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martedì 11 novembre 2014

L’ex presidente della Commissione Antimafia, ascoltato come teste al Borsellino quater, parla degli incontri avuti con il colonnello Mori

“Il rapporto colonnello Mario Mori-Vito Ciancimino? L’idea che mi ero fatto è che fosse di tipo confidenziale. Voleva incontrarmi in forma privata ma mi rifiutai”. E’ iniziata l’audizione del dell’ex presidente della Commissione antimafia Luciano Violante presso l’aula bunker di Rebibbia dove si svolge la trasferta del processo Borsellino quater. Violante ha subito parlato degli incontri avuti con Mori. “Lo vidi per tre volte, la prima poco dopo la mia nomina come presidente in Commissione. Nel corso della conversazione mi disse che Ciancimino era a Roma e che voleva essere sentito in un colloquio personale e riservato. L’ex sindaco di Palermo aveva scritto un libro sulle mafie e poteva essere di interesse. Io risposi che non facevo colloqui personali e se avesse voluto poteva inviare una richiesta formale alla Commissione antimafia.
La seconda volta Mori mi portò il libro di Ciancimino e la terza mi chiese il mio parere sullo stesso. Io rifiutai il colloquio privato se voleva parlare doveva fare una richiesta formale. Poi Mori nella sua memoria dichiarò di essere d’accordo con me, e cioè che il libro di Ciancimino fosse inutile. Ma allora – si è domandato Violante – perchè me lo diede se non all’interno di una cognizione diretta a convincermi a riceverlo?”. Il 27 ottobre l’ex sindaco di Palermo effettivamente invio una lettera alla Presidenza della Commissione dove, senza preclusioni, manifestava l’intenzione di essere ascoltato per offrire un’analisi politica su quanto stesse accadendo in Sicilia. “Che fosse un’analisi politica quella che voleva dare me lo disse anche Mori – ha aggiunto Violante – aggiungendo però che questi ‘avrebbe chiesto qualcosa'”. “E a cosa si riferiva quel qualcosa?” ha chiesto il pm Paci. “Non ho approfondito perché non volevo avere alcun rapporto personale con Ciancimino” la risposta dell’onorevole del Pd.
Audizione in calendario
Dopo la lettera del sindaco mafioso la Commissione mise in calendario l’audizione ma “non se ne fece nulla perché dopo il suo arresto la procura di Palermo doveva finire gli interrogatori e poi vennero sciolte le Camere tra il 1993 ed il 1994″. Che potesse esservi un interessa per sentire Ciancimino era sostenuto anche dal presidente della Commissione precedente Gerardo Chiaramonte che voleva sentirlo in merito al sequestro dei suoi beni. Vito Ciancimino però voleva essere ascoltato a condizione che l’audizione fosse videoripresa e trasmessa in diretta tv e non se ne fece nulla”.
La Trattativa
Sul rapporto tra Ros e Ciancimino l’idea di Violante è che si trattasse “di un rapporto confidenziale così come avveniva per diverse forze di polizia e personaggi a cavallo tra mafia e così via. Quando chiesi a Mori se avesse informato l’autorità giudiziaria in quella occasione mi disse cche si trattava di rapporto confidenziale e capì che il fatto che volesse ofrrire valutazioni di carattere politico non c’erano i presupposti per informarla. Pensai questo”.  Alla domanda se avesse mai sentito parlare di “trattativa” ha aggiunto: “L’idea che mi sono fatto è che la mafia cerchi sempre un dialogo con le istituzioni, poi sta alle istituzioni dire sì o no. Nel 2009 leggendo le dichiarazioni di Massimo Ciancimino sul giornale dove si diceva che il padre voleva che del patto fossi informato ma che il signor Franco, un soggetto che non so chi sia, assicurava che non sapevo nulla. Io mi ricordai degli incontri con Mori e andai a Palermo spontaneamente, forse a differenza di altri, ad informare la Procura”.
Fonte: L'oraquotidiano

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