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venerdì 21 novembre 2014

La crisi della società moderna

Anche se sembra incredibile, è assolutamente certo che la tanto tirata in ballo “civiltà moderna” è spaventosamente brutta, non possiede le caratteristiche trascendentali del senso estetico, è priva di bellezza interiore.
Ci vantiamo molto dei nostri soliti ed orribili edifici, che sembrano vere topaie.
Il mondo è diventato tremendamente noioso: sempre le stesse strade ed ovunque orrende abitazioni.


Tutto questo è diventato stancante, sia al nord che al sud, sia all’est che all’ovest del mondo.
È sempre la stessa divisa: raccapricciante, nauseabonda, sterile. «Modernissimo!» esclamano le moltitudini.
Coi nostri vestiti e le scarpe lucide sembriamo veri pavoni vanitosi, nonostante dappertutto nel mondo vi siano milioni di infelici affamati, denutriti e in miseria.
La semplicità e la bellezza naturale, spontanea, ingenua, senza artifici e truccature vanitose, nel sesso femminile è sparita. Adesso siamo moderni… così è la vita.
La gente è diventata spaventosamente crudele, la carità si è affievolita e ormai nessuno ha più pietà di nessuno.
Le vetrine dei negozi di lusso brillano di merci costose che senz’alcun dubbio sono fuori dalla portata degli infelici.
L’unica cosa che i paria della vita possono fare è contemplare sete e gioielli, profumi in lussuose fiale ed ombrelli per gli acquazzoni; guardare senza poter toccare, supplizio simile a quello di Tantalo.
La gente di questi tempi moderni è diventata troppo grossolana; il profumo dell’amicizia e la fragranza della sincerità sono del tutto svaniti.
Oberate dalle imposte le moltitudini gemono, tutti sono pieni di problemi. Siamo sia creditori che debitori; ci portano in tribunale, ma non abbiamo di che pagare. Le preoccupazioni fanno a pezzi il cervello. Nessuno più vive tranquillo.
I burocrati, con la curva della felicità nella pancia e un buon sigaro in bocca, che serve loro d’appoggio psicologico, fanno con la mente giochi di equilibri politici, senza preoccuparsi minimamente del dolore dei popoli.
Oggi nessuno è felice, meno ancora la classe media, la quale si trova fra l’incudine e il martello.
Ricchi e poveri, credenti e miscredenti, commercianti e mendicanti, calzolai e lattonieri, vivono perché devono vivere, affogano nel vino le loro torture e diventano perfino dei drogati per sfuggire a se stessi.
La gente è diventata maliziosa, sfiduciata, diffidente, astuta, perversa. Ormai nessuno crede più a nessuno; ogni giorno si inventano nuove condizioni, certificati, ostacoli di ogni genere, documenti, credenziali, ecc., e comunque ormai nemmeno questo serve; i furbi si burlano di tutte queste sciocchezze, non pagano, eludono la legge, anche quando debbano finire in galera.
Nessun lavoro rende felici; si è perso il senso dell’amore vero, la gente si sposa oggi e divorzia domani.
L’unità del focolare si è purtroppo perduta; il naturale senso del pudore non esiste più.

* Samael Aun Weor-La Grande Ribellione pg 2-3.

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