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martedì 18 novembre 2014

L’ora di Religione o di religioni?

In principio, la Scuola italiana fu laica. Laica in uno Stato laico, cioè normale, dove la sfera religiosa era molto rispettata ma restavaun fatto privato, essendo un fatto squisitamente spirituale. Era possibile, in forma facoltativa, seguire ore di Religione Cattolica, chiedendo di inserirle nel programma delle Elementari.
Poi, lo sappiamo, venne Mussolini: nel 1923, fu abolita la facoltatività, sempre nelle Elementari, dopo gli incontri segreti tra il non ancora Duce e il cardinale Gasparri, e nonostante l’opposizione di Vittorio Emanuele III; nel 1929, Mussolini divenne, pur dopo lunghe trattative e rischi di rottura, «l’uomo mandato dalla Provvidenza» (sic: Pio XI), evidentemente rimettendogli, con cristiana indulgenza, gli omicidi, gli incendi, i brogli, i litri di olio di ricino usati per diventare un tale paladino di Dio. Con i Patti Lateranensi, si estese l’ora di Religione (Cattolica) a tutte le scuole del Regno, piegando ancora una volta la volontà del Re.

Guerre, antifascismo, ricostruzione non modificarono questa situazione, fino a che un altro uomo, probabilmente anche lui mandato dalla Provvidenza (che si dà evidentemente molto da fare per la salute pubblica italiana, tanto da trascurare le altre nazioni), Bettino Craxi, rinnovava e ampliava, in accordo con il cardinale Casaroli, il Concordato, arrivando a estendere l’IRC (Insegnamento Religione Cattolica) anche alle scuole materne.

Poiché per Craxi non è certa l’investitura della Provvidenza, val la pena qui ricordare come, comunque, l’Italia continui a non esserne sprovvista: nel settembre del 1993, don Giussani, il mitico fondatore di Comunione e Liberazione, passò questo sacro testimone a Silvio Berlusconi. Malignità del solito “giornale-partito”, così inviso a molte autorevoli penne e a molti frequentatori di talk-show? Non proprio. È “Il Giornale” (notoriamente non proprio covo di lubrichi comunisti) che scriveva, il 30 agosto 2006, nella persona di Francesco Cramer:

“Come andò? Lo abbiamo chiesto a Marco Palmisano, ciellino doc, uno degli uomini più vicini a don Gius e tra i fondatori di Forza Italia. (…) «Io sono un testimone di un incontro tra i due. Don Giussani lo’ha effettivamente definito uomo mandato dalla Provvidenza». In che contesto lo disse? «Lo ricordo come se fosse ieri. Era il settembre del 1993. Ho accompagnato personalmente Berlusconi da don Giussani. I due si conoscevano da tempo e in quella occasione Berlusconi parlò dei suoi progetti politici. Al termine dell’incontro don Giussani mi disse: «Caro Marco, Berlusconi è l’uomo che ci manda la Provvidenza. Dobbiamo seguirlo. Dillo a tutti gli amici». Difficile che il religioso abbia utilizzato una frase di mussoliniana memoria. «Invece usò proprio quella formula. (…) Da quell’incontro del 1993 ci sono stati poi rapporti regolari tra Giorgio Vittadini, uno dei leader storici di Cl e fondatore della Compagnia delle opere, Giancarlo Cesana, leader laico di Cl e il Cavaliere»”.

Ciò per rassicurare chi temesse che l’Italia rimanga pericolosamente priva di un uomo-ponte tra l’uno e l’altro mondo. Ma merita fare anche un’altra osservazione collaterale al nostro discorso: essendo stato don Giussani verosimilmente ben informato sulla persona che la Provvidenza manda periodicamente a risollevare le sorti del nostro sventurato Paese, l’aver in seguito alcuni giudici, evidentemente farisaici, condannato Berlusconi a lavori (seppur) socialmente utili non ne farebbe dunque un martire cristiano? Abbiamo le condizioni per sperare forse di vederlo, un giorno, innalzato all’onore degli altari?

