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giovedì 20 novembre 2014

Riflessione Sulla ricchezza

Solitamente sul tema della ricchezza si confrontano due posizioni diametralmente opposte.
Da una parte coloro che affermano che essa sia la cosa più importante della vita, dall'altra chi la demonizza.

Nei media essa viene presentata come la "panacea" di tutti i nostri mali, attraverso il culto delle celebrità da essi veicolato, e l'incessante pubblicità basata sulla promozione del lusso.



Nella cultura di massa invece molto spesso si tende a demonizzarla, e di tanto in tanto escono miriadi di manuali che insegnano come essa non serva a nulla, o dichiarazioni di star del cinema o della musica strapagati che affermano che la ricchezza è la causa di tutti i mali, e così via.


Culturalmente, la demonizzazione della ricchezza in quanto tale è un lascito dell'influenza comunista e postcomunista (68) e di una certa interpretazione del cattolicesimo o di altre religioni.


Ma la ricchezza non è un problema in quanto tale, essa è solo un mezzo che può essere usato sia a scopi positivi o negativi.


Bisogna come sempre discernere: difatti c'è un'abissale differenza tra chi costruisce in modo onesto la propria ricchezza, e chi lo fa tramite inganni, corruzione e affarismo sregolato, com'è d'altronde il caso della maggior parte delle classi dominanti a livello economico e finanziario oggi, dai più importanti banchieri ai dirigenti delle multinazionali, i quali non hanno scrupoli per raggiungere i loro fini, e la cui ricchezza è un mezzo per acquistare sempre più potere.


Per moda ideologica però si è inculcata l'idea che essa è sempre e comunque un male, facendo passare l'assurda idea che dovremmo, volenti o no, per forza di cose tutti livellarci, in tal modo perdendo libertà e differenze .


Gli effetti di tale ragionamento si sono ben visti nei cosiddetti paesi "comunisti", dove la maggior parte della popolazione viveva in povertà, mentre una ristretta oligarchia viveva nel lusso ma promuoveva ipocritamente la condanna della ricchezza in quanto tale al popolino, come d'altronde avviene sempre di più oggi, nei paesi cosiddetti "capitalisti".


Tale ragionamento è del tutto controproducente e obsoleto, e andrebbe sicuramente lasciato al giudizio della storia.


Quello su cui bisogna puntare oggi, è la promozione di una nuova concezione della ricchezza, slegata dalla smania di possesso dominante oggi.


Quello che si deve comprendere, è che la ricchezza se usata e ottenuta in modo costruttivo, etico e senza farsi tentare dal "demone" dell'accumulo infinito egotistico, è sicuramente un fattore positivo.


Una ricchezza esteriore, che allo stesso tempo non deve prescindere dalla ricchezza interiore, e che quindi sia uno strumento per una consapevole realizzazione personale, nel senso più alto del termine, e quindi non per un mero soddisfacimento per il proprio Ego, con tutte le conseguenze che ne derivano.


Una società migliore è indubbiamente una società che si fondi su determinati valori, una decisa etica e una positiva e giusta prosperità, e non certamente sulla promozione della povertà come è stato per il comunismo storico e suoi derivati, e dell'illimitato accumulo e fittizio "benessere" com'è per il capitalismo dominante .

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