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venerdì 28 novembre 2014

Il dolore di Lorena

DI ANNA LISA MINUTILLO
Ci Occupiamo spesso della violenza che quotidianamente graffia l’anima  si posa sui corpi delle donne, si parla e si continua a parlare di amore ,di ingenuità , di leggerezza di buona fede ma non si comprende mai realmente che diventa difficile essere obiettivi quando si ama e che molte troppe volte si ama da morire e qui non c’è bisogno di amare da morire ma bisogna trovare il modo di amare per vivere così come si merita di amare e di essere amate.
Raccolgo questa testimonianza Lorena è una grande donna, una donna che nonostante le difficoltà  ,gli  abbandoni , le rinunce, non si è piegata al volere di chi dicendole di amarla ha cercato di portarle via la sua stessa vita oltre che i sogni. Questa è la storia di una donna come tante che ha avuto la forza che tante donne non hanno avuto per cercare di mettersi al riparo da mani che molto presto hanno smesso di accarezzarla e di cullare i suoi progetti ma che l’hanno vista piegata  al volere di un carnefice che ingiustamente la voleva schiava di un amore che non si poteva di certo definire tale. Questa è al storia che dobbiamo leggere per cercare di capire che non bisogna mai abbassare la testa difronte a chi con presuntuosa arroganza crede di poter disporre di ciò che non ha mai posseduto forse la grandezza dell’amore. Leggere questa storia vuol dire non abbandonare Lorena nella sua battaglia  ,ma vuole anche essere uno sprono per chi magari per vergogna , magari perché sfiduciata ha smesso di credere nella possibilità di riscattarsi. Dare  voce al dolore di Lorena ha fatto di me una persona migliore ,mi ha maggiormente determinata nel proseguire con ciò che sto cercando di fare nella vita privata per tutte queste persone ,mi ha dato la forza per continuare a credere che non si è mai davvero completamente soli e che anche quando potrebbe sembrare così ci sarà sempre una luce che arriverà ad illuminare il buio di notti di paura per lasciare il posto ad una vita che non chiede altro che essere vissuta così come merita. Leggere questa storia vuol dire non leggere solo Lorena ma leggere una parte di tutte noi. Riempiamo i silenzi con le testimonianze di chi sta trovando la forza di iniziare a parlare e non lasciamo da sole le persone che hanno avuto solo la “colpa” di amare la persona sbagliata infondo ci insegnano fin da piccoli che amare non è mai sbagliato ,non lasciamo da sole queste donne  , cerchiamo di dare loro l’abbraccio di chi ha solo da imparare dalla loro esperienza. Portiamo un po’ di speranza nelle vite di chi ha bisogno ma anche nella nostra. Buona lettura a quanti non hanno mai smesso di credere nell’amore e nel valore delle piccole cose. Anna Lisa MInutillo
Eccomi qua, io una donna di 52 anni che….solo ora riscopro la voglia di vivere e di amare, grazie ad un uomo meraviglioso che mi ha ridato la vita. Ho un lavoro come operatrice call center, sfruttata e mal pagata, che ho dovuto accettare data l’età. A volte speri che la propria vita cambi conoscendo la persona che credevi ti potesse amare, ma spesso è il contrario. Nacqui da una famiglia semplice, un’infanzia felice, ero una bambina buona ,educata, un po’ introversa che…mi portò nell’adolescenza a isolarmi un po’, ciò’ fu dovuto anche al comportamento di una madre dispotica e altera che non voleva frequentassi tanto i miei amici. Le domeniche a casa  a guardare la televisione, oppure spiare attraverso la finestra aspettando che qualcuno arrivasse e mi avesse  portato con se ed amato. Forse fu’ quello che mi fece decidere di sposare quell’uomo che conobbi da conoscenze reciproche. Era il dicembre del 1983 quando lo conobbi e da li cominciammo a frequentarci. Io una ragazza di 22 anni, lui un uomo di 30 anni. Ambedue figli unici, con padri buoni ed onesti e madri invece altere e dittatrici. Sembrava che avessi trovato finalmente la persona che mi avrebbe dato l’affetto e la protezione sperata. Lui da prima era gentile, educato, dolce. Uscivamo spesso, andavo a prenderlo al lavoro e mangiavamo insieme. A Natale del 1984 ci fidanzammo e a maggio del 1985 ci sposammo. Un matrimonio semplice con pochi parenti ed amici, ma…mancava una persona, mancava la mia cara zia paterna Rita, mancata tre anni prima, era stata con noi per anni, era una seconda mamma per me. Dalla gioia della cerimonia religiosa alla tristezza e al mio dolore del pranzo, infatti io non mangiai nulla piangevo, gli invitati credettero che piangevo di gioia, invece io morivo