Ma ritorniamo all’IRC. È ben vero che esiste la possibilità di farsiesonerare da tale insegnamento, ma la domanda che sorge non per ostilità preconcetta ma per serena riflessione o, se si preferisce, persemplice buon senso è: ben venga una disciplina che instilli nei giovani principi morali, ma perché esclusivamente quelli cattolici? Sono forse gli unici esistenti? Quale primato essi possono, in una Scuola laica, vantare su quelli protestanti, musulmani, ortodossi, buddisti, scintoisti, mazdeisti, agnostici o quant’altri?

Perché, è bene ricordare, è pur possibile, durante un’ora di IRC, parlare di altre religioni, ma, dice il Codice di diritto canonico, «L’Ordinario del luogo si dia premura che coloro, i quali sono deputati come insegnanti della religione nelle scuole, anche non cattoliche, siano eccellenti per retta dottrina, per testimonianza di vita cristiana e per abilità pedagogica». Cioè, detto in termini meno raffinati, l’insegnante (cherisponde alla Curia e non allo Stato, né, tanto meno, al Dirigente Scolastico), quando dovesse pur parlare di altre religioni, lo potrebbe fare soltanto da un punto di vista cattolico, al limite per mostrare, ci si immagina, essendo egli eccellente per retta dottrina, gli errori contenuti nelle altre fedi.

Non staremo qui a insistere sulla multietnicità della Scuola odierna, né su quella della stessa società italiana. Sono realtà che non hanno bisogno di essere dimostrate. È però fin troppo evidente che l’IRC discrimina i giovani credenti di ogni altra religione. La domanda è tuttavia un’altra: perché uno Stato laico deve ospitare (e pagare) nelle proprie scuole pubbliche un signore o una signora che, pur in perfetta buona fede, espongono una delle visioni possibili del mondo, e non una pluralità? Dov’è la libertà, non di insegnamento, ma di apprendimento?

Vi è senza dubbio chi obietterà: il Cattolicesimo fa parte del bagaglio culturale italiano, è un segno distintivo della civiltà della Penisola. Come si può ignorarlo? Il sommesso avviso di chi scrive si articola in due risposte:

Uno. Esistono luoghi, numerosissimi, dove l’insegnamento del Cattolicesimo è libero e gratuito: sono le chiese. Non manca dunque modo per diffondere tale bagaglio culturale italiano.

Due. Segno distintivo della cultura della Penisola sono anche parecchie altre componenti: la Musica, l’Arte, la Cucina, il Design, persino la Mafia. In nome di questa appartenenza al novero dei segni distintivi, si dovrebbe allora insegnare Musica, Arte, Cucina, Design e persino, per paradosso, Mafia? Ciò è ovviamente impensabile per quest’ultima, ma sono anche relegati in particolari corsi tutti gli altri, mentre l’IRC è presente in ogni scuola e in ogni ordine e grado.

Ecco, quindi, che non deve stupire se una visione particolare, per esempio, della problematica gay (che, poi, problematica non è:basterebbe lasciarli vivere in santa pace!) viene proposta ai ragazzi da insegnanti di IRC e, coerentemente, viene proposta con un’ottica «eccellente per retta dottrina, per testimonianza di vita cristiana e per abilità pedagogica», salvo indignarsi e levare alti gli scudi se qualcuno non è d’accordo e ritiene che proprio la libertà dei ragazzi di farsi un’opinione sfaccettata e non univoca su qualsiasi argomento sia lesa da un’esposizione di parte, di qualunque parte essa sia, ben inteso.

Ho citato la problematica gay perché, dopo anni e anni di silenzio(ipocrita?), sembra da qualche tempo che il mondo debba finire se, in una società civile, si ritiene che, tra le libertà elementari, ci sia anche quella dell’orientamento sessuale. Chi scrive è eterosessuale ma conosce coppie omosessuali di provata fedeltà reciproca, di “durata”, tali da far invidia a molte instabilità sentimentali “regolari”. Forse (ma Dio, Allah o Ahura Mazda non vogliano) che questo accanimento della Destra cattolica possa avere a che fare con il ben noto “machismo” di stampo mussoliniano, in una tragica chiusura del cerchio con quanto si è detto in apertura di questo modesto contributo alla (si spera) civilediscussione?

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