenzia di accompagnatrici gestita da Deborah Jean Palfrey, meglio conosciuta come "D.C. Madame". La procura aveva individuato il suo nome indagando su un giro di squillo di alto bordo. Per dovere di cronaca la misteriosa "D.C. Madame" è stata trovata impiccata pochi mesi fa: secondo gli inquirenti si è trattato di suicidio indotto da senso di colpa.
Dagli Stati Uniti passiamo alla tormentata regione del Kashmir. Nel 2006 si è scoperto un vasto giro di video pornografici che ritraevano ragazze minorenni. Le indagini hanno appurato il coinvolgimento diretto di uomini politici e alti funzionari di stato. La notizia ha causato violente proteste a Srinagar, capitale estiva del Kashmir, e molti politici sono stati costretti alle dimissioni.
Sempre nel 2007 sono stati travolti dagli scandali anche Willie Knuckles e Moshe Katsav, liberiano il primo, israeliano il secondo. Knuckles, ministro del governo liberiano e responsabile dello staff del presidente Ellen Johnson-Sirleaf è stato "pizzicato" nudo in compagnia di due donne. Un giornale locale ha pubblicato le foto e lo scandalo ha toccato il governo. Knuckles, padre di famiglia, si è dimesso per non minare la credibilità del presidente Ellen Johnson-Sirleaf.
Il presidente israeliano Moshe Katsav ha invece rassegnato le dimissioni per le proteste sollevate da alcune ex dipendenti che lo accusavano di molestie sessuali (un'impiegata aveva addirittura denunciato di essere stata violentata). Il furbo Katsav, che si era sospeso dagli incarichi pur mantenendo la carica, è riuscito ad evitare l'accusa di violenza sessuale e il carcere. Il Parlamento israeliano, tuttavia, sembra abbia approvato una risoluzione per non concedere a Katsav i privilegi spettanti agli ex presidenti, inclusi un ufficio di rappresentanza, una segretaria personale e un'automobile con autista.

Anche l'Italia non è immune da scandali a luci rosse che riguardano politici o personaggi influenti. Restando ai fatti più recenti, due sono quelli che hanno infuocato l'opinione pubblica: il caso Mele e la presunta vicenda Berlusconi-Carfagna.
Parlamentare pugliese dell'UDC, Cosimo Mele organizzò nel luglio 2007 un festino a base di sesso e droga presso l'Hotel Flora, a Roma. Durante la festicciola una delle ragazze, Francesca Zenobi, si sentì male e si rese necessario il ricovero in ospedale. Pochi giorni dopo Mele fece un pubblico mea culpa dimettendosi dal partito. Francesca Zenobi, dopo una brevissima notorietà mediatica, venne denunciata per ricatto.
Ancor più recente la vicenda che ha visto coinvolti l'attuale capo del Governo Silvio Berlusconi e Mara Carfagna, allora simpatizzante di Forza Italia e oggi Ministro delle Pari Opportunità. Preceduta dal clamore suscitato dagli apprezzamenti rivolti da Berlusconi alla Carfagna durante una trasmissione televisiva ("Se non fossi sposato, ti sposerei subito") e da una pungente lettera aperta della moglie, Veronica Lario, uscita sul quotidiano la Repubblica, si è sviluppata con la pubblicazione di presunte intercettazioni telefoniche che lasciavano intendere un affaire tra i due. A ulteriore dimostrazione che la liaison dangereusetra sesso e potere continua a calcare indifferentemente le scene della cronaca e della storia.


BIBLIOGRAFIA
Marozia. La pornocrazia pontificia intorno all'anno Mille, di G. Di Capua - Scipioni, Valentano, 1999.
Amanti e regine. Il potere delle donne, di B. Craveri - Adelphi, Milano, 2005.
Donne di piacere. Dalla schiava che salvò Roma alla contessa che fece l'Italia, di V. Palombo - Sonzogno, Milano, 2005
Storia delle altre. Concubine, amanti, mantenute, amiche, di E. Abbott - Mondadori, Milano, 2006
A letto con i re, di E. Herman - Piemme, Casale Monferrato, 2006
L'amore è un dio. Il sesso e la polis, di E. Cantarella - Feltrinelli, Milano, 2007
Il potere delle donne nel Medioevo, di G. Duby - Laterza, Roma-Bari, 2008
Cortigiane. Sedici donne fatali dell'Ottocento, di G. Scaraffia - Mondadori, Milnao, 2008

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