dentro forse era un segnale che lei da lassù’ mi diceva “ nani cosa stai facendo, ma sei sicura di lui?” Dopo qualche giorno andammo in viaggio di nozze a Parigi, felici e spensierati. Io desideravo da subito un figlio, infatti nel 1986 mi accorsi che forse ero incinta. Ero al settimo cielo, ma dopo una accurata visita ginecologica la mia felicità ’ si tramutò  in angoscia. Mi si ero bloccate le mestruazioni dovuto allo spavento che avevo preso vedendo mio zio morente. Da li un calvario di un anno, dopo una ecografia mi veniva detto che se sarei rimasta incinta sarebbe stato un miracolo. Ma fu la mia determinazione, il mio fortissimo desiderio di diventare madre che il miracolo avvenne. Il 21 gennaio 1988 nacque mia figlia, con taglio cesareo ,perchè si era girata all’ultimo, forse non voleva uscire, che fosse stato un segnale pure quello? Ritornammo a casa dall’ospedale, la piccola cresceva poco, mangiava poco ecco scoprire che aveva l’anemia. Iniziarono così i giorni in ospedale, due settimane e una trasfusione, ed io sola con la piccola. Mia suocera da quando nacque mia figlia cominciò ’ ad assillarmi e mortificarmi per mille cose. Era colpa mia se mangiava poco se aveva l’anemia, quante lotte , quanti pianti chiusa in me stessa. Poi l’ 8 marzo 1992 persi anche la persona che mi era vicina che mi proteggeva dalle grinfie di mio marito e di mia suocera. Morì mio suocero, uomo buono dolcissimo molto attaccato a me e alla piccola. Dopo pochi giorni dalla sua morte mia figlia fu operata al cuore per chiudere un forellino, anche  li ’ sola. Nei 20 giorni di ospedale mio marito venne solo una volta, ma…mi assillava con le telefonate, voleva che tornassi a casa da lui, curare lui, facendogli da mangiare, pulire stirare. Voleva che lasciassi in ospedale da sola nostra figlia che allora aveva solo 4 anni. Da li  cominciò’ la mia agonia,le mie paure. Mio marito cominciò a non considerare più nostra figlia,per la minima stupidata volavano piatti,schiaffi pugni calci e mani strette al mio collo. Io dovevo stare solo dietro a lui, pensarla come lui, dargli sempre ragione, fare quello che diceva lui, se no…botte, calci pugni, capelli strappati, mani strette al mio collo. La piccola impaurita si rifugiava in cameretta. A volte scendevo da mia madre, abitava nello stesso palazzo con mio padre, (succube di lei perche’ troppo buono) per chiederle aiuto, ma….lei non mi ha mai aiutato. Avrei voluto che prendessero con loro la piccola per non farle subire quel trauma ,nemmeno quello. Mia madre si vergognava di me, di ciò che i vicini sentivano: grida assurde di mio marito, i pianti,le richieste di aiuto da parte mia, e i pianti forti di mia figlia. Mia madre ripeteva sempre “ l’hai sposato tu ora sono affari tuoi”. Ma come fa una madre vedendo una figlia con ferite lividi in tutto il corpo non aiutarla?  Ancora oggi non la capisco. Anche mia suocera non era da meno, istigava il figlio ( mio marito) contro di me, e lui dopo essere stato da lei veniva in casa a picchiarmi con calci e pugni facendomi svenire. Non erano tutti i giorni così ma spesso sì. Anche i rapporti sessuali erano quasi nulli. Anche per dormire io dovevo dormire sulla poltrona perchè ’ lui doveva dormire tranquillo sul letto dato che doveva andare a lavorare il giorno dopo.  Si perchè in 20 anni ho dovuto stare a casa e non lavorare. Ho sempre subito la sua volontà, non riuscivo a reagire, mi bloccava la paura che mi portassero via la figlia, dato che sia mio marito che mia suocera minacciavano di farlo. Ero come bloccata, ipnotizzata. Nostra figlia cresceva in quei tormenti, sia io che lei appena sentivamo l’ascensore arrivare al nostro piano tremavamo perchè sapevamo che da li poco sarebbe entrato e cominciava la paura. Mia figlia scappava in cameretta, ed io…dove avrei potuto scappare?  Da nessuna parte perchè lui mi bloccava stringendomi e prendendomi per un braccio picchiandomi. Nell’ottobre del 2002 da un’ecografia accurata si scoprii  che avevo un fibroma tumorale all’utero, il ginecologo mi disse che dovevano togliermi l’utero. Mi sembrava di impazzire, il mondo mi crollava addosso. Mio marito, insensibile come sempre, mi disse “ che piangi a fare tanto a che ti serve più Dopo 15 giorni di ospedale tornai a casa, (avevo ancora qualche punto di sutura che avrei tolto alcuni giorni dopo), lui continuava ad insultarmi,farmi pulire a terra dove lui sporcava apposta perchè mi abbassassi. Io stavo ancora male, caddi a terra e lui mi dette un calcio alla pancia procurandomi l’apertura della ferita. Ritornai in ospedale nel