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domenica 30 novembre 2014

FERGUSON, MISSOURI, 2014

La tragedia di Michael Brown è una tragedia del capitalismo più selvaggio, quello statunitense. Si colloca in un sobborgo impoverito di St. Louis, abbandonato dalla piccola borghesia bianca che lo aveva fondato, ed oggi abitato soprattutto da neri, con un tasso di disoccupazione stratosferico per gli USA, che supera il 14%, ed un reddito medio familiare inferiore di 20 punti rispetto alla media dello Stato del Missouri.

E se anche, come sembra, l'agente Darren Wilson, che ha sparato al giovane Brown, sarà "dimissionato" dalla polizia locale, la catena delle responsabilità è ben lungi dall'essere completa.
E coinvolge non solo il capo della polizia locale, molto attento a proteggersi. Coinvolge anche il sistema giudiziario statale, che ha assegnato la causa ad un procuratore distrettuale figlio di un poliziotto ucciso da neri, evidentemente molto poco imparziale, e nonostante un precedente preoccupante: già nel 2000, il procuratore McCulloch salvò dall'incriminazione due agenti che spararono a due ragazzi neri disarmati, manipolando le testimonianze (ed il fatto che non sia stato incriminato o costretto alle dimissioni la dice lunga sul "sistema") e qualificando spregiativamente i due ragazzi morti, chiamandoli "vagabondi".
Coinvolge il sindaco, un democratico, che non ha assunto nessuna iniziativa politica per invertire una pericolosa deriva di militarizzazione ed autoreferenzialità della polizia locale.

St. Louis è una città ricca, sede di numerose imprese hi-tech, nella farmaceutica, nel settore aerospaziale (la Boeing), nel biotech (ivi compresa la famigerata Monsanto) e nella finanza, il classico esempio di "secondo capitalismo", che ha abbandonato  la manifattura fordista tradizionale (un tempo fiorente sede di stabilimenti automobilistici della Chrysler e della Ford, poi chiusi, creando una disoccupazione operaia dequalificata non riassorbibile nelle industrie ad alta tecnologia).
E' capitale economica e culturale del Missouri, uno Stato di frontiera fra quel Midwest innervato dal messaggio reazionario del Tea Party e dell'integralismo religioso dei predicatori/businessmen/anchormen ed il Sud ancora imbevuto di tracce di razzismo e di un apartheid che, bandito legalmente, esiste "de facto", nella segregazione abitativa fra quartieri bianchi e quartieri neri delle città.
E' uno dei vertici del "quadrilatero della musica", insieme a Nashville (country), New Orleans (jazz) e Memphis (rock and roll) ed in tale quadrilatero è, significativamente, la città specializzata nel blues e nel gospel, la musica degli schiavi afroamericani, che spiritualizzava la loro sofferenza nelle piantagioni di cotone che, anticamente, bordeggiavano il corso pigro di quel Mississippi, autentica frontiera fra America industriale ed unionista ed Amrica rurale e secessionista, fra Yankee land, dinamica, ricca e sviluppata, e Dixie land, lenta, aristocratica e agricola.
E per certi versi St. Louis concentra tutti gli aspetti di queste due Americhe: lo sviluppo "escludente", che crea una tecnocrazia arricchita nella gestione dell'hi-tech e della finanza, ed un sottoproletariato a bassa scolarizzazione, escluso da un'industria che crea pochi posti di lavoro ad altissima qualificazione. Accanto al Klu Klux Klan ed a tensioni razziali mai veramente superate.


Questa mescolanza di tante influenze tipiche dell'America profonda (capitalismo selvaggio, reazionarismo religioso ed agricolo del Mid West, segregazione etnica e di classe da Sud aristocratico e razzista) acuisce in modo particolarmente grave gli aspetti deteriori tipici del sistema statunitense:  ingiustizie sociali, darwinismo meritocratico di stampo calvinista, violenza diffusa come pane quotidiano e per certi versi metabolizzata dal sistema economico e culturale (dall'industria delle armi, che si vendono nelle strade come sigarette, ad una criminalità urbana di micro-gang locali e di individui, del tutto incontrollabile, al sistema mediatico, che rigurgita continuamente la violenza stessa al suo pubblico, senza dimenticare l'imponente apparato poliziesco/militar/giudiziario e della security privata, che è una enorme macchina da soldi e da posti di lavoro, oltre che spesso l'unico canale per giovani poveri per raggiungere la rispettabilità sociale ed uscire dal ghetto in cui nascono), concezione giustizialista della legge, che, tramite la pena di morte, perpetua la mentalità spiccia e brutale delle prime comunità di pionieri, ed è un'altra conseguenza della meritocrazia calvinista di cui sopra (se sei un drop out che ha ucciso qualcuno, non sei destinatario della Grazia Divina, quindi puoi essere eliminato).
Infatti, St. Louis, per le sue peculiari influenze incrociate, è fra le cinque città statunitensi più pericolose, in termini di crimine violento (FBI Uniform Crime Report, 2013).


L'agente Darren Wilson non ha scusanti: ha sparato 6 volte. 6 volte, di cui 3 alla testa,nessun colpo diretto alle gambe, tutti al tronco. Anche se Brown si stava avvicinando, era disarmato, e Wilson avrebbe potuto indietreggiare, sparare magari alle gambe. Come può dire che gli dispiace, che stava facendo il suo lavoro? Non bastano le dimissioni, motivate peraltro dalla paura di ritorsioni personali, servono le scuse, sincere: Wilson, ti dovresti vergognare, dovresti chiedere scusa, anche se ti hanno scagionato, il fantasma di quel ragazzo deve venire ogni notte a turbare il tuo sonno, fino a che non chiederai scusa.
In una polizia violenta, militarizzata e scollegata da un rapporto di dialogo con la società, vengono addestrati piccoli assassini, non funzionari di polizia. Ed in un Paese dove il colore della pelle conta ancora moltissimo per determinare il successo sociale, in un sobborgo miserabile e delinquenziale, la legge, ed i suoi rappresentanti, sono sempre la legge ed i rappresentanti degli altri, di quelli che vivono nei quartieri bene e ti considerano poco meno che una pittoresca immondizia umana nera. Non è la tua legge, non sono i tuoi poliziotti. Sono l'emblema di un sistema che ti ha fregato, che ti ha fatto crescere nella miseria e nella violenza quotidiana, fra genitori che ti hanno lasciato solo da piccolo e si sono fatti anni di gabbio, amici che fanno parte di gang, che rappresentano pressoché l'unico datore di lavoro e l'unico veicolo di riconoscimento sociale, le luci sfavillanti del Luna Park del consumismo, un Luna Park che negli USA brilla più sfavillante che in qualsias ialtro posto, e che non raggiungerai mai, e lo stordimento del crack per dimenticare tutto. E la rabbia che non ti lascia mai,cova ed avvelena lentamente, come un gatto morto nello stomaco.


Ed esplode come una bomba quando un ragazzo bianco in uniforme blu ti viene a dire cosa devi fare. Wilson è l'ennesimo poliziotto dal grilletto facile, non è un vittima. Non è una vittima, anche se fa un mestiere pericoloso, anche se vive con la paura di non tornare a casa la sera da sua moglie e dai suoi figli, anche se il mutuo della casa da pagare ne fa un prigioniero del sistema, anche se è esasperato dall'ennesimo ragazzo nero che non obbedisce ai suoi ordini e lo picchia, per poi scappare.

La vittima vera è Michael Brown, ed aveva 18 anni, ed il diritto di avere un futuro.

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