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giovedì 20 novembre 2014

L'industria italiana corre all'indietro

Ma di quale "crescita" andate cinciando? A settembre 2014, ci dice l'Istat stamattina, il fatturato dell'industria italiana ha registrato una diminuzione dello 0,4% rispetto ad agosto, con un incremento dello 0,1% sul mercato interno e un calo dell'1,4% su quello estero. Singifica che anche le esportazioni di prodtti industriali - l'unico comparto in cui si era mantenuto un qualche vantaggio, sta andando sempre peggio.
E non è difficile capire perché: se non fai investimenti (e i padroni italiani hanno il portafoglio cucito a filo triplo) la concorrenza dei paesi "emergenti" erode velocemente i tuoi margini, a partire dalle produzioni di livello più basso. Se poi - com'è accaduto per buona parte della produzione industriale del nord - ti reggi sul fatto di esser diventato "contoterzista" dell'industria tedesca, puoi scoprire con dolore che anche altri (tutto l'Est europeo) è incamminato da anni sulla stessa strada. E offre vantaggi sia geografici che di costo del lavoro superiori ai tuoi...



Nella media degli ultimi tre mesi, dice ancora l'Istat, l'indice complessivo registra una flessione dell'1,0% rispetto ai tre mesi precedenti (-1,8% per il fatturato interno e +0,7% per quello estero).



Corretto infine per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di settembre 2013), il fatturato totale scende in termini tendenziali (ovvero su base annuale) del 2,2%, con un calo del 3,7% sul mercato interno ed un incremento dello 0,8% su quello estero. Ed è questo il dato più importante da tenere presente.

Per il fatturato, l'incremento tendenziale più rilevante si registra nella produzione di prodotti farmaceutici (+5,1%), mentre la maggiore diminuzione riguarda la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-9,7%). E' poco noto, ma importante, che l'Italia è il paese europeo con più alta densità di raffinerie, essendosi specializzata decenni fa come "paese di trasformazione" dei prodotti derivanti dal petrolio. Con la recessione che avvolge tutto il continente europeo, naturalmente, questa "centralità" si trasforma in un danno: tuti i paesi consumano meno energia e quindi gli ordinativi di prodotti energetici sono calati drasticamente.

La verifica si ha proprio dagli ordinativi totali, dove si registra una flessione congiunturale dell'1,5%, con diminuzioni sia sul mercato estero (-2,0%), sia su quello interno (-1,2%). Nel confronto con il mese di settembre 2013, l'indice grezzo degli ordinativi segna un calo dello 0,4%. La flessione maggiore si osserva nella fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (ovvero quelli a più alta composizione di tecnologia, -12,7%), mentre l'incremento più rilevante si registra nella produzione di prodotti farmaceutici (+6,9%)

E non c'è "riforma del mercato del lavoro" che possa permettere di rovesciare questa tendenza. Anzi...

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