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venerdì 21 novembre 2014

Cos'è Arte?

Che cos'è arte? (con riferimento alla sola arte visiva pittorica o tridimensionale)

Questa domanda ha provocato i più accesi dibattiti, senza mai fornire risposte soddisfacenti ed universalmente adottabili. Quindi non saremo certo noi a infrangerne l'indefinibilità!

Però, anche se non possiamo pervenire a conclusioni definitive, c'è molto che possiamo tentare di dire a riguardo.

Il termine "arte", dopo tutto, non si trova in ogni società. Eppure, l'arte è fatta ovunque.

L'arte (visiva), dunque, è oggetto materiale, ma non qualsiasi tipo di oggetto.

L'arte è un "oggetto estetico" che, come tale, è destinato ad essere guardato e apprezzato per il suo valore intrinseco. Le sue qualità speciali lo differenziano dagli altri oggetti, ed è per questo motivo che spesso l'oggetto artistico è posto lontano dalla vita quotidiana, cioè in musei, chiese, o grotte. O, per lo meno, è isolato dall'ambiente per mezzo della sua cornice o dal suo piedistallo.

La materia che compone un'opera d'arte è spesso di poco valore, ma dal momento in cui si trasforma in manufatto artistico il suo valore può raggiungere cifre iperboliche.

L'arte è comunque una realizzazione che si distingue per la sua assenza totale di scopi pratici: l'arte non deve servire a nulla, se non ad essere contemplata, ammirata o criticata.

Diverso parere esprimerebbero i collezionisti, che nelle opere d'arte, a volte addirittura conservate nel cavò di una banca, vedono una grande utilità, data dalla speranza di un proficuo investimento economico.







Come si valuta un'opera d'arte?




Il giudizio può essere soggettivo oppure oggettivo.

Il giudizio soggettivo è indiscutibile: ognuno è libero di apprezzare o denigrare qualsiasi opera, in base al gusto personale, cultura, sensibilità e carattere. E questo giudizio va comunque rispettato.

Il giudizio oggettivo, invece, deve rifarsi a principi molto ampi.

Possono valere quelli del successo di mercato?

Più un artista vende, più è da considerare sicuramente "artista"?

Non mi piace questa affermazione. Il mercato è influenzabile, la gente suggestionabile.

Altrimenti non si spiegherebbe perchè molti dei prodotti di consumo più pubblicizzati sono anche spesso quelli qualitativamente più scadenti. Non è dunque il successo, che può essere indotto forzatamente col lavaggio del cervello, a decretare che un'opera sia "opera d'arte".

E allora?

Allora conta forse il giudizio degli "esperti" d'arte?, Quelli che sanno identificare i modi espressivi, catalogarli, riconoscere le doti di bravura e originalità dell'artista, quelli che hanno studiato la storia dell'arte, quelli che sanno tutto ciò che sta "dietro" il quadro o la scultura o comunque l'oggetto artistico?

Se andassimo a rivedere le stroncature da parte di critici famosi ad artisti ed opere che poi si sono rivelate di grandissimo livello, sicuramente si può dire che neppure i critici fanno testo.

L'emozione che si prova di fronte ad un opera d'arte, allora, è a mio avviso il vero termometro.

Dunque se molta gente si emoziona (in qualsiasi modo, anche con l'indignazione?) allora si può concludere d'essere di fronte ad una vera opera d'arte e ad un vero artista?

Il giudizio dovrebbe comprendere due elementi: il tema e la tecnica di realizzazione.

Si può realizzare un'opera raffigurando un soggetto originale, ma non sapere dipingere o scolpire. Il risultato sarà comunque scadente. E' stata semplicemente offesa una buona idea.

Così come si può essere un raffinatissimo tecnico del dipingere o scolpire, ma non avere nessuna espressività tematica o scegliere soggetti insignificanti. La bravura in questo caso è sprecata.

Sul valore dell'indignazione di fronte ad un'opera, poi, non sarei molto convinto che sia da considerare comunque come fatto positivo. Troppo comodo e facile. Di fronte ad una tela di 4 metri x 3 uniformemente grigia mi indigno di sicuro, come sono altrettanto sicuro di non essere di fronte ad un'opera d'arte, ma alla riproduzione di un muro ben pitturato da un valido imbianchino!

E quanto incidono, poi, le mode del momento, nelle classificazioni delle opere d'arte?

Oggi c'è un diffuso disprezzo per il realismo. Domina l'informale, l'astratto, la popart, salvo poche eccezioni.

Ma è davvero un'evoluzione o semplicemente una fase che, come sempre accade, sarà presto superata da un ritorno all'espressione "decifrabile" e dalle reali cariche emotive inequivocabili? Ci sono già casi eclatanti al riguardo. Opere sbattute in solaio per un secolo e poi vendute a 800.000 dollari!

Certamente nell'informale è molto facile gabbare il prossimo. L'informale non ha regole, non ci sono prospettive, proporzioni, colori da rispettare, messaggi chiari da diffondere: vale qualsiasi cosa. E' forse la corrente artistica più difficile da valutare e da riconoscere, anche se in verità a volte si può restare piacevolmente colpiti dal gesto del pittore su una tela e dal colpo d'occhio che ne deriva.

Personalmente valuterei un artista informale solo se mi desse la prova di essere approdato a questo modo espressivo dopo avere percorso tutte le tappe dell'impegno classico/realistico, cioè di sapere dipingere, di avere "scuola".

Spesso, poi, l'arte pesca nel facile inconscio umano. Basti pensare a quanti artisti devono la loro fama alle splendide rappresentazioni dei corpi umani e delle loro cariche erotiche, senza per questo essersi allontanati molto dalla mera riproduzione fotografica.

Dalle madonne allattanti alle dee mitologiche. Leda e il cigno, Susanna e i vecchioni, le varie veneri e via dicendo. Quanti inconfessabili apprezzamenti hanno generato quei richiami fortemente erotici, soprattutto in basiliche e sacrestie, prescindendo dal valore artistico dei lavori!

Però, molto spesso, quelle opere, ammantate di erotismo, hanno anche rappresentato dei veri capolavori, che sopravvivono facendosi stimare anche dopo secoli.

L'arte è sempre alla ricerca di modi nuovi d'esprimersi, perchè altrimenti l'osservatore non prova più alcuna emozione di fronte al già visto. E ciò rende sempre più ardua l'opera visiva, così come si verifica nel mondo dell'espressione musicale. Siamo giunti ai suoni spezzati, ai ritmi alienanti, alle ripetizioni nevrotiche delle stesse tre note e non mi sembra si vada oltre.

L'arte non è finita, ma è sempre più difficile trovare nuova arte.









Definizioni sintetiche dell'arte




L'arte è messaggio del nostro sentire.

L'arte è il più sublime modo di comunicare e condividere emozioni

L'arte è creatività originale.

L'arte è armonia, fluidità, colore, bellezza allo stato puro, turbinio di emozioni.

Fermo restando che la concezione di arte non è assoluta e, anzi, è oggetto di tantissimi pensieri discordanti, io interpreto l'arte come un connubio tra sentimento e tecnica.

Una lattina di Coca Cola su un tavolo è una lattina di Coca Cola su un tavolo.
Una lattina di Coca Cola in una cornice è un'opera d'arte.


Allora realizzare un'opera d'arte è molto facile: basta comprare una cornice!

O no?







Altri mezzi espressivi dell'arte visiva




Fotografia e cinema sono anch'esse forme espressive di arte?

Non è detto! Sono solo mezzi che possono essere utilizzati sia per rappresentare forme d'arte che altri messaggi o contenuti per nulla artistici.

Ciò vale per la fotografia, che può anche essere puramente tecnica o commerciale e vale per il cinema, che il più delle volte non ha un bel nulla di artistico, proponendo semplicemente un prodotto commerciale d'intrattenimento.

In questi casi, dunque, il semplice supporto non assegna valore artistico al lavoro, come invece avviene per i dipinti, gli affreschi, le sculture, i bassorilievi, ecc.

Ma anche fuori dall'arte visiva valgono le stesse considerazioni. Un brano musicale non è per forza opera d'arte.

Certo, il confine è delicato, anche nella musica. Non si sa bene dove tracciare la linea che separi in modo preciso realizzazioni artistiche da prodotti commerciali di nessun valore artistico o da considerare semplici "suoni" (molto più spesso "rumori").

Salvo non ci sia un riconoscimento universale, ancora una volta è solamente il giudizio soggettivo che ne può decretare un certo valore artistico.








Il valore storico dell'Arte




Lo studio della storia sociale è fondamentale per capire la storia dell'arte. E la storia dell'arte è spesso molto importante per comprendere meglio la storia sociale.

Dai più antichi reperti, ai dipinti e sculture di qualche secolo addietro, la disponibilità di opere d'arte rappresenta un patrimonio inestimabile per sapere come si viveva nel passato, come erano vestite le persone, che lavori facevano, dove e come vivevano, quali sentimenti ed emozioni li coinvolgevano maggiormente, com'erano le antiche città, quali erano le principali fonti d'ispirazione, cosa intendevano per "bellezza" e "estetica", che volti avevano i personaggi più famosi che hanno scritto l'intera storia del genere umano, ecc. ecc.

Non dimentichiamo che l'invenzione della macchina fotografica è cosa recente e dunque oggi non si saprebbe nulla se non si fossero conservate testimonianze visive raffiguranti tutto il nostro passato.

E' vero, anche la letteratura ha sicuramente contribuito a colmare questa perdita di conoscenza del passato, ma la rappresentazione visiva è senz'altro più immediata e molto più efficace.




Arte oggi, ovvero: arte tradita?







Le premesse non erano queste, anzi al contrario "la creatività al potere" doveva rendere l'arte un qualcosa di accessibile a tutti.

Ma il mercato ha fatto il suo lavoro (con l'aiuto di critici molto furbi) e ciò che era nato come provocazione contro il pensiero statico e borghese è finito battuto alle aste più famose e, ironia della sorte, nei salotti dei miliardari.

Per la prima volta vedere non basta più: bisogna conoscere la dietrologia del pensiero concettuale.

La pittura è qualcosa di antico (vecchio), soppiantato dalle "installazioni", siano esse sacchi di carbone, cavalli (Kounellis), scritte al neon esposte alla Biennale, letti disfatti, isole impacchettate (e basta con questi impacchettamenti, abbiamo capito che Christo ha avuto l'idea originale)!

Insomma, dei baracconi, delle "trovatine", delle provocazioni, tanto per far parlare di sé, ma soprattutto pervendere, far lavorare la critica, pubblicare.

Dove sono finite le emozioni in questo caso?

Quali messaggi che allargano visuali altrimenti impossibili nell'esporre delle pantegane di cartapesta?

Curioso poi vedere la gente che si aggira nei vari padiglioni degli eletti e rimane disorientata, oppure mostra di aver capito. (capito cosa?)

Ci s'immagina un bambino che innocentemente dichiara che il re è nudo.

Patetiche le interviste ai sedicenti artisti concettuali, più volte denominati dal critico famoso di turno con nomi altisonanti: transavanguardisti, trash-artisti ecc.

Artisti che, sdoganati dalla critica, lasciano intendere in modo ermetico il loro messaggio, così altamente filosofico da non essere compreso, forse perchè non esiste.

Forse l'arte ora è affidata ad altri medium: cinema e musica.

Comunque io non credo alle cose che, per essere comprese, necessitano di una spiegazione.

Mi domando se anche l'arte contemporanea, così priva di contenuti e così simile a quel re nudo, in effetti non sia lo specchio della società contemporanea. Forse, nella sua "bruttezza" e incomprensibilità, è perfetta nel rappresentare l'essenza dei nostri giorni.

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