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martedì 11 novembre 2014

Perché il cinema di fantascienza ama i wormhole?


Problema: se le stelle sono talmente lontane che anche alla velocità della luce impiegheremmo anni o decenni solo a raggiungere quelle più vicine e se inoltre, come ci insegna Einstein, la velocità della luce non si può superare, cosa deve fare un povero autore di fantascienza che voglia far viaggiare i suoi protagonisti alla scoperta di altri mondi rispettando però le leggi della fisica? Se lo sarà chiesto Christopher Nolan(quello di Inception, Batman e Memento) quando ha cominciato a pensare aInterstellar, il suo nuovo film (uscito il 6 novembre) che ruota proprio intorno all’idea di viaggiare tra le stelle.



Se lo sono chiesto anche molti altri prima di lui, naturalmente, e le risposte sono state più o meno convincenti. Dall’iperspazio di Asimov e Star Wars, ai motori a curvaturadi Star Trek, l’idea di fondo è più o meno sempre la stessa: trovare una scappatoia per aggirare il muro della velocità della luce invece di andarci a sbattere contro. QuandoCarl Sagan, all’inizio degli anni ’80, scrisse il romanzo Contact (da cui alcuni anni dopo fu tratto il film diretto da Robert Zemeckis), poté contare su qualche arma in più: il fatto di essere lui stesso uno scienziato gli fece balenare l’idea che si potessero usare i buchi neri come tunnel per raggiungere altri punti lontani dell’universo. Inoltre Sagan conosceva bene un altro scienziato che sapeva tutto sui buchi neri: Kip Thorne. Sagan chiese a Thorne di risolvergli il problema. Dopo qualche tempo il collega gli mandò una lettera piena di calcoli, e gli disse: ho una notizia cattiva e una buona. Quella cattiva è che non puoi usare un buco nero, perché se i tuoi astronauti ci entrassero dentro farebbero semplicemente una bruttissima fine. La buona notizia è che ho capito che ciò che ti serve è un wormhole, un “buco di verme”.

I wormhole erano già stati teorizzati negli anni ’30 dallo stesso Einstein e dal fisico Nathan Rosen. L’idea è che in particolari condizioni si possano creare scorciatoie nello spaziotempo, tunnel che connettano due punti anche molto distanti tra loro, collegandoli lungo un percorso molto più breve di quello che passa per lo spazio ordinario. Pensate a un foglio di carta su cui siano stati disegnati due punti distanti molti centimetri. Se un insetto volesse andare da un punto all’altro camminando lungo il foglio impiegherebbe un certo intervallo di tempo. Ma se il foglio di carta viene curvato fino a portare i due punti in contatto fra loro, l’insetto può andare da un punto all’altro impiegando molto meno tempo. I calcoli di Thorne mostrarono che si potevano teoricamente costruire wormhole stabili, con una porta d’ingresso qui e una laggiù da qualche altra parte della galassia, e che li si sarebbe potuti attraversare senza restarci secchi. Il tutto, naturalmente, a patto di essere una civiltà infinitamente avanzata.
Oppure, a patto di avere Kip Thorne come consulente scientifico, come capitò a Sagan e come accade ora per Interstellar.

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