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mercoledì 5 novembre 2014

La tagliola del jobs act

Non c’è spa­zio per media­zioni sul jobs act. «Dal primo gen­naio deve entrare in vigore, è la dead line», dice Renzi ai par­la­men­tari del suo par­tito. Un avver­ti­mento a chi è con­tra­rio: non c’è tempo per navette con il senato, il testo è quello anche per­ché biso­gnerà con­si­de­rare il tempo neces­sa­rio per far vistare alle com­mis­sioni i decreti dele­gati pre­pa­rati dal governo.


Ieri sera il pre­si­dente del Con­si­glio è com­parso in tele­vi­sione da Bal­larò. In onda con un’intervista regi­strata men­tre fisi­ca­mente era già alla riu­nione dei gruppi par­la­men­tari alla camera (esor­dio con una pro­messa: «Gio­vedì chiu­diamo con l’elezione dei giu­dici costi­tu­zio­nali, ma ora un applauso a Vio­lante»). In onda a tutti i costi, pas­sando sopra lo scio­pero degli ope­ra­tori di ripresa un po’ come l’altro giorno era sfi­lato in una fab­brica di Bre­scia dalla quale erano stati allon­ta­nati gli ope­rai. Per man­dare in onda (quasi) rego­lar­mente il talk show di prima serata su Rai3, infatti, viale Maz­zini ha dovuto fare i salti mor­tali. Coman­dando alle tele­ca­mere tre fun­zio­nari dell’azienda e per­sino un diri­gente, il vice­di­ret­tore di Rai2 Mas­simo Lava­tore — effet­ti­va­mente vice­di­ret­tore per la «pia­ni­fi­ca­zione eco­no­mica e mezzi» che ha in car­riera tra­scorsi da ope­ra­tore, e dun­que sa dove met­tere le mani. La denun­cia è del sin­da­cato auto­nomo delle tele­co­mu­ni­ca­zioni Sna­ter, che ha deciso l’astensione per pro­te­sta con­tro la pra­tica di «uti­liz­zare per coprire gli eventi uno, al mas­simo due dipen­denti, per lo più tec­nici invece di una squa­dra di ope­ra­tori». Davide Di Pie­tro della segre­ta­ria nazio­nale Sna­ter, e ope­ra­tore di Bal­larò, a fine gior­nata spiega che lo scio­pero degli ope­ra­tori di Roma è riu­scito per­fet­ta­mente, costrin­gendo la Rai a far sal­tare tutte le tra­smis­sioni in diretta (Agorà, La prova del cuoco) e a ripren­dere i Tg con solo le tele­ca­mere fisse. Porta a porta e Uno mat­tina hanno man­dato vec­chie pun­tate in replica. Ma Bal­larò, già in dif­fi­coltà con gli ascolti, non poteva rinun­ciare alla pun­tata di ieri. E per non far sal­tare Renzi negli studi di Rai3 ecco arri­vare un diri­gente in fun­zioni da ope­ra­tore, in pre­stito dall’altro canale.
Pro­ba­bil­mente a causa dei troppi pal­co­sce­nici, si evi­den­zia qual­che pro­blema di coor­di­na­mento tra le dichia­ra­zioni, visto che men­tre Renzi annun­ciava ai par­la­men­tari Pd che «la legge di sta­bi­lità è rivo­lu­zio­na­ria per­ché riduce la pres­sione fiscale», il mini­stro dell’economia Padoan spie­gava in audi­zione not­turna alla camera che la pres­sione fiscale con la mano­vra salirà dello 0,3% entro il 2017».

Intanto il pre­si­dente del Con­si­glio ha deciso di can­cel­lare la visita a Napoli, che lui stesso aveva annun­ciato per sabato pros­simo. Le ragioni sono facil­mente com­pren­si­bili, visto che in città i movi­menti gli sta­vano pre­pa­rando da tempo una pes­sima acco­glienza, con cor­teo da Fuo­ri­grotta a Bagnoli. La gior­nata si annun­ciava assai più tesa di quella già non tran­quilla appena tra­scorsa a Bre­scia. Oltre alle con­te­sta­zioni di piazza, il pre­si­dente del Con­si­glio avrebbe tro­vato l’ostilità dichia­rata della giunta de Magi­stris, rima­sta scot­tata da una fidu­cia ini­ziale ripa­gata con il com­mis­sa­ria­mento dell’amministrazione comu­nale per le opere di risa­na­mento di Bagnoli. La rinun­cia è un evi­dente fuga, così men­tre cen­tri sociali e movi­menti di lotta napo­le­tani con­fer­mano la pro­te­sta del 7 novem­bre, l’ufficio stampa di palazzo Chigi prova a spie­gare che «Renzi non è pre­oc­cu­pato da even­tuali con­te­sta­zioni» e «visi­terà alcuni comuni del sud entro la fine del mese».

Ieri ha par­lato anche Gior­gio Napo­li­tano, e alcune sue parole pro­nun­ciate in occa­sione delle cele­bra­zioni per la festa delle Forze Armate sono ser­vite a con­fer­mare e rilan­ciare l’allarmismo esi­bito a Bre­scia da Renzi. Se il pre­si­dente del Con­si­glio aveva detto che c’è «un dise­gno per divi­dere», il pre­si­dente della Repub­blica è pas­sato rapi­da­mente dall’allarme per gli atten­tati dell’Isis ai rischi interni. «Vi è il rischio — ha detto Napo­li­tano — che sotto la spinta esterna dell’estremismo e quella interna dell’antagonismo, e sull’onda di con­trap­po­si­zioni ideo­lo­gi­che pure così datate e inso­ste­ni­bili, pren­dano corpo nelle nostre società rot­ture e vio­lenze di inten­sità forse mai vista prima».

fonte, il manifesto

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