frattempo mi era venuta una emorragia, stavo malissimo. Nel 2004 decidemmo di cambiare casa, ( nel frattempo mia suocera ritornò al suo paese natio) e quartiere. Eravamo tutti e tre d’accordo, decidemmo di acquistare una casa piu’ grande. Firmai anch’io il pre acquisto e nel luglio del 2005 dovevamo entrarci stipulando il rogito,si dovevamo perchè mio marito ne fece una delle sue, la più grossa che mi ha fatto decidere di separarmi definitivamente da lui. Come sempre precipitoso voleva entrare subito in quella casa, ma.. Il venditore non poteva ancora lasciare la casa per via del trasloco lungo. Lui sembrava impazzito, urlava contro di me “ tu non puoi costringermi a  non fare quello che voglio, vado da lui e vedi se non entro, la casa è’ nostra”. Io cercai di fermarlo, ma lui con un potente pugno mi colpì’, persi l’equilibrio e picchiai la testa contro lo specchio. Mia figlia spaventata vedendomi piena di sangue chiese al padre di chiamare l’ambulanza, ma lui mi storse un braccio e mi mise un piede sopra il corpo bloccandomi. Lui chiamò la polizia dandomi la colpa per quello che era successo ma…il poliziotto vedendomi in quello stato chiamò’ subito l’ambulanza. Mi portarono subito all’ospedale avevo la testa e il naso rotti. Stetti in ospedale una settimana, mio marito veniva in ospedale ma veniva bloccato e rimandato via. Ma mi chiedo ancora oggi perchè non l’hanno preso e messo dentro? Poi andai al paese natio di mia madre ma stavo ancora male e andai anche li’ in ospedale per altre 2 settimane. Nell’aprile del 2006 feci la separazione, il giudice diede a me e a mia figlia la casa. Mio marito era sempre sotto casa, voleva entrare, ci minacciava. Quante denunce, quanti pianti, quante angosce. Speravo che dopo la separazione lui mi avrebbe lasciato in pace, ma ciò’ non fu. Per sette anni sempre minacce appostamenti, ma la giustizia dov’era? Sette anni con mia figlia, lavoravo come call center e tornavo a casa da lei, che nel frattempo studiava ancora.Non uno svago, non pensavo più a me, ero libera a metà.. Poi attraverso internet nel maggio del 2012 conobbi l’uomo che mi avrebbe ridato la vita. Ci frequentammo, uscivamo spesso anche a cena. Andammo due volte anche al paese natio di mia madre, dove avevamo una casa, furono due week end meravigliosi. Finalmente respiravo la vita e l’amore. Ero però’ sempre agitata e spaventata dai continui appostamenti di mio marito. Mia figlia non accettava che io fossi felice accanto ad un uomo che mi dava amore e protezione. Diceva che ero vecchia per certe cose, che la mia vita oramai l’avevo vissuta male ma vissuta. Lei se ne andò’ di casa, diceva che non voleva più’ saperne di me, di non cercarla più’ perche’ andava dove c’erano più soldi e potevano mantenerla meglio. Io mi sono svenata per lei lavorando due o tre posti al giorno tutti i giorni per mantenerla, perche’ suo padre dopo i primi anni di separazione non mi diede piu’ nulla. Disse che andava da una sua amica a vivere invece andò’ da mia madre che anche lei no mi voleva più vedere nè sentire. Io, sola in quella casa spaventata e terrorizzata dai continui appostamenti del mio ex marito stavo malissimo, il mio compagno a quel punto nel settembre del 2012 mi porto’ a casa sua e da allora sono accanto a lui finalmente amata, rispettata e protetta. Ho perso tutte le mie cose, i miei ricordi di quella casa, si perche’ in quella casa ora vive mia figlia con il suo ragazzo. Sono venuta a saperlo andando con amiche a riprendermi le mi cose, cercai di aprire la porta ma avevano cambiato la serratura. Mia figlia si era fatto dare la casa dal padre, ma come lei aveva detto che non lo avrebbe più’ voluto vedere , certo per convenienza l’ha fatto. Poi sono venuta a sapere da mia madre, dopo continue telefonate dove non mi rispendeva, che lei non poteva di certo mantenere e ospitare mia figlia per sempre e che le cose mie che erano in quella casa sono state buttate. Ma come possono sia mia figlia che mia madre darmi ancora l’ennesima mortificazione se non violenza morale??? Ora sono felice con il mio compagno, vivo tranquilla e piena di amore, ma il mio cuore è triste ancora sapendo che a chi ho dato vita mi avrebbe cancellato dalla sua vita. Questa mia testimonianza è una speranza che non possa succedere ad altre donne quello che è successo a me. Si spera sempre che gli uomini che conosciamo ci amiamo e possano condividere i nostri sentimenti proteggendoci e non ferendoci a morte, dandoci così’ una punizione per il nostro troppo amore.

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