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mercoledì 5 novembre 2014

Burkina Faso : Compaoré e dei suoi compari ancora preoccupati per i loro affari.

"Jeune Afrique" (settimanale francese esclusivamente dedicato all'Africa) ha pubblicato ieri un articolo sulle conseguenze economiche della rivolta in Burkina. L'articolo sostiene che le manifestazioni dei giorni scorsi hanno causato enormi danni a edifici, fabbriche e banche e abbiano così compromesso lo sviluppo e gli investimenti nel paese (!?!). Intanto ci sarebbe da discutere quale sviluppo al paese abbia portato la rapina sistematica e il mal governo del dittatore cacciato.
Semmai, in quasi 30 anni di governo Compaoré ha attivamente impoverito tutta la popolazione, permettendo l'espansione solo di alcuni settori che gli procuravano sempre più ricchezze e potere. In secondo luogo, anche se il cambiamento di regime e un passaggio ad una vera democrazia scoraggiassero gli investitori che finora hanno fatto il bello e il cattivo tempo in Burkina, perché preoccuparsi? Se ne possono trovare altri o, meglio, i burkinabé potranno decidere in autonomia a chi e a quanto vendere il loro oro e le loro produzioni. Se, poi, esaminiamo la carrellata dei danni che vengono causati agli edifici (non quantificati né quantificabili, per stessa ammissione dei giornalisti) risulta chiaro che la quasi totalità sono case della cricca di Compaoré (familiari, amici e alcuni ministri) che la folla, esasperata, ha distrutto o saccheggiato. Anche per quanto riguarda le fabbriche, si citano un paio di impianti produttivi e un hotel, amministrati da seguaci, amici e/o parenti dell'ex presidente; le due banche, poi (secondo l'articolo, danneggiate e saccheggiate), hanno riaperto i battenti a poche ore dalla fine delle manifestazioni.


In effetti, leggendo questo pezzo si ha la sensazione che "qualcuno" (più esterno ed "esagonale" che interno al paese e all'Africa), sia preoccupato soprattutto di non poter continuare a sfruttare le ampie ricchezze delle miniere del Burkina. A parte Compaoré e i suoi compari, nessuno sa esattamente, nel "paese degli uomini integri", quanto abbiano fruttato, negli ultimi 27 anni, le concessioni minerarie fatte dal governo del Presidente a imprese multinazionali o ad amici, soprattutto per l'estrazione di oro. Né, ovviamente, si sa che fine ha fatto il ricavato.Nel paese, intanto, resta incerta, anche se apparentemente calma, la situazione. Dopo la fuga in Costa d'Avorio di Compaoré e famiglia con un elicottero messo a disposizione da François Hollande, nelle ultime ore sembra emergere qualche elemento nuovo. Innanzitutto, corrono voci di fonte vicina all'uomo forte dell'esercito, il tenente colonnello Zida (che si è arrogato il potere di gestire la transizione) che lo stesso Zida sarebbe disposto a passare la mano ad un organo provvisorio civile che prepari le elezioni. In questa démarche, Zida sarebbe stato confortato anche dall'imperatore dei Mossi (l'etnia maggioritaria in Burkina), una specie di autorità morale non ostile alla società civile che il luogotenente colonnello sarebbe andato a consultare. Intanto, Zida ha aperto anche delle consultazioni con i presidenti di Ghana, Nigeria e Senegal che costituirebbero una sorta di "comitato di garanti" della Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale (CEDAO) per operare il passaggio di potere ai civili. Ci si aspetta che, a breve, questo primo tavolo di concertazione si apra anche ai rappresentanti dei partiti di opposizione e della società civile. Le voci più ottimiste darebbero il passaggio dai militari ai civili entro questa settimana.

1 commenti:

  1. roberto silvestri6 novembre 2014 14:09

    e anche l'acqua del burkina è stata privatizzata ai francesi..... Ma Zida finora si sta comportando correttamente e sta cercando di evitare l'embargo. non si sa nulla sulla liberazione dei prigionieri pollitici, però...

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