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lunedì 10 novembre 2014

Capitalismo ed era digitale


Dopo la seconda guerra mondiale, in piena guerra fredda, la società americana e l’intera società capitalistica mondiale, gli stati e le nazioni filo-americane opposero al modello sovietico-comunista il modello consumistico. Beni di consumo come lavatrici, frigoriferi e televisori sono arrivate a fasce di popolazione sempre più ampie, allontanandole dalla povertà e dall’emarginazione sociale. Insomma i “comfort” arrivavano a tutti, nessuno escluso, in varie misure, ma arrivavano a tutti. Lavatrici, frigoriferi e televisori rispondevano a necessità e bisogni materiali.


Oggi c’è internet, le televisioni sono ultra-tecnologiche come pure i telefoni cellulari e i tablet; tutte queste cose hanno generato una realtà virtuale e alternativa alla vita vera e propria. Usando parole di Baudrillard, hanno creato un’iperrealtà. I media hanno creato una vera e propria “videosfera” in cui tutti “viviamo” ogni giorno.

È la “società dell’immagine”, della multimedialità, che riempie ogni istante della nostra vita.

Quindi a differenza di qualche decennio fa, varie fasce sempre più ampie di popolazione, oltre ad usufruire di beni di consumo sempre più numerosi che rispondono ad esigenze materiali, possono usufruire di “beni spirituali”. Cosa vuol dire quest’affermazione? Ogni giorno abbiamo a disposizione tante realtà virtuali dove vivere oltre a quella “reale”. Il “bombardamento mediatico” quotidiano di immagini e suoni crea un immaginario comune collettivo.

Dopo aver appagato i nostri bisogni materiali il sistema-società ha appagato anche i nostri bisogni spirituali: ogni giorno andiamo a lavoro e tramite i nostri computer, i nostri tablet o i nostri telefoni cellulari ci colleghiamo all’immensa rete virtuale, ai social network, ai quotidiani in versione digitale etc. Isteria collettiva che porta tutti a vivere nelle “sterminate realtà virtuali”.


Oltretutto il capitalismo si è trasformato dalla sua connotazione di fordismo a quella di post-fordismo con tutte le relative conseguenze.

Negli ultimi 30 anni siamo passati dal fordismo al postfordismo.

Le economie occidentali sono passate da un orientamento manifatturiero-industriale al terziario avanzato ed all’economia della conoscenza.

  • Il posfordismo può essere definito da questi aspetti:
  • Nuove tecnologie d’informazione
  • Enfasi sui tipi di consumatori (al posto dell’enfasi sulle classi sociali, precedentemente imperante)
  • Avvento del lavoratore di servizi e del “colletto bianco”
  • Femminilizzazione della forza lavoro
  • Globalizzazione dei mercati finanziari

Inoltre il postfordismo è anche l’era dell’information technology: in questa era c’è stata la terza rivoluzione industriale o massmediatica. Nel passaggio da fordismo a postfordismo si parla anche di passaggio da accumulazione rigida adaccumulazione flessibile.


Internet ha offerto per la prima volta nella storia dell’umanità spazi di autonomia fino ad allora inimmaginabili. Metafora di una nuova era per l’umanità, Internet è il mondo del “tutto è possibile”. La globalizzazione ha abbattuto distanze e confini che prima separavano gli individui e il dialogo, le connessioni, gli spostamenti appaiono più immediati.


Federica Forte ha voluto sottolineare che nell’era del web le distanze si sono ridotte e le velocità sono supersoniche. Nell’era del web tutto sembra etereo e impalpabile: la società della globalizzazione e della multimedialità fonda forse la sua potenza sull’impalpabilità, sull’etereo, sulla volatilità.

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