BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

giovedì 13 novembre 2014

Cipro, il paese europeo del muro-non-muro

Arrivi a Nicosia, nella parte cosiddetta “greca” o “sud” di Cipro e, se non sei il turista che si butta nella prima boutique griffata, hai una spaventevole impressione del traffico. Intenso, veloce, violento, vociante, arrabbiato. Poi, man mano che vai dalla periferia coi grandi alberghi alla parte storica con case antiche e isola pedonale, ti passa lo stress. Potresti essere in una piazzetta di Atene per bere un buon ouzo,  invece sei a due passi dal “muro-non-muro”, ossia in quella che eufemisticamente viene chiamata “Buffer Zone”, "zona di sicurezza" o anche “linea verde” - che divide l’isola in due parti. In effetti il muro-non-muro non è un “muro” ma un’area fatta di case in rovina, di rovi, di boscaglie lasciate crescere selvaggiamente dal 1974. 


Eppure, quasi nessuno pensa che, quando si parla di Cipro come membro dell’UE, si parla, di fatto, di una sola parte di un paese e della popolazione. Perché Cipro è ancora diviso in due, con un”taglio etnico” tra Nord dove stanno i turcofoni (200 mila) e Sud dove stanno i greci (700 mila). Inutile dire che è solo la parte greca, ossia la Repubblica di Cipro con i suoi rappresentanti che interagisce con le istituzioni comunitarie e vota nel Consiglio europeo  (composto dai governi dei paesi membri, ossia l’istituzione che detiene – purtroppo - il potere quasi esclusivo sulle grandi questioni UE). E se qualcuno chiede “e Cipro Nord?”, la risposta schifata è quasi sempre “quel territorio è occupato dall’esercito turco. Si renda indipendente dalla Turchia, cacci i soldati occupanti, si riunifichi con il Sud e non ci saranno più problemi”. Colpa dei turchi, insomma, e dei loro lacchè, i ciprioti del Nord.
Come sempre, queste complicate situazioni etnico-territoriali hanno una storia altrettanto complicata che va letta con una certa apertura mentale e che difficilmente può essere analizzata in un post. Qui tenterò solo uno sforzo di sintesi, coi rischi che comporta.
Colonia britannica dal 1925 al 1960, a Cipro convivevano una comunità greca e una turca. Non c’era una divisione territoriale tra le due e le tensioni e gli scontri facevano, in qualche modo, parte di un equilibrio difficile, ma autoctono, rivolto, tra l’altro, a liberarsi dei britannici. Questo equilibrio si ruppe negli anni ’50, a causa del sorgere di un movimento piuttosto aggressivo a favore dell’Enosis, ossia dell’unificazione con la Grecia. Cosa che la comunità turca rifiutava nettamente. La Chiesa greco-ortodossa, invece, appoggiò l’Enosis, esasperando le tensioni. Gli scontri si fecero più violenti e, nel 1960, quando l’Inghilterra abbandonò la colonia (se ne vanno sempre combinando guai, quelli …), si decise che sarebbe rimasta come una componente  del “quartetto” di garanti, insieme a  Grecia, Turchia e ONU. Libere volpi in libero pollaio, insomma. L’invio di truppe dell’ONU nel 1964, con funzione di pacificazione, non servì a molto, anche se il compromesso costituzionale in base al quale un greco sarebbe stato Presidente e un turco Vice-presidente, mantenne ancora un po' l’isola unita. Nel 1967 (in Grecia c’era un governo militare) la spinta per l’Enosis si fece più virulenta, ma l’arcivescovo Makarios, Presidente greco riuscì con diverse ambiguità, ma anche con lungimiranza, ad impedire che la situazione precipitasse. Purtroppo, nel 1974, la Grecia dei colonnelli depose Makarios con un colpo di stato, al quale la Turchia rispose con l’occupazione militare di circa un terzo dell’isola. Ci furono scontri sanguinosi e circa 200 mila greco-ciprioti che vivevano al Nord furono costretti ad abbandonare le loro case. E l'isola fu divisa. 

Passarono ancora 16 anni prima che i turco-ciprioti si decidessero a proclamare un proprio stato, nel 1983, dandogli il nome di Repubblica Turca di Cipro Nord. Nessun paese al mondo riconobbe la RTCN tranne la Turchia. Da allora, la popolazione del Nord è rimasta isolata, in un limbo triste che vive dell’assegno annuo staccato dal governo di Ankara, del denaro speso dai militari, della propria povera agricoltura (soprattutto agrumi) e con fabbrichette tessili e alimentari che lavorano ad un terzo della loro capacità produttiva. Non riescono ad esportare nulla perché tutto deve passare dalla Turchia che ormai compra questi beni dai cinesi a miglior prezzo … Poco anche il turismo: nessun aereo, tranne quelli turchi, atterra: le compagnie di assicurazione non rispondono in un territorio non riconosciuto come stato.
Con il 1985 comincia il balletto del rifiuto al Nord e dell’accettazione al Sud (o viceversa, a seconda dei casi) di una serie di proposte per la riunificazione promosse dall’ONU. Clamoroso fu il referendum sul cosiddetto Piano Annan (segretario generale dell’ONU all’epoca). Un referendum improponibile, nel merito, perché si presentava come un mostruoso faldone di 4 mila pagine la cui lettura era esasperante : oltre due idee fondamentali per strutturare una soluzione federale,  il resto del testo era un lunghissimo elenco di proposte per risolvere infinitesimali problemi di proprietà immobiliare …  Beh, diciamo che fu votata l’idea politica del piano Annan, in due referendum separati. Risultato: il Nord approvò e il Sud respinse. Punto e daccapo.

Oggi, mutatis mutadis, le proposte di soluzione ricadono sempre su qualche forma di federalismo, mentre a complicare le cose sono arrivati i progetti di estrazione del gas e del petrolio dalle acque territoriali tra l’isola e la costa mediorientale e già si sono affacciati gli interessi (ovvi) di Turchia, Egitto ed Israele. La situazione internazionale è quindi molto meno favorevole di quanto non fosse nel 2003/2004 prima del referendum che colò a picco il piano Annan, e mentre ancora la Turchia premeva per entrare nell'UE. Allora, il governo della Repubblica Turca di Cipro Nord decise di rendere libero il passaggio tra le due parti e i ciprioti, quella notte, fecero festa. Tutti. Non dimenticherò mai – ero lì quasi per caso, per una ricerca in corso – le file di ciprioti del Nord che venivano, per la prima volta a “vedere” che ne era di quel pezzo di isola che consideravano tanto loro quanto degli “altri” e salutavano i compatrioti in greco... E ancor meno dimenticherò quello che mi disse un poliziotto greco-cipriota a cui chiesi un’opinione su quanto stava succedendo. “La mia famiglia – disse - ha avuto morti e ha perso la casa. Ma adesso dobbiamo pensare ai nostri figli, a farli crescere come ciprioti e basta”. Col che si dimostra che non solo da noi, ma anche nella piccola Cipro, la gente la pensa molto meglio dei governanti che si ritrova.  

0 commenti:

Posta